La presunzione di corresponsabilità ex art. 2054 c.c. anche in caso di scontro frontale per invasione di corsia

In caso di scontro tra veicoli, l’invasione della corsia riservata ai veicoli provenienti dalla direzione opposta di marcia non comporta necessariamente la colpa esclusiva del conducente del veicolo che abbia oltrepassato la linea mediana con la conseguenza che l’altro conducente non è liberato dalla presunzione di colpa di cui all’art. 2054 c.c. E’ questo l’orientamento assolutamente costante della Giurisprudenza di legittimità pur registrandosi rarissime pronunce di merito di senso contrario (da ultimo Trib. Padova, Sez. II, 15/02/2011).

La presunzione di concorso in pari grado di colpa posta dall'art. 2054 c.c., comma 2, a carico dei conducenti dei mezzi coinvolti in uno scontro costituisce criterio di distribuzione delle responsabilità che il giudice è tenuto ad applicare se l'istruttoria non abbia consentito di accertare le specifiche modalità del sinistro e l'incidenza e la misura delle singole condotte colpose. In altre parole, anche in ipotesi in cui dall'istruttoria sia emersa la responsabilità di uno dei conducenti (anche per omissione di precedenza o invasione di opposta corsia), il giudice è tenuto ad accertare che il comportamento di guida dell'antagonista sia immune da censure; diversamente deve presumere il contributo causale di quest'ultimo (cfr. Cass. Civ. Sez. III 15/7/2011 n. 15674, Cass. 24.1.2006 n. 1317, Cass. 10.3.2006 n. 5226, Cass. 9.3.2004 n. 4755).

Quindi anche in un caso come quello di specie la presunzione di corresponsabilità di cui all’art.2054 comma 2 c.c., può essere vinta solo fornendo la c.d. “prova liberatoria” e ciò vale anche per l’automobilista che abbia contestato all’altro l’invasione della propria corsia di marcia. Ovviamente il consolidato principio in esame “non può essere inteso nel senso che, anche quando questa prova non sia in concreto possibile e sia positivamente accertata la responsabilità di uno dei conducenti per avere tenuto una condotta in sè del tutto idonea a cagionare l'evento, l'apporto causale colposo dell'altro conducente debba essere, comunque, in qualche misura riconosciuto” rischiando altrimenti che l'applicazione dell'art. 2054 c.c. assuma “l'impropria valenza di clausola limitativa della responsabilità piuttosto che di norma volta a sollecitare la cautela dei conducenti ed a risolvere i casi dubbi”. Così Cass. Civ. Sez. III 7/6/2011 n. 12408. In questo caso specifico, tuttavia, l’istruttoria di causa aveva consentito ai giudici del merito di addivenire ad una plausibile ricostruzione delle modalità del sinistro.

Gioverà in proposito ricordare che la presunzione di cui all’art. 2054, 2° co. ha un precipuo fine sussidiario in tutti quei casi ove non sia possibile accertare in modo concreto e ragionevolmente preciso, in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l'evento dannoso (Cfr. C. 15434/04; C. 4639/02; C. 4648/99; C. 5250/97): la norma mira infatti a risolvere la questione della responsabilità in caso di scontro, eliminando le difficoltà di prova circa la ricostruzione delle precise modalità del sinistro (Giannini, Pogliani, 203).

Alcune massime:

App. Milano, Sez. III, 05/03/2007

In ipotesi di scontro frontale fra due veicoli, con decesso di entrambi i conducenti, si ha la colpa concorrente ove non dimostrato che questi abbiano fatto tutto il possibile per evitarlo, nella misura presuntiva del 70% a carico di quello che invase la semicarreggiata con riconoscimento agli eredi di questo del danno non patrimoniale, per l'altro, procedente in semicarreggiata della marcia contraria destinata al sorpasso, nella residua misura del 30%. 

Trib. Benevento, 25/06/2009

In materia di circolazione stradale, l invasione della corsia riservata ai veicoli provenienti dalla direzione opposta non importa colpa esclusiva del conducente del veicolo che abbia oltrepassato la linea mediana e non libera, pertanto, l altro conducente dalla presunzione di colpa di cui all art. 2054 c.c.

