Possibile domandare il risarcimento dei danni sopravvenuti e non ragionevolmente prevedibili al momento della transazione

Il danneggiato, anche dopo aver transatto la lite col danneggiante, può sempre domandare il risarcimento dei danni sopravvenuti e non ragionevolmente prevedibili al momento della transazione, a nulla rilevando che la transazione abbia previsto l'estinzione del diritto al risarcimento anche dei danni futuri, potendo tale previsione riguardare solo quelli, tra i danni futuri, ragionevolmente prevedibili al momento della stipula; stabilire poi se un determinato tipo di danno sia o meno prevedibile all'epoca della transazione è accertamento di fatto riservato al giudice del merito.

Trib. Milano Sez. VII, Sent., 12-06-2012

La sentenza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI MILANO

SEZIONE VII CIVILE

Il Tribunale, in composizione monocratica, in persona della dott.ssa Luisa Vasile, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al R.G. n. 54181/2007, promossa da:

L.T. (C.F. (...)), con gli avv.ti Fortunato Taglioretti, Antonio Bolondi e Paolo Castelli, giusta procura a margine dell'atto di citazione

- attore -

contro

MABER SRL (P.IVA (...)), in p.l.r.p.t., con l'avv. Laura Baldelli, giusta procura rilasciata in calce alla comparsa di costituzione e risposta

- convenuta -

All'udienza del 29.11.2011 le parti hanno precisato le rispettive conclusioni come da atti allegati al verbale d'udienza e la causa è passata in decisione con assegnazione dei termini per deposito di scritti conclusionali e repliche.

 

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con l'odierno atto di citazione, L.T. chiede: la riduzione del prezzo previsto dal contratto di appalto concluso tra le parti, ciò ai sensi dell'artt. 1667 e 1668 cod. civ., in misura pari alla differenza tra il prezzo convenuto ed il valore delle opere eseguite da Maber (da quantificarsi in corso di causa, in importo non inferiore ad Euro.52.680,00, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto sino al saldo); la restituzione di quanto indebitamente percepito da MABER, pari alla differenza tra quanto già pagato a titolo di corrispettivo e l'effettivo valore delle opere eseguite, in misura da quantificarsi in corso di causa, oltre interessi e rivalutazione dal dovuto sino al saldo; la condanna di MABER al risarcimento di tutti i danni subiti e subendi sia a titolo contrattuale sia a titolo extracontrattuale, in misura non inferiore ad Euro.91.250,00 e/o nella misura che verrà determinata in corso di causa o in via equitativa, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al saldo; nella denegata e non creduta ipotesi in cui venisse accertato un qualsivoglia credito di MABER ed a seguito dell'accoglimento in tutto o in parte delle precedenti domande, disporre le eventuali compensazioni.

Assume l'attore che:

- in data 7.10.2004 stipulava con MABER un contratto di appalto per l'esecuzione di opere di ristrutturazione della villetta di sua proprietà sita in M., via della M. n. 20, per un importo di Euro.597.960,00 oltre IVA;

- alla fine del 2005, con l'arch. V., si riscontrava una serie di vizi/difetti/difformità ed incompletezze delle opere eseguite dalla appaltatrice, oggi convenuta;

- in data 23.3.2006 veniva sottoscritta una scrittura privata a fronte della quale MABER si impegnava a completare gratuitamente determinati lavori che la stessa avrebbe dovuto completare prima dell'ingresso di una nuova impresa ovvero a titolo di indennizzo per i vizi di maggiore rilevanza;

- si conseguiva così sia l'indennizzo per i vizi/difetti e difformità riscontrate, sia il risultato di far rilasciare il cantiere all'appaltatore il prima possibile, di contro rinunciando esso attore a far valere alcune contestazioni pregresse ed i ritardi maturati nell'esecuzione dei lavori;

- in data 13.6.2006, MABER comunicava (all'attore T. ed all'arch. V.) l'avvenuto completamento delle opere;

- in data 16/19.6.2006, in occasione della verifica/collaudo delle opere, cui però MABER si rifiutava di partecipare, si riscontravano innumerevoli vizi/difetti/difformità ed incompletezze oltre a mancanza di qualità delle opere;

- in conseguenza di ciò, legittimamente T. si rifiutava di approvare il SAL 19 e sospendeva il pagamento della relativa fattura n. 24/2006;

- con ricorso del 23.11.2006, MABER chiedeva un accertamento tecnico preventivo avente ad oggetto le sole opere eseguite in relazione al punto 1 lettere a), b) e c) della scrittura privata;

- il consulente tecnico della procedura accertava che le predette opere presentavano vizi/difetti e manchevolezze e ne riconosceva sia il loro minor valore rispetto a quanto contabilizzato da MABER sia che esse, in parte, necessitavano di ulteriori interventi al fine di eliminare i vizi riscontrati, riconoscendo così alla committenza T. il diritto ad ottenere deduzioni per un importo complessivo di Euro.16.280,00;

- il procedimento di ATP, però, non veniva richiesto e dunque non era espletato: sui vizi/difetti delle opere eseguite prima della sottoscrizione della scrittura privata e manifestatisi dopo la stessa; sulle certificazioni di legge relative agli impianti termoidraulici in obbligo di consegna a carico di MABER; sulle opere completate da altre imprese e sui danni ulteriori patiti a causa dell'inadempimento della convenuta;

- a causa di cio, egli attore era costretto ad agire in giudizio al fine di far valere e veder soddisfatti tutti i propri diritti.

