Processo “Madoff” Bevilacqua racconta il sistema Da Ponte

GROSSETO. È arrivato da solo, ieri mattina nell’aula A del tribunale di Grosseto. È arrivato senza il suo difensore, nonostante il ruolo di testimone assistito e nonostante la condizione di semilibero dopo la sentenza del tribunale di Firenze dove ha patteggiato tre anni e nove mesi di reclusione. Per spiegare come funzionasse quell’organizzazione a capo della quale sedeva Robert Da Ponte. Mario Bevilacqua, il promotore finanziario di Follonica ieri mattina ha di fatto aperto la lunga lista di testimonianze del processo Da Ponte, quello che si celebra in Maremma e che vede imputati Salvatore Aria, Alfredo Tortorici, Paolo Porisiensi, Piergiorgio Bassi, la follonichese Lara Dall'Acqua e il maggiore della guardia di finanza Marco Sandri, seduto in prima fila accanto al suo difensore Cristina Moschini. Sulle panche, anche alcuni risparmiatori truffati: tra loro ci sono due donne anziane, che certamente non potevano pensare di perdere tutti i loro risparmi investiti con la speranza di vederli crescere, anche solo di poco. Bevilacqua, nel suo portafoglio, aveva 305 clienti. Tutti raccolti nella rete delle relazioni familiari e tra gli amici. Ed è lui a raccontarlo ai giudici Giovanni Muscogiuri (presidente), Andrea Stramenga e Rosa Passavanti, rispondendo alle domande del pm fiorentino Gianni Tei e degli avvocati.

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Il ritorno di Schettino sul luogo del disastro. Ressa e caos: "Spiegazioni? Esistono i periti"

ISOLA DEL GIGLIO "La nave è custode di tutti i segreti". Ma, a differenza delle parole, la faccia e l'atteggiamento di Francesco Schettino ieri non sono stati quelli del filosofo. L'ex comandante della Concordia è tornato al Giglio dopo oltre due anni dal naufragio per prendere parte al sopralluogo peritale sul relitto. E non sono mancati momenti di tensione con i giornalisti. Assediato all'arrivo, quando ha faticato a farsi largo tra microfoni spianati e telecamere, inveendo contro i "mastini" della stampa e cercando aiuto nei carabinieri - "Comandante, può occuparsi della signorina?", ha detto a un militare dopo la domanda di una giornalista - e assediato anche quando è rientrato in porto, intorno alle 14,10. Schettino si era imbarcato sulla seconda pilotina del porto del Giglio diretta alla Concordia, salendo poi dal ponte 11. In precedenza il relitto era stato raggiunto dal gruppo con i giudici del tribunale di Grosseto.

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Dopo trent’anni si chiude a Scarlino il caso Rodriguez

SCARLINO. «La giustizia è lenta, o meglio, è molto lenta, ma poi arriva». Trent’anni. Tanto è durata questa vicenda, passando da tutti i gradi di giudizio previsti in Italia. In mezzo sono passati quattro sindaci, dozzine di consiglieri comunali e una montagna di memorie, carte e documenti. Ora però la Cassazione ha scritto la parola fine e c’è un ingegnere che può dire la sua. «Una cosa è certa: tutti i sindaci del Comune di Scarlino da questa vicenda ne escono sconfitti», dice Marco Rodriguez, l’uomo che per trent’anni non ha mai fatto un passo indietro. È lui ad averla spuntata alla fine, anche in ultimo grado, che ha sancito legittimo il risarcimento da 380mila euro che l’amministrazione ha dovuto versargli.

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