Dà fuoco alla casa, condannato a 2 anni. Dovrà pagare anche i danni al vicino più le spese legali. Lui si difende: è stato un incidente, ma i testimoni lo inchiodano.

GAVORRANO. Lui ha sempre detto che si è trattato di un incidente. Ma le modalità dell’incendio non hanno convinto la Procura. Quel giorno era anche partito un colpo di fucile in quell’abitazione, verosimilmente nell’ambito delle liti con la moglie. E poi perché telefonando poco dopo al fratello aveva detto «portami le arance?

Il pm Leopizzi aveva chiesto 2 anni per l’incendio volontario dell’abitazione di via della Dogana 14 a Bagno di Gavorrano che aveva finito per causare danni anche all’appartamento sottostante. E due anni è stata la pena che il giudice Puliatti ha inflitto a P. S., 51 anni, tagliaboschi. All’epoca era stato anche sottoposto a fermo dai carabinieri e messo in carcere. L’imputato è stato condannato anche a pagare i danni in separata sede al vicino, più 2.000 euro di spese.

L’accusa ha chiesto la condanna perché i testimoni hanno detto che S. voleva farla finita. Eppoi perché ha dato tre versioni diverse sulla dinamica dell’incendio: alla moglie con la quale era in lite aveva parlato di un problema con la lampada a petrolio, ai cognati di una fuga di gas, al Tribunale del fuoco acceso nel camino con petrolio e pigne secche. Anche se i vigili del fuoco non avevano potuto dare certezze sul dolo, il fatto che i mobili fossero stati accumulati al centro della stanza ha dato sufficienti indicazioni all’accusa.

S., ascoltato dal giudice, aveva spiegato di essere in fase di separazione dalla moglie. E che l’incendio del 5 ottobre 2006, poco dopo le 20,30, era partito mentre stava accendendo il caminetto, che non tirava bene e che spargeva fumo per casa. Usando del petrolio, ecco la vampata. «Ho provato a spegnere l’incendio con una bacinella, poi ho visto il fumo e ho avuto paura. Sono corso fuori gridando ai vicini di uscire, anche perché c’era la bombola del gas». Ma perché ha dato fuoco alla casa? «Macché dar fuoco! Io quella casa me la sono comprata con 30 anni di lavoro. Dovevo ancora pagare il mutuo». E il fucile? «Il colpo era partito perché lo stavo pulendo».

Il difensore De Stasio aveva rimarcato l’accidentalità dell’evento, sottolineando che i danni al vicino (assistito da Lottini) erano limitati all’acqua impiegata dai vigili per lo spegnimento. (p.s.)

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