«Siamo avvocati, non imprenditori». Protesta unitaria contro il decreto sulle liberalizzazioni: ripercussioni anche sulle cause in città

GROSSETO. Se c'è una cosa che dà particolarmente fastidio agli avvocati, è quella di essere assimilati agli imprenditori: «Noi con il mercato non vogliamo avere nulla a che fare». Per la prima volta a una voce sola, Consiglio dell'ordine, Organismo unitario dell'avvocatura, Camera penale e Camera civile protestano. Protestano contro il decreto legge sulle liberalizzazioni: lo definiscono «falso, ingiustamente lesivo, fuorviante e illusorio» in un documento di tre pagine che ha come scopo quello di chiarire che l'Avvocatura non sta difendendo se stessa ma gli interessi dei cittadini.

«E' l'ultimo attacco alla autonomia degli avvocati», sintetizza Luigi Bonacchi presidente dell'Ordine criticando il decreto. Un attacco che finirà per ripercuotersi pesantemente sulla realtà locale, già provata dalla crisi generale: «Qui ci sono studi che licenziano le segretarie oppure riducono gli orari: altro che sviluppo del lavoro!» esclama Domenico Rechichi (Oua). Com'è noto, il decreto abolisce le tariffe: gli avvocati dovrebbero presentare ai clienti un preventivo. «Ma è troppo aleatorio - aggiunge Rechichi - Nessuno di noi è in grado di prevedere quanto durerà un procedimento, cosa farà la controparte. L'abolizione dei minimi avvenuta nel 2006 non ha portato alcun giovamento ai cittadini. E poi i "poteri forti" come banche e assicurazioni non avendo più un minimo da rispettare chiederanno prestazioni a costi sempre più contenuti, sotto i minimi del decoro. Dall'altra parte, i costi di bonifici e premi assicurativi sono aumentati. Dov'è stato allora il beneficio?». Massimo Ceciarini, presidente della Camera civile, parla degli inconvenienti che già sono sorti al Tribunale di Grosseto: «Quando si inizia la procedura esecutiva, non può essere più indicata la spesa. Lo stesso per i decreti ingiuntivi. E' una terra di nessuno. Abbiamo anche avuto un incontro con il presidente Addimandi per capire l'orientamento dei giudici. La liquidazione delle spese, che prima era in qualche modo ancorata a delle tariffe, adesso spetta totalmente al giudice. E ciascuno deciderà secondo la propria coscienza». «Anche per noi penalisti - osserva Carlo Valle, presidente della Camera penale - è difficilissimo fare un preventivo. L'avvocato di grido se ne potrebbe anche approfittare. E anche nella liquidazione del gratuito patrocinio e delle difese d'ufficio non esiste più un punto di riferimento tra minimi e massimi. Vorrei che fosse chiaro che non siamo una casta di ricconi che si lamentano. Quello che cambia, cambia più per i cittadini che per noi. Però adesso ci troviamo a subire una riforma dopo che non sono mai state ascoltate le nostre richieste». Cosa cambia per i cittadini? «Sono aumentati i costi di accesso alla giustizia - risponde Bonacchi - mediazione compresa. Una causa in appello passa da 374 a 675 euro, solo per fare un esempio». Già proclamato uno sciopero per il 22 e 23 febbraio. P.S.

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Inviato: 5 Anni 8 Mesi fa da Trota #243
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Ok bene, perfetto. E adesso? Cosa cambia? Le tariffe le faranno sempre i professionisti quindi potranno anche continuare a utilizzare quelle vecchie o avranno la scusa per aumentarle. Non vedo come interventi del genere possano salvare l'Italia!

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