Da 500 a 38 euro di affitto. Mini canone per chi denuncia il nero: già decine di casi. L’inquilino incoraggiato a segnalare l’evasione del padrone di casa.

Un cittadino brasiliano che aveva preso in affitto a 480 euro al mese un monolocale a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze adesso paga 75 euro al mese. Una famiglia empolese che aveva in locazione un bilocale da 45 mq a Capraia e Limite a 500 euro (320 dei quali al nero) ora ne paga 38. Questi sono solo due esempi di cosa può accadere in caso di denuncia di un affitto totalmente o anche parzialmente a nero. Il decreto legge 23 del 2011 aveva infatti introdotto una moratoria fino al 12 agosto per consentire a tutti i proprietari non in regola di registrare i contratti d’affitto e far emergere, senza penalizzazioni, gli affitti in nero. Da quella data in poi, il gioco per i proprietari che affittano a nero si fa molto rischioso, dal momento che l’inquilino può adesso rivolgersi alla Agenzia delle entrate e denunciare il fatto.

Per il locatario il beneficio immediato è più che evidente: l’affitto viene rimodulato sulla base del triplo della rendita catastale. Così, tre studenti che avaveano affittato un alloggio da 90 mq nella zona del polo universitario di Novoli hanno visto ridursi il canone da 900 (di cui solo 500 dichiarati) a soli 150. Nelle ultime settimane si è verificato una forte accelerazione del ricorso alla denuncia degli affitti a nero con conseguente applicazione del canone sanzionatorio. «A Firenze - spiega Simone Porzio, responsabile del Sunia - abbiamo definito quindici pratiche nell’arco di un mese e ne stiamo istruendo una trentina». Firenze è sicuramente la città toscana dove il fenomeno del nero è più diffuso e legato ad affitti molto elevati, ma anche in altre città iniziano a partire le denunce: a Pistoia, ad esempio, il Sunia ha accompagnato la denuncia di cinque casi: «Si tratta - spiega il responsabile Davide Innocenti - di un caso di un contratto scritto ma non registrato, di un affitto parzialmente al nero, di un contratto in forma verbale e di due contratti di comodato gratuito fittizi, uno dei quali con versamento anticipato di dodici mensilità». Tre casi si sono conclusi a Livorno grazie all’intervento dell’Unione inquilini. Una famiglia, ad esempio, da due anni risiedeva in un’ex casa popolare affittata al nero a 600 euro: scattata la denuncia, il nuovo canone, valido per i prossimi otto anni, è di 70 euro al mese. Un’anziana che abitava in una piccola porzione di una grande casa pagava 600 euro, sempre in nero. Dopo aver cercato invano un accordo per ridurre l’affitto, si è recata all’Agenzia delle entrate e adesso ha un canone di 100 euro mensili. Il terzo caso riguarda una registrazione effettuata in ritardo. L’inquilina, vedova con un figlio, ora paga un affitto di 101 euro invece che di settecento. «A Livorno i contratti regolarizzati tramite l’azione dei locatari sono circa quindici - spiega Paolo Gangemi dell’Unione Inquilini Oltre ai tre casi descritti, ne stiamo trattando altri 5, due dei quali riguardano ragazze madri con bimbi piccoli». Ci sono poi casi paradossali: a Firenze è venuto alla luce un falso comodato gratuito che prevedeva l’esborso di 870 euro a titolo di rimborso delle spese condominiali e delle utenze. Una volta presentata e accertata, la denuncia comporta a carico del proprietario dell’immobile non solo il recupero del 480% delle imposte evase e una denuncia per evasione fiscale, ma fa anche scattare l’accertamento della Guardia di finanza nei confronti dello stesso proprietario. Ma a volte può andare anche peggio. E’ successo a un proprietario che ha affittato apparentemente a canone concordato, ma in effetti a una cifra molto superiore, un appartamento di 70 mq. a Firenze. Oltre a tutte le altre conseguenze nefaste e alla trasformazione dell’affitto, che da 450 euro è passato a 118, l’interessato rischia una denuncia per truffa e dichiarazioni mendaci, in quanto, registrando il contratto come un canone concordato, ha ottenuto l’esenzione dal pagamento dell’Ici. Occorre precisare che per l’inquilino non sono tutte rose e fiori. Anzitutto deve poter mostrare le prove di quanto afferma: pagamenti tramite bonifici o assegni, ricevute anche in carta bianca o altre pezze d’appoggio, come utenze intestate a sé, o testimonianze che attestino il pagamento in contanti. Poi, al momento della denuncia, l’Agenzia delle entrate presenta il conto all’inquilino che deve regolarizzare quanto avrebbe dovuto pagare per tutto il pregresso: ossia l’imposta di registro sul canone annuo (che l’inquilino è tenuto a pagare a metà con il locatario) fino ad allora evasa, più una sanzione ridotta e la mora. Per un affitto al nero da 700 euro in atto da cinque anni, l’importo da pagare può aggirarsi sui mille euro (840 euro di imposta di registro e circa 150 di sanzioni e mora). Ovviamente, se l’affitto invece che da cinque anni era in atto da due, l’importo scende nettamente.

Carlo Bartoli



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