Orari dei negozi, il Tar boccia la legge toscana

Le liberalizzazioni sugli orari di apertura non si toccano: domenica i negozi saranno aperti. Il Tar ha accolto le istanze presentate da alcune imprese della grande distribuzione contro quanto aveva stabilito il presidente della Regione, Enrico Rossi. Come reso noto da Federdistribuzione, i giudici amministrativi hanno concesso la sospensiva della norma regionale. E anche se nel merito si pronuncerà il 5 giugno, il Tar nelle sue motivazioni ha già rilevato che le norme in materia di concorrenza «costituiscono principi generali dell'ordinamento nazionale e sono, quindi, direttamente applicabili». La Regione ha comunque presentato ricorso alla Corte Costituzionale.

«Restiamo convinti delle scelte effettuate avendo legiferato in materia di competenza esclusiva regionale» ha spiegato l'assessore al commercio, Scaletti.L e liberalizzazioni sugli orari di apertura dei negozi, sancite con norma naziona le, non si toccano. Questo è quello che ha deciso il Tar della Toscana, accogliendo le istanze di sospensione presentate da alcune grandi imprese della grande distribuzione fra cui Pam-Panorama nei confronti della normativa restrittiva approvata dalla Regione Toscana e adottata da alcuni comuni pur nella confusione normativa. Un capitolo che alla fine dello scorso anno rientrò nello scontro politico, tutto interno alla sinistra, fra il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, fautore delle liberalizzazioni senza restrizioni e il governatore Enrico Rossi che rispose facendo approvare - dopo l'ok alla legge nazionale - una normativa toscana che, di fatto, attenuava la scelta del governo guidato da Mario Monti. Ieri Federdistribuzione, l'organismo di rappresentanza della grande distribuzione, ha reso noto che i giudici amministrativi hanno concesso la sospensiva della norma I Tar della Toscana ha accolto le istanze di sospensione presentate da alcune imprese della distribuzione nei confronti dei provvedimenti basati sulla legge regionale toscana, che prevedevano limitazioni alle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali operanti sul loro territorio regionale, mentre nel merito il Tar si pronuncerà il prossimo 5 giugno. Nelle sue motivazioni per giustificare la sospensiva, il Tar rileva che le norme in materia di concorrenza «costituiscono principi generali dell'ordinamento nazionale e sono, quindi, direttamente applicabili». Di fatto, dalla prossima domenica non valgono più le regolamentazioni locali basate sulla legge regionale, come il provvedimento comunale di Pontedera, che era stata varato proprio per dare attuazione alla regolamentazione approvata dal consiglio regionale. Salta anche la delibera su questo argomento del Comune di Prato, che però, contrariamente ad altre amministrazioni, aveva varato un provvedimento amministrativo prima della legge nazionale. In attesa di un chiarimento normativo l'amministrazione guidata da Roberto Cenni aveva tentato una mediazione fra gli operatori, senza modificare ulteriormente i provvedimenti amministrativi. Dopo la sospensiva del Tar salta l'obbligatorierà di seguire qualsiasi accordo, anche se l'assessore della giunta di centrodestra, Roberto Cavedi, aveva comunque ordinato di non effettuare eventuali multe. Proprio a Prato, venerdì ci sarà un incontro fra le parti interessate, ma dopo il pronunciamento del Tar qualunque tipo di accordo - a Prato e in ogni altro comune toscano - potrà soltanto avere il valore di un accordo consultivo, senza possibilità coercitive nei confronti di chi volesse non rispettarlo. «Siamo convinti delle scelte effettuate ha dichiarato l'assessore regionale al commercio Cristina Scaletti -. Restiamo dunque in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, cui la Regione ha presentato ricorso, che rimane l'unico soggetto in grado di stabilire definitivamente se il tema in questione attiene al commercio, dunque materia regionale, o alla concorrenza, di competenza nazionale». Parole alle quali ha risposto il vicesindaco di Firenze, Dario Nardella: «L'ordinanza del Tar conferma i timori che avevamo come Anci in merito al contrasto esistente tra legge regionale e legge dello Stato sul tema delle aperture dei negozi. Adesso attendiamo il merito della decisione».

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