Il bidone dei 250 milioni in Svizzera. Preso Da Ponte, mente della truffa. L'arresto a Monaco: nel mirino della Finanza ora i 500 investitori a nero.

Se lo immaginavano in paradisi esotici, spiaggia deserta e drink ghiacciato, a godersi il tesoro sottratto ai suoi clienti. Ma Robert Da Ponte, l'americano di 63 anni trapiantato a Roccamare, già soprannominato il Madoff della Maremma per la quantità di truffati e per l'entità del raggiro (500 investitori per circa 250 milioni di euro di capitali), era più vicino di quanto pensassero gli investigatori. Senza infradito e costume, ma in giacca e cravatta, a Monaco di Baviera, insieme alla moglie. Turisti perfetti, se non fosse che mezzo mondo stava dando loro la caccia.

E' finita dunque in terra germanica la latitanza dorata di Da Ponte. E' finita quando un poliziotto tedesco gli ha chiesto i documenti: una volta infilate le sue generalità nel database, si è accesa una lampadina. Mandato di cattura internazionale per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Manette, carcere. E poi auf wiedersehen, perché la procura di Firenze ha già chiesto l'estradizione, e la risposta, auspicano gli inquirenti, non dovrebbe tardare ad arrivare. Difficile che con Da Ponte rientrino in Italia anche le somme affidategli, ma l'americano è, anche senza il suo forziere di quattrini, il personaggio chiave di questo intrigo internazionale. Con l'arresto di Da Ponte, che fa seguito alla cattura di Paolo Porisiensi, il trevigiano ricercato per qualche giorno, ora ai domiciliari, i magistrati Gianni Tei e Giulio Monfetini chiudono il cerchio. Ma non si ferma l'indagine dei carabinieri del Ros: tanti, troppi, gli aspetti ancora da chiarire di questa truffa milionaria. A cominciare da quelli che, alla Rothsinvest di Da Ponte, hanno affidato centinaia di migliaia di euro nonostante la finanziaria non potesse operare nel mercato italiano. Soltanto due persone, al momento hanno sporto denuncia in procura: una di Genova, l'altra di Firenze; e hanno parlato di investimenti per importi (80mila euro circa) che, a giudicare dai dati sequestrati nei pc di Mario Bevilacqua, 58 anni, promotore di Follonica, e Stella Terziantz, 63, braccio destro di Da Ponte operativa su Roma, sono assai inferiori alla media. Ma quei dati celati negli hard disk potrebbero beffare un'altra volta chi ha affidato i propri soldi al Madoff di Castiglion della Pescaia: oltre a rischiare di non vedere indietro un euro, saranno oggetto di accertamenti da parte della guardia di finanza e dell'Agenzia delle Entrate. Perché chi si è fatto ingolosire dai tassi d'interesse promessi dalla Rothsinvest aveva evidentemente dei capitali da nascondere al Fisco. Gli inquirenti sospettano però che le operazioni prospettate da Da Ponte e soci fossero soltanto una copertura per il classico «schema Ponzi»: i soldi degli ultimi per pagare gli interessi promessi ai primi, fino a quando il sistema esplode. E questo è schiantato a maggio, quando l'americano sparisce dalla villona di Roccamare. Panico. Lo cercano in tanti: i suoi collaboratori, i suoi clienti e perfino Nathan Rotshchild, il potente banchiere ebreo «pronto a muovere anche il Mossad» pur dí ritrovare colui che avrebbe esposto a questa pessima figura il suo istituto. Ma prima dei servizi segreti, che pur s'impastano in questa storia assieme all'odore di camorra di certi personaggi secondari, a Da Ponte è arrivata la polizia tedesca.

ACCERTAMENTI FISCALI. Un centinaio di investitori sono stati identificati grazie ai pc sequestrati. Sono all'esame di Finanza e Agenzia delle Entrate.



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