Soldi in Svizzera: parte la class action. Certificati di deposito strappati alla riscossione degli interessi e altre anomalie, in una decina si rivolgono all’avvocato.

FOLLONICA. Allo stupore dei carabinieri del reparto operativo speciale di Firenze, che stanno conducendo le indagini sui duecentocinquanta milioni di euro spariti in Svizzera, rispondono ora una decina di follonichesi. Nessuno, fino alla scorsa settimana, aveva bussato alla porta dei militari per denunciare la scomparsa dei loro risparmi. Ma nella città del Golfo, c’era già chi si stava organizzando. E, probabilmente venerdì, le querele arriveranno sul tavolo del procuratore capo Francesco Verusio, depositate dall’avvocato Davide Novelli.

Alcuni clienti di M.B., il promotore finanziario che raccoglieva soldi a Follonica, si sono presentati nel suo studio. «Intanto sono sei - spiega il legale - ma il numero è destinato a crescere. Stiamo pensando di strutturare questa causa come una class action, per tutelare al meglio le persone che hanno visto sparire i loro soldi». Persone che hanno consegnato i loro risparmi a B. per avere indietro interessi che nelle banche italiane non avrebbero mai maturato. «Ma che non sapevano che quel sistema era illegale - aggiunge Novelli - perché le giustificazioni che il promotore finanziario dava ai suoi clienti, potevano essere credibili, soprattutto per chi non mastica di finanza». Dai racconti dei clienti di Novelli, che hanno perso, a occhio e croce, almeno un milione di euro, viene fuori un sistema di raccolta finanziario tutto particolare. Sembra infatti che B. proponesse questi investimenti ai suoi amici e agli amici degli amici. Senza perdere occasione di partecipare a cene, feste di compleanno, comunioni dei suoi clienti. «In sostanza - dice Novelli - creava un rapporto di amicizia con loro e si faceva presentare anche ad amici e parenti, proponendo appunto investimenti che erano redditizi. E quando queste persone avevano qualche sospetto e ne chiedevano conto, B. riusciva a rassicurare chi gli aveva dato i soldi». Quel sistema, però, non quadrava. I certificati di deposito che venivano consegnati ai clienti, una volta che arrivavano a chiedere e riscuotere gli interessi, venivano strappati e al loro posto B. ne consegnava di nuovi. «Ad alcuni clienti - spiega l’avvocato - veniva detto che la banca svizzera per la quale lavorava non poteva aprire sportelli in Italia.Ma che comunque c’era un accordo con Banca d’Italia per il pagamento delle tasse. In questo modo le persone che investivano soldi con B. e D.P. erano sicuri di non evadere». Un’operazione che per i risparmiatori follonichesi e non solo (tra i clienti di Novelli c’è anche qualcuno di Venturina) non nascondeva trabocchetti. La brutta sorpresa è arrivata quando sono scattate le manette ai polsi di B. Quando cioè, i risparmi dei truffati sono scomparsi nel nulla. Ora, oltre a recuperare il denaro, i clienti sono anche preoccupati per la loro posizione fiscale. Questione che sarà però studiata in un secondo momento, quando finalmente sapranno che fine hanno fatto i loro risparmi. In tutta questa vicenda, di cose non chiare ce n’è più d’una. «Gli interessi, quando non venivano richiesti - aggiunge l’avvocato - veniva investiti di nuovo nel fondo. E non è irreale pensare che i conti correnti sui quali D.P. depositava il denaro, fossero intestati a qualcun altro». In questo caso, recuperarli, sarà ancora più difficile. Quello che è certo per ora, è che a finire nelle maglie dell’organizzazione, sono state anche intere famiglie. Pensionti, persone che avevano qualche risparmio, figli che hanno scelto di seguire le indicazioni dei padri per non lasciare i soldi in banca e ritrovarsi con qualcosa in più tra qualche anno. Senza nemmeno immaginare che avrebbero rischiato di perdere tutto.

Francesca Gori.



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