Trib. Bari, 24/10/2008

In materia di sinistri stradali, l’’ accertamento in concreto di responsabilità di uno dei conducenti non comporta il superamento della presunzione di colpa concorrente sancito dall’ art. 2054 c.c., essendo a tal fine necessario accertare contestualmente che l’altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza, facendo tutto il possibile per evitare l’incidente. Ne deriva, pertanto, che l’infrazione, anche grave (come nella specie la invasione dell’altra corsia commessa da uno dei conducenti) non dispensa il giudice dal verificare anche il comportamento dell’altro conducente al fine di stabilire se, in rapporto alla situazione di fatto accertata, sussista un concorso di colpa nella determinazione dell’evento dannoso. Ciò posto, nel caso di specie non può condividersi la conclusione del primo giudice circa un pari apporto causale colposo, atteso che una volta individuato il prevalente apporto causale colposo dell’odierno appellato, che ha invaso l’altrui corsia di marcia eseguendo la curva, all’altro conducente deve addossarsi il fatto solo per la residua parte, non avendo questi superato la presunzione di responsabilità di cui all’art. 2054 c.c. solo per la parte residua. Alla luce di tali principi, dunque, l’effettivo apporto causale della condotta dell’appellato va valutato in misura pari al 70% in ragione del fatto che l’invasione dell’altrui corsia di marcia è causa di un pericolo maggiore ed immediato per gli utenti della strada, mentre deve ritenersi gravante sull’appellante la residua responsabilità del 30% per non aver viaggiato tenendosi il più possibile in prossimità del margine destro della strada (concorrendo così a determinare l'impatto).

Trib. Benevento, 24/09/2008

L'art. 2054 c.c., seconda comma, dispone che "Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dei singoli veicoli". Il criterio di imputazione della responsabilità ha funzione sussidiaria, operando solo nel caso in cui, "iuxta alligata et probata" non sia possibile accertare in concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l'evento dannoso; peraltro, l'accertamento della colpa, anche grave, di uno dei conducenti, non esonera l'altro dall'onere della prova liberatoria, al fine di consentire al giudice l'esclusione di un concorso di colpa a suo carico. Sulla base di questa presunzione ciascuno dei due conducenti è chiamato a sopportare la metà del proprio danno e risarcire metà del danno patito dall'altro. L'eventuale, invasione della semicarreggiata riservata ai veicoli procedenti in senso inverso non comporta necessariamente la colpa esclusiva del conducente che abbia oltrepassato la linea mediana della strada, e non libera quindi l'altro conducente dalla presunzione di colpa di cui all'art. 2054 c.c., ove non risulti accertato che il suo comportamento sia stato pienamente conforme (anche con riferimento alla velocità) alle norme della circolazione stradale e di comune prudenza.

Cass. pen., Sez. IV, 24/05/2007, n. 24898

In materia di incidenti da circolazione stradale, l'accertata sussistenza di una condotta antigiuridica di uno degli utenti della strada con violazione di specifiche norme di legge o di precetti generali di comune prudenza non può di per sé far presumere l'esistenza del nesso causale tra il suo comportamento e l'evento dannoso, che occorre sempre provare e che si deve escludere quando sia dimostrato che l'incidente si sarebbe ugualmente verificato senza quella condotta o è stato, comunque, determinato esclusivamente da una causa diversa. (Nella specie, in cui la morte del conducente di uno dei veicoli, determinata dallo sbandamento della vettura, dall'invasione dell'opposta corsia di marcia e dallo scontro con altra vettura proveniente in senso opposto, è stato ritenuto irrilevante il superamento, da parte di quest'ultima, del limite di velocità, in quanto, pur in assenza di tale violazione, il fatto si sarebbe egualmente verificato).

