Patteggiamento respinto

GROSSETO. E’ stato in piedi per 35 minuti. Tanto è durata la lettura del capo d’imputazione, circa un minuto a vittima. Francesco Schettino ha ascoltato anche la decisione del tribunale di Grosseto che ha ancora una volta respinto la richiesta di patteggiamento (3 anni e 4 mesi) presentata ieri dai suoi legali. L’avvocato Donato Laino eva formalizzato la richiesta durante il processo. Alla richiesta per la seconda volta ha espresso parere negativo la Procura. Lo stesso avvocato qualche ora prima davanti alle telecamere di RepubblicaTv aveva però ammesso la difficoltà della strategia processuale: “Ma sarà solo un fatto formale, tanto la Procura ci dirà di no”, così come è già accaduto alcune settimane fa. Laino ha ribadito che, rispetto al processo, l’obiettivo è quello di ribaltare “l’impostazione iniziale che noi riteniamo non corretta”. Schettino è imputato per omicidio plurimo colposo, lesioni plurime colpose, naufragio per l’incidente che il 13 gennaio 2012 causò 32 morti, centinaia di feriti e gravi danni.

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Cade nel piazzale dell’Asl, risarcimento da 11mila euro

FOLLONICA. Cade nel piazzale del distretto sanitario follonichese, l’Asl la risarcisce con 11mila 500 euro.

Che quell’area non sia proprio in ottime condizioni lo ha da poco (non era la prima volta) sottolineato l’opposizione comunale del Golfo, e ora la conferma arriva una delibera dell’azienda sanitaria che stabilisce di versare alla signora in questione - caduta proprio in quell’area nel novembre del 2010 - una somma non di poco conto.

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Ruba per sfamare i figli. Quattro mesi di carcere. Era stata sorpresa con 24 euro di generi alimentari e con un profumo scadente. Non è bastata la lettera di scuse inviata al supermercato e il risarcimento.

GROSSETO. Il verbale della polizia sembra la lista della spesa. Lo è, in fondo. È la lista di quello che una donna di 43 anni ha rubato per dare da mangiare ai propri figli piccoli: un pezzo di grana, una confezione di dadi, una di salmone e una di crepes, della fesa di tacchino e due barattolini di spezie. Poi anche una confezione di sapone per i piatti, una di olio per il corpo e un profumo. Scadente, se si pensa che il totale della spesa ammontava a 24 euro e 64 centesimi. Scadente, se si pensa che per una bottiglietta di Chanel numero 5 bisogna essere disposti a spenderne quasi cento, di euro. Lei però non ha rubato per profumare di più o per ammorbidire la sua pelle. Quell’olio per il corpo serviva per il suo bambino, quel cibo che aveva nascosto nella borsa e un po’ nella tasca di un giubbotto, era quello che qualunque altra mamma avrebbe comprato per sfamare i propri figli. Quando però lei è arrivata alla cassa non aveva fatto i conti con l’allarme dell’antitaccheggio che ha cominciato a suonare. Ha potuto soltanto abbassare gli occhi per evitare di incrociare quelli del responsabile del market. Per non sentire addosso il peso e la colpa di quel furto. Soprattutto, per non farsi sopraffare dalla vergogna della povertà. Della sua incapacità ad acquistare il cibo per i suoi bambini.

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