Costituitasi, la convenuta MABER S.R.L. chiede: in via principale, il rigetto di tutte le domande avanzate in quanto infondate in fatto ed in diritto; in via riconvenzionale, la condanna di T. al pagamento di Euro.62.307,33 oltre IVA quale importo dovuto per le opere eseguite al netto della restituzione delle anticipazioni, con interessi al tasso stabilito dall'art. 5 sub 4 del contratto, oltre al maggior danno; sempre in via riconvenzionale, la condanna di T. al rimborso dei maggiori oneri sostenuti in conseguenza dei prolungati tempi di lavoro per fatto imputabile al committente, oltre interessi legali e rivalutazione; infine, la condanna dell'attore al risarcimento dei danni conseguenti alla violazione dell'obbligazione ex art. 1375 cod. civ. gravante sui contraenti, da liquidarsi in via equitativa; nel caso di accertamento di un credito dell'attore, disporsi la compensazione tra i rispettivi crediti e debiti sino alla concorrenza di essi.

A fondamento delle proprie domande, la convenuta deduce che:

- nel corso del rapporto contrattuale sorgeva tra le parti una controversia definita con la scrittura del 23.3.2006 a mezzo della quale venivano accordati i termini di pagamento delle opere eseguite, venivano indicate quali opere essa si impegnava ad eseguire a proprie spese e quali a fronte di corrispettivo determinato a prezzi contrattuali, sempre ferma restando la fornitura a piè d'opera da parte del committente dei materiali previsti;

- i ritardi nell'esecuzione delle opere erano stati determinati da ulteriori modifiche di opere richieste extra contratto, nonché dal ritardo con il quale venivano effettuate le forniture da parte del committente o dal mancato completamento di esse;

- le operazioni di collaudo non venivano regolarmente eseguite, in quanto attuate in assenza di contraddittorio ed in ogni caso mai completate;

- il committente non provvedeva al pagamento del 19 SAL, mai contestato ai sensi dell'art. 5, punto 3, del contratto di appalto e si rendeva inadempiente perchè non liberava le ritenute di garanzia per un ammontare di Euro.40.313,94 oltre IVA ed immetteva in cantiere personale di altre ditte incaricate, facendo effettuare interventi che dunque alteravano lo stato dei luoghi e le opere edili ed impiantistiche da essa convenuta eseguite.

Così instauratosi il contradditorio e depositate memorie istruttorie; ammessa ed espletata la consulenza tecnica richiesta dall'attore; escussi i testi ammessi, la causa passa oggi in decisione.

Dagli atti e documenti prodotti in giudizio risulta che:

1) le parti hanno concluso un contratto di appalto per la ristrutturazione dell'immobile di proprietà del T. sito in M., via della M. n. 20 (contratto sottoscritto dalle parti in ogni sua pagina, doc. 1, fasc. ATP).

2) in data 23.3.2006 (cfr. doc. 2, fasc. ATP) hanno sottoscritto una scrittura privata per definire bonariamente ogni controversia tra loro già insorta e presente sino alla data della predetta scrittura.

3) in tale scrittura privata, le parti hanno previsto che l'appaltatore effettui: il completamento e/o il ripristino delle opere individuate nell'allegato A, senza oneri per il Committente; realizzi le opere elencate nell'allegato B ai prezzi ed alle misure di capitolato; esegua le opere non previste contrattualmente e descritte e preventivate nell'allegato C; realizzi senza oneri per il committente le opere indicate nell'allegato D; consegni entro 15/20 giorni lavorativi dalla data della sottoscrizione della scrittura, le certificazioni di legge relative agli impianti tecnologici;

4) le parti hanno inoltre concordato per l'esecuzione delle prestazioni suindicate il termine essenziale di 40 giorni lavorativi, decorrenti dalla sottoscrizione della scrittura, salvo cause di forza maggiore non imputabili all'appaltatore.

5) sempre nella detta scrittura, il committente ha dichiarato di "rinunciare a qualsiasi pretesa avanzata o che potrebbe avanzare per qualsiasi titolo in relazione alle difformità di cui alla premessa C)"ed "a qualsiasi pretesa per penali e/o danni di qualsiasi tipo in relazione ai ritardi contestati nell'esecuzione delle opere sino alla data della scrittura". Di contro, l'appaltatore si è impegnato "a rinunciare ad ogni pretesa creditoria nei confronti del committente a qualsiasi titolo (...) derivante o comunque connessa in modo diretto e/ò indiretto con il prolungamento dei tempi di lavoro sino alla data della scrittura".