Rassegna completa di giurisprudenza

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Inviato: 5 Anni 10 Mesi fa da RobyRot #109
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Mi permetto segnalare una pronuncia della Cassazione che ritengo importante perche' stabilisce il principio secondo il quale, in determinate condizioni, e' sufficiente accertare la responsabilita' esclusiva di un conducente per mandare assolto l'altro:

SENTENZA NR.8070 del 4.06.2002

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Vito GIUSTINIANI -Presidente-
Dott. Michele VARRONE -Consigliere-
Dott. Italo PURCARO -Rel. Consigliere-
Dott. Giovanni Battista PETTI -Consigliere-
Dott. Alfonso AMATUCCI -Consigliere-
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BASILE GABRIELE, LANFRANCO EVA, domiciliati in ROMA presso LA CORTE
DI CASSAZIONE, difesi dall'avvocato FIORELLO TATONE con studio in
65100 PESCARA VIA PISA 29, giusta delega in atti;
-ricorrenti-
contro
SAI ASSIC SPA, con sede in Torino, in persona del legale
rappresentante pro tempore Dott. Carlo Ciani, elettivamente
domiciliata in ROMA VIA DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo studio
dell'avvocato MARIA ANTONIETTA PERILLI, che la difende, giusta delega
in atti;
-controricorrente-
nonché contro
FAIETA SAVINO, EVANGELISTA ROSSELLA;
-intimati-
avverso la sentenza n. 357-99 del Tribunale di PESCARA, emessa e
depositata il 14-04-99 (R.G. 337-98);
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
10-12-01 dal Consigliere Dott. Italo PURCARO;
udito l'Avvocato Fiorello TATONE;
udito l'Avvocato Maria Antonietta PERILLI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
Guido RAIMONDI che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Fatto
Con atto di citazione notificato in data 7 dicembre 1996, i coniugi Savino Faieta e Rossella Evangelista, comproprietari dell'autovettura Opel Astra convennero in giudizio, dinanzi al Giudice di Pace di Pianella, Gabriele Basile e Eva Lanfranco, quali genitori esercenti la potestà sul figlio minore Luciano, per sentirli condannare al risarcimento dei danni causati alla loro autovettura, allorché alle ore 20,30 circa dell'8 giugno 1996, il detto minore, a bordo di un ciclomotore, in prossimità dell'incrocio tra una strada da denominare e la via De Gasperi in Moscufo, nell'immettersi su via De Gasperi, aveva invaso, effettuando una svolta destrorsa, la corsia di marcia dell'Opel che sopraggiungeva dall'opposta direzione ed aveva attinto la detta autovettura, condotta dall'Evangelista.
Costituitisi, i convenuti chiesero il rigetto della domanda, proponendo, a loro volta domanda riconvenzionale per i danni subiti, a seguito dello stesso incidente stradale, alla persona del figlio ed alla moto; venne chiamata in causa dagli attori la S.A.I. s.p.a., che assicurava l'Opel; costituitasi, la società assicuratrice negò ogni responsabilità della Evangelista nella produzione dell'evento dannoso.
Con sentenza in data 25 novembre 1997, il Giudice di Pace adito, ritenuta l'esclusiva responsabilità del minore Luciano Basile nella causazione del sinistro, condannò i genitori del medesimo al pagamento, in favore degli attori, a titolo di risarcimento, della somma di L. 3.415.444, oltre rivalutazione ed interessi legali.
Proposto gravame da Gabriele Basile ed Eva Lanfranco, in proprio e nella qualità, gli appellati si costituirono chiedendo il rigetto del gravame.
Con sentenza in data 14 maggio 1999, il Tribunale di Pescara respinse l'appello, osservando, in parte motiva, che, essendo risultata, alla stregua delle risultanze processuali, accertata la regolarità della condotta di guida dell'Evangelista, nonché la repentinità della sbandata della moto, con invasione della carreggiata dell'opel, doveva escludersi necessariamente qualsivoglia ipotesi di colpa concorrente della conducente dell'autovettura, posto che, per il superamento della presunzione di colpa di cui all'art. 2054, 2° comma, c.c., era sufficiente l'accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti e contemporaneamente della regolare condotta di guida dell'altro.
