«Scappato perché mi volevano morto». Robert Da Ponte, il “Madoff” della Maremma, parla con il pm e chiede la verifica dei conti per risarcire i clienti.

GROSSETO. Un altro interrogatorio fiume. Un’altra chiacchierata andata avanti ore e ore nella sala colloqui del carcere di Prato. Robert Da Ponte, il sessantaquattrenne accusato di aver messo in piedi una truffa da duecentocinquanta milioni di euro, e di essere poi scappato con il malloppo, ha voluto parlare ai magistrati. Ha voluto raccontare la sua versione dei fatti, a un mese dal suo arresto a Monaco di Baviera. Ha aspettato quattro settimane prima di incontrare il magistrato che coordina le indagini. Durante l’interrogatorio di garanzia, subito dopo l’arresto, aveva scelto di non parlare. «Non aveva risposto alle domande del giudice - spiega l’avvocato Azzurra Tatti del foro di Pistoia che lo difende - solo perché voleva farlo al momento opportuno». Il momento opportuno, quindi, sembra essere arrivato tre giorni fa.

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La notte di Capitan Naufragio. Tempi, mosse, ordini: tutti gli errori di Schettino per i quattro esperti del gip.

GROSSETO. Tardi. Troppo tardi. Francesco Schettino ha tardato troppo per dare l'allarme. Era tardi già alle 22 di quel 13 gennaio, un quarto d'ora dopo l'impatto con lo scoglio delle Scole: sarebbero bastati 3 minuti per comprendere la gravità della leggerezza commessa. E il comandante non avrebbe detto subito la verità; anzi, avrebbe chiamato prima Costa invece che avvertire la capitaneria. Se si aggiunge il fatto che i suoi ordini non erano stati capiti subito dal pilota straniero, che le fasi conclusive della manovra vengono definite "fortuite" («dal momento in cui il timone si blocca, la nave è di fatto ingovernabile»), che il personale non risultava sufficientemente addestrato, che due scialuppe erano senza conducenti e risultavano avarie non segnalate, il quadro dipinto dai 4 esperti nominati dal gip Montesarchio è un vero e proprio atto di accusa nei confronti del comandante. Sono le risposte alle 50 domande formulate nell'ambito dell'incidente probatorio del 3 marzo scorso; risultati che saranno discussi dal 15 ottobre davanti ai 9 indagati.

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Naufragio all’Isola del Giglio, i periti: “Schettino si basò su elementi sconosciuti” “Inabissamento evitato per caso”.

GROSSETO. Secondo la perizia depositata al tribunale di Grosseto, la manovra successiva all’urto della Costa Concordia con gli scogli dell’isola del Giglio fu possibile “per le circostanze e non per la volontà” del comandante Francesco Schettino. E’ quanto anticipa La Stampa: “l’aver messo tutta la barra a dritta avrebbe potuto anche comportare che la nave dirigesse verso il largo (alti fondali), con probabili conseguenze peggiori di quanto si è poi verificato nella realtà”. E ancora: “Affermare di aver messo la barra a dritta per andare su bassi fondali basandosi su elementi sconosciuti è un errore”.

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