Madoff della Maremma: via al processo. Un’imputata si costituisce parte civile

GROSSETO. Una lista testi con oltre trecentocinquanta nomi, un difetto di notifica e la verifica dell’intenzione delle parti offese di costituirsi parti civili al processo. Intanto, in aula, si torna il 17 luglio. Ieri mattina, al tribunale di Grosseto, si è aperto il processo sul caso del Madoff della Maremma anche se, in piazza Albegna, non comparirà Roberto Moore, alias Robert Da Ponte, l’americano di Los Angeles accusato di aver messo in piedi una truffa da 250 milioni di euro. Ci saranno però gli imputati, citati a giudizio diretto, che hanno scelto di farsi giudicare con il rito ordinario. Che andranno, in sostanza, a dibattimento.

Tra questi c’è anche uno dei casi di questo processo: la quarantunenne di Follonica Lara Dall’Acqua, difesa dall’avvocato Davide Lera. Un caso, perché ieri mattina, il suo difensore ha ufficializzato la richiesta di costituzione di parte civile per la sua cliente nonostante la donna si sia trovata imputata in questo processo e accusata di associazione per delinquere e di abusiva attività finanziaria. Il perché è presto detto. «La mia cliente - spiega Lera - è stata illusa da Da Ponte, che le aveva promesso un posto di lavoro stabile una volta aperto uno studio in Maremma». La Dall’Acqua aveva già lavorato con Da Ponte. Aveva gestito per l’uomo, accusato di aver fatto sparire tutti quei milioni di euro all’estero, le sue proprietà immobiliari in Maremma, occupandosi degli affitti degli immobili di proprietà di Da Ponte. Nella citazione a giudizio, alla donna vengono contestati 13 clienti. «Alcuni contati anche due volte - aggiunge l’avvocato - ma la cosa più grave, della quale fino a ora non è stato tenuto conto, è che in quella lista ci sono anche la madre e alcuni parenti della mia cliente. E, francamente, far parte di un’organizzazione criminale per truffare la propria madre mi sembra una contraddizione in termini». Contraddizione che in aula potrebbe far emergere anche un altro aspetto di questa vicenda. I risparmiatori che hanno dato soldi a Da Ponte sapevano, nella stragrande maggioranza dei casi, che quegli investimenti venivano fatti all’estero. In Svizzera. Distogliendo così milioni di euro dall’erario. Un aspetto, questo, che potrebbe poi interessare a chi i soldi delle tasse li vorrà recuperare.

Francesca Gori



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