Il caso Pighetti e Crea. Processo, si decide a gennaio.

RINVIATA al 14 gennaio la decisione sull’eventuale rinvio a giudizio per Silla Pighetti e Francesco Crea, 60 e 84 anni, accusati di estorsione nei confronti di un imprenditore di Follonica. Il giudice Giovanni Puliatti, nel corso dell’udienza di ieri mattina al Tirbunale di Grosseto, ha sondato la volontà della difesa di accedere eventualmente a riti alternativi, ma il tandem difensivo composto dagli avvocati Pier Francesco Angelini e Alessandro Risaliti ha però deciso che, se ci sarà il processo, andranno al dibattimento. Il rinvio a gennaio è stato poi deciso dal giudice per studiare il faldone del procedimento, nato dalle accuse di un imprenditore, assistito dall’avvocato Marco De Stasio.

UN FALDONE che comprende oltre cento pagine di intercettazioni ambientali eseguite dai carabinieri prima dell’arresto. Una «mazzetta», secondo l’impianto accusatorio, di cinquemila euro, che avrebbe dovuto garantire all’imprenditore alcuni favori per la gestione di un cantiere edile, aperto per la ristrutturazione di una villetta a Marina. In particolare, secondo gli inquirenti, il denaro sarebbe stato richiesto in cambio del silenzio su alcune presunte irregolarità del cantiere. I due indagati furono arrestati dai carabinieri che li trovarono con i soldi, che secondo le accuse erano stati appena consegnati dall’imprenditore. Proprio il professionista che si è detto vittima dell’estorsione, e dalla cui denuncia è nato tutto il caso, ha fatto richiesta di costituirsi parte civile nel processo.

ANCORA sospesa, quindi, la posizione di Pighetti, il geometra roccastradino ex consigliere comunale di Scarlino, e Crea. Il pubblico ministero Fabio Maria Gliozzi ha concluso le indagini ormai a febbraio, chiedendo il rinvio a giudizio per entrambi. Che sono comparsi di fronte al giudice dell’udienza preliminare il 9 luglio. In quell’occasione la decisione fu rinviata appunto all’8 di ottobre e quindi slittata di nuovo a gennaio. Da parte loro gli indagati hanno sempre respinto ogni accusa, sostenendo di aver ricevuto i soldi per il lavoro eseguito, ma senza fattura.

R.B.

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