E' il giorno dello sfratto: la padrona si impietosisce e salva il tetto a due bimbi

Solidarietà tra una donna di colore e una famiglia italo-turca anche se la proprietaria ha bisogno dell'appartamento.

GROSSETO. Il passeggino di Omercan rimarrà sul pianerottolo ancora un mese, pronto a portare in giro il piccolo. Babbo Fazil ha ancora 30 giorni per trovare una sistemazione alla sua famiglia.

Una famiglia composta dalla moglie, 24 anni, due bimbi piccoli, Omercan di 1 e la sorellina Selver di 4 anni, e la nonna. Poi lo sfratto sarà definitivo e la famiglia, di origini turche, in Italia da 22 anni, potrebbe trovarsi senza un tetto.

Ieri mattina gli agenti della questura si sono presentati per la quarta volta dagli Yildiran per intimare loro di lasciare la casa. La nonna si è sentita male, è intervenuta un'auto medica, è volata qualche parola grossa. Poi la nuova proprietaria, una donna di colore, ha concesso un'altra proroga fino al 7 febbraio. Ma sarà l'ultima.

La vicenda della famiglia Yildiran non è diversa da quelle che sempre più spesso i giornali sono costretti a raccontare. Famiglie che non ce la fanno a pagare il mutuo, che galleggiano tra impieghi precari e mal retribuiti e che pagano in prima persona le conseguenze della crisi.

Fazil Yildiran, 30 anni, è un cittadino italiano di origini turche, in Italia da quando aveva otto anni. Intorno al 2000 ha comprato l'appartamento al quarto piano di via Sauro 9, pagando per nove anni il mutuo ed estinguendolo al 70 per cento. «C'era anche mio padre con noi - spiega - era autista, aveva un buono stipendio e ci dava una mano. Poi si è ammalato e ci ha lasciati. Io per assisterlo ho lasciato il bar che gestivo in via della Pace e da una situazione di assoluta tranquillità finanziaria abbiamo cominciato ad avere seri problemi».

L'uomo trova lavori saltuari in campagna, ma le finanze arrancano. Alla fine non ce la fa a pagare le rate e la sua casa è messa all'asta. Svanisce il sogno di una vita serena e inizia l'incubo. Un anno fa, un nuovo acquirente si fa avanti, è una giovane donna, come Fazil anche lei di origine straniera. Vista la situazione, la donna tende una mano agli Yildiran permettendo loro di rimanere qualche mese in più per trovare un'altra sistemazione.

Lo scorso giugno, a nove mesi dalla firma del contratto, la donna bussa alla porta per trasferirsi nell'appartamento. Fazil, però, non ha ancora trovato un altro alloggio e così inizia un doppio calvario. Quello della nuova proprietaria, assistita dall'avvocato De Stasio, che vuole finalmente metter piede nella sua proprietà, e quello degli Yildiran e dei loro bambini,

che oltre all'anziano capofamiglia si vedono portar via il tetto.

Da settembre per quattro volte gli agenti della questura, chiamati a un compito più che legittimo ma non senza forti implicazioni emotive, soprattutto quando di mezzo ci sono bimbi piccoli, si presentano per eseguire lo sfratto, ma si trova sempre un compromesso all'ultimo minuto.

Ieri mattina, prima di arrivare, gli stessi agenti hanno contattato l'emergenza abitativa del Comune, alla quale anche la proprietaria si era rivolta per conto degli Yildiran. La famiglia vi è iscritta ed è quindicesima in graduatoria: sarà difficile ottenere un alloggio in tempi brevi. Il Comune ha promesso di dare una mano contribuendo a pagare l'affitto almeno all'inizio. «Ma trovare una casa non è facile - spiega Fazil soprattutto se agli occhi degli altri sei ancora uno "straniero"».

Francesca Ferri

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