Beffati dall’Adsl, potete farvi risarcire. Se la velocità è inferiore a quella garantita dal contratto, c’è una strada per avere giustizia. L’anno scorso 400 indennizzi

Beffati dall’Adsl, potete farvi risarcire. Se la velocità è inferiore a quella garantita dal contratto, c’è una strada per avere giustizia. L’anno scorso 400 indennizzi. «Visto che posso sfruttare solo un decimo del servizio, perché non posso anche pagare un decimo della bolletta?» chiede Andrea da Scansano, uno del popolo dei 7 mega beffato da Telecom. No, l’autoriduzione della bolletta non è prevista. Ma si può ottenere un indennizzo se la velocità di connessione è inferiore a quella minima garantita dal contratto con la compagnia telefonica. E tanti non lo sanno. Basta avere un bel po' di pazienza e seguire alcune procedure stabilite dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, che iniziano con una lettera raccomandata alla società telefonica inadempiente.

Tutti alla conciliazione. Ma attenzione. Non sarà semplice. Le compagnie puntano molto sulla scarsa fiducia degli utenti, che raramente intraprendono strade che possono rivelarsi lunghe e vane. Una di queste è la conciliazione, in cui è già possibile ottenere "giustizia" sotto forma di indennizzi, previsti dalla carta dei servizi di ogni gestore. Uno strumento - la conciliazione davanti al Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) - sempre più praticato. Dall'inizio di marzo, sono state ben 600 le richieste di intervento, moltissime di queste legate a problemi di telefonia, in special modo ai disservizi dell'Adsl. Speed test e raccomandata. Se il contratto è da 7 mega e la velocità reale sotto il minimo garantito (2 mega), vale la pena di tentare. Anzitutto bisogna misurare la propria velocità di connessione. Ufficialmente, usando lo speed test che si trova sul sito www.misurainternet.it, appositamente creato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Un test non proprio agevole, dato che occorre scaricare gratuitamente un software e visto che dura 24 ore. Il risultato certificato della velocità di connessione va allegato alla lettera raccomandata con ricevuta di ritorno da inviare alla sede del gestore, in cui si segnala il problema, richiedendo il rispetto dei termini contrattuali e minacciando le vie legali. Telecom - per dire della compagnia che assorbe quasi tutto il contenzioso - «normalmente non risponde a questa mossa». Se la raccomandata non risolve niente, si passa al secondo step: la conciliazione ed eventualmente la definizione della controversia. Tutti davanti al Corecom. Solo dopo aver scritto al gestore è possibile accedere alle due fasi successive che, rivolgendosi al Corecom, sono gratuite e non necessitano di assistenza legale. Per la conciliazione si deve entrare nel sito www.corecom.toscana.it e riempire il modulo "ug" da inviare allo stesso Comitato tramite email, fax o raccomandata. Entro un mese o un mese e mezzo si viene convocati per trovare un accordo. I dati forniti da Corecom indicano un aumento delle istanze concluse relative ai servizi Internet: nel 2010 sono state 280 mentre nel 2011 si è saliti a 486. In generale, il Corecom può vantare l'80% degli accordi chiusi in maniera positiva per chi presenta l'istanza (circa 400 nel 2011). «Spesso i gestori cercano un accordo con gli utenti prima della decisione del Corecom - spiegano i consumatori dell'Aduc - per evitare sentenze a loro contrarie. In questo caso è possibile ottenere indennizzi in base a quanto previsto dalle carte dei servizi dei singoli gestori. Il guaio è che il Corecom si trova a Firenze e in molti non hanno voglia di perdere una giornata per questi problemi». Infine, se non si sfonda, ci si può rivolgere alla giustizia. In questo fase si ricorre al giudice di pace o a quello ordinario (che sono i soli che possono riconoscere l'eventuale danno economico) oppure ancora al Corecom, riempiendo sul suo sito il modulo "gu14". La conclusione del procedimento avviene entro 180 giorni.

Andreas Quirici



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