Per la cassazione della suindicata sentenza Gabriele Basile ed Eva Lanfranco hanno proposto ricorso, sulla base di un solo motivo, cui ha resistito con controricorso la società S.A.I. Assicurazioni s.p.a., mentre Savino Faieta e Rossella Evangelista non hanno svolto attività difensiva.
Diritto
Con l'unico motivo i ricorrenti censurano la sentenza del tribunale, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 2054 e 2697 c.c., in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c..
Sotto il primo profilo, i ricorrenti evidenziano che il giudice del merito sia pervenuto ad affermare la responsabilità esclusiva del convenuto, nella causazione dell'incidente, escludendo nel contempo qualsiasi concorso di colpa degli attori, pur non avendo questi ultimi fornito la prova liberatoria, ai fini di vincere la presunzione di colpa di cui al secondo comma dell'art. 2054 c.c..
Sotto il secondo profilo, si deduce che la sentenza impugnata ha ritenuto "di poter assolvere a detta prova liberatoria, per giunta sua sponte, disattendendo completamente la prova testimoniale fornita dai convenuti, prescindendo dalla necessaria prova attorea (inesistente nei giudizi di merito vertiti) e facendo leva su circostanze di fatto del tutto opinabili, improbabili e per giunta assiomatiche, riferite alla condotta del convenuto". Sottolineano, infine, i ricorrenti l'assoluta irrilevanza, ai fini della determinazione dell'esclusiva responsabilità dei convenuti, del fatto che il minore non aveva raggiunto il 14° anno di età allorché ebbe a verificarsi l'incidente.
Il ricorso non può trovare accoglimento, sotto nessuno dei dedotti profili.
Quanto al primo non può, al riguardo, che ribadirsi ulteriormente il principio, reiteratamente affermato da questo Supremo Collegio, secondo cui la presunzione di colpa posta, ex art. 2054, comma 2, a carico dei conducenti di veicoli per l'ipotesi di scontro tra i medesimi, ha funzione meramente sussidiaria ed opera solo se non sia possibile accertare, in concreto, le rispettive responsabilità. Al contrario, l'accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti e della regolare condotta di guida dell'altro, libera quest'ultimo dalla presunzione di concorrente responsabilità fissata in via sussidiaria dall'art. 2054, secondo comma c.c., nonché dall'onere di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno.
Pertanto, ove risulti - come nel caso ora in esame - che l'incidente si sia verificato per colpa esclusiva di uno dei conducenti, e che nessuna colpa , per converso, sia ravvisabile nel comportamento dell'altro, quest'ultimo resta senz'altro esonerato dalla presunzione de qua, e non è, conseguentemente, tenuto a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. In altri termini, la prova liberatoria dalla presunzione di colpa di cui all'art. 2054, comma 1, c.c. da parte del conducente per i danni prodotti dalla circolazione del veicolo, non dev'essere necessariamente data in modo diretto, dimostrando, cioè, di avere tenuto un comportamento esente da colpa e pienamente conforme alle norme del codice della strada, ma può risultare anche dall'accertamento che il comportamento del danneggiato sia stato il fattore causale esclusivo dell'evento dannoso, non evitabile da parte del conducente con l'adozione di efficienti manovre di emergenza.
Orbene, si rileva che, nella specie, il giudice del merito, con una motivazione congrua ed assolutamente esente da vizi logici e-o giuridici, come tale incensurabile in questa sede, ha accertato che l'incidente in questione si è verificato per fatto e colpa esclusivi del minore Luciano Basile, il quale, nell'affrontare una curva destrorsa, andò ad invadere repentinamente la carreggiata di pertinenza dell'Opel, condotta da Rossella Evangelista, che teneva rigorosamente la destra all'interno della propria mezzeria, mentre non sussistevano elementi idonei a far ritenere che la velocità dell'automobilista non fosse adeguata alle circostanze di tempo e di luogo.
Ne consegue che, alla luce di quanto precede, la dedotta violazione dell'art. 2054 c.c., da parte del giudice del merito, non sussiste, essendo rimasta accertata non solo la colpa esclusiva del conducente di uno dei veicoli rimasti coinvolti nell'incidente [il conducente del ciclomotore], ma nessun elemento di colpa essendo risultato nel comportamento della conducente dell'autovettura.
È del pari infondato il secondo profilo di ricorso.
In tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l'apprezzamento del giudice di merito, in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente ed al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta insindacabile in sede di legittimità quando sia adeguatamente motivato ed immune da vizi logici e da errori giuridici, e ciò anche per quanto concerne la circostanza se il conducente di uno dei veicoli abbia fornito la prova liberatoria di cui all'art. 2054 c.c..
Rileva, in proposito, la Corte che non può essere considerato vizio logico della motivazione, come in effetti dedotto nella specie, la maggiore o minore rispondenza della ricostruzione del fatto nei suoi vari aspetti, o un migliore coordinamento dei dati o, ancora, un loro collegamento più opportuno e più appagante, atteso che tutto ciò rimane all'interno delle possibilità di apprezzamento dei fatti e, non contrastando con la logica o con leggi di razionalità, appartiene al convincimento del giudice senza renderlo viziato ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c..
Nella fattispecie in esame, quindi, ritiene la Corte che non sia censurabile l'impugnata sentenza, atteso che in buona sostanza il motivo tende, in modo evidente, ad una valutazione del fatto diversa da quella operata dal giudice di merito, con adeguata e congrua motivazione, come tale insindacabile in questa sede. L'accenno, infine, contenuto nella sentenza alla circostanza che il minore, all'epoca del sinistro, non avesse compiuto il quattordicesimo anno di età è del tutto marginale, essendo stato fatto ai fini di contestare la censura contenuta nell'appello, in ordine ad una pretesa ammissione di concorso di colpa da parte della SAI, la quale, al contrario, per evidenziare la gravità di colpa del minore Basile, aveva posto in luce che quest'ultimo, non essendo ancora quattordicenne, non era abilitato alla guida del motociclo.
Alla stregua delle considerazioni che precedono, il ricorso proposto deve essere rigettato, con conseguente condanna dei soccombenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione in favore della parte costituita.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i soccombenti in solido al pagamento, in favore della resistente costituita SAI Assicurazioni s.p.a., delle spese del giudizio di cassazione, in L 125.810 (= euro 64,98), oltre onorari liquidati in lire 1.500.000 (= Euro 774,69).
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della III Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, il 10 dicembre 2001.
Inviato: 5 Anni 10 Mesi fa da Kruger P. #110
Avatar di Kruger P.
Il principio indicato dal collega De Stasio ha radici profonde e ben radicate. Già nel '69 la Cassazione
(Sez. 3, Sentenza n. 3249 del 09/10/1969) statui che "nel caso di scontro tra due veicoli con danni reciproci, la invasione della carreggiata, riservata ai veicoli procedenti in senso inverso, non importa la colpa esclusiva del conducente che abbia oltrepassato la linea mediana, con la conseguente liberazione dell'altro conducente dalla presunzione di colpa di cui all'art.2054 cod civ, perche si deve, invece, accertare se quella manovra debba ritenersi imputabile al comportamento colposo del conducente, ovvero se fu necessitata ed, in ogni caso, se l'altro conducente fece, da parte sua, tutto il possibile per evitare il danno". A ben vedere anche la pronuncia citata da RobyRot non si discosta dal principio suddetto poiché, a ben leggere, nel caso di specie la Corte d'Appello (giudice di merito) aveva esattemente individuato le rispettive responsabilità delle parti talché il Giudice delle leggi mai avrebbero potuto rivalutare le risultanze probatorie dell'istruttoria di causa in difetto di vizi logici e giuridici della sentenza. La presunzione di corresponsabilità ha una funzione esclusivamente sussidiaria nel caso in cui non sia in concreto accertabile in qual modo e misura i soggetti coinvolti nel sinistro abbiano concorso a determinare l'evento.
Saluti.

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