Ora, secondo la prospettazione di T., la portata della scrittura del 23.3.2006 sarebbe stata quella di concordare i lavori ancora da eseguirsi, ma fatto espressamente salvo il suo diritto a far valere vizi/difetti/difformità delle opere sino a quel momento eseguite e che eventualmente fossero risultati a seguito ed in occasione del collaudo. Secondo l'attore, quindi, le parti hanno "inteso regolare consensualmente la cessazione del rapporto per affidare ad altre imprese il completamento delle opere, salvo quelle opere che non era possibile/opportuno affidare ad altre imprese" (cfr. pag. 4/5, atto di citazione).

Secondo MABER, invece, le parti hanno sottoscritto una vera e propria transazione, con la quale hanno disciplinato i termini di pagamento delle opere eseguite al 28.2.2006, le opere da svolgersi senza oneri per il committente e quelle da eseguirsi a prezzi contrattuali o concordati, ferma restando la fornitura da parte della committente dei materiali; mentre, per i lavori sin lì eseguiti (cioè sino al 28.2.2006) e ricompresi nel SAL n. 16, T. avrebbe rinunciato a qualsiasi contestazione ed azione.

Nella prospettazione dell'appaltatore, dunque, oggetto di nuove contestazioni da parte della committenza potrebbero essere solo i vizi/difetti e difformità relativi alle sole opere eseguite dopo il 28.2.2006.

Tale ultima interpretazione è da condividere, tenuto conto del significato e dell'interpretazione della scrittura privata nonchè della volontà che animava le parti, volta appunto a regolare i loro rapporti (già controversi) ed a definire le reciproche contestazioni (già insorte fino a quel momento), in modo da permettere la prosecuzione ed il completamento dei lavori.

Infatti:

raffrontando il SAL n. 16, relativo alle opere del 28.2.2006 ed allegato alla scrittura privata del 23.3.2006, si evince come le voci in esso enucleate siano state poi riportate nel SAL n. 19, il quale dunque contiene un "aggiornamento" del SAL n. 16 fino a fine lavori. Da ciò consegue che, trattandosi sostanzialmente delle medesime opere, i difetti/vizi/denunciati dal committente erano già presenti al momento del SAL n. 16 e dunque già contemplati e considerati nel patto transattivo. Ciò va senz'altro affermato con riguardo a tutti quei vizi già al tempo visibili (es. rasatura pareti locali interni, punto 4.14), mentre è ragionevolmente verosimile per le voci la cui esecuzione era ferma al 50% (impianti termoidraulici e di condizionamento) nel SAL n. 16, poi ultimate con il SAL 19.

Secondo la costante giurisprudenza, "il danneggiato, anche dopo aver transatto la lite col danneggiante, può sempre domandare il risarcimento dei danni sopravvenuti e non ragionevolmente prevedibili al momento della transazione, a nulla rilevando che la, transazione abbia previsto l'estinzione del diritto al risarcimento anche dei danni futuri, potendo tale previsione riguardare solo quelli, tra i danni futuri, ragionevolmente prevedibili al momento della stipula; stabilire poi se un determinato tipo di danno sia o meno prevedibile all'epoca della transazione è accertamento di fatto riservato al giudice del merito" (cfr. Cass. sent. n. 20981/2011).

Lo stesso CTU, arch. Achille Frontini, che ha ricoperto il ruolo di perito non solo nel procedimento di merito ma anche in sede di accertamento tecnico preventivo, ha ricevuto incarico di considerare nelle sue operazioni peritali solo vizi/difetti e difformità di opere eseguite successivamente al 23.3.2006 (cfr. pag. 3 della relazione peritale del 19.4.2010), in adesione all'interprestazione offerta da MABER.

Al CTU è stato infatti richiesto di "visti gli atti ed i documenti, la scrittura privata transattiva del 23.3.2006, gli esiti dell'ATP (ricorso del 23.11.2006), accertare il valore di tutte le opere eseguite da MABER indicate in A.T.P., di verificare se vi siano stati vizi e difetti nell'esecuzione delle opere e, in caso positivo, quale sia il minor valore di quelle eseguite rispetto a quanto pattuito in contratto, nonché, ove oggettivamente accertabile, se siano state poste in essere dall'attore opere rimediali e a quale costo".

Nella relazione peritale depositata in data 19.4.2010 - che va condivisa pienamente in quanto immune da errori o vizi logici - il CTU ha verificato i lavori eseguiti e stimato il valore degli stessi, accertando la contabilità MABER per tutti i lavori eseguiti in Euro.576.494,00, da cui detrarre gli acconti (pacificamente dalla stessa percepiti) per un totale di Euro.514.680,00 (la differenza è di Euro.62.269).

Alla data degli effettuati sopralluoghi, il CTU ha altresì accertato che i lavori risultavano completamente ultimati, sia quanto alle opere che dovevano essere eseguite dalla convenuta, sia quanto alle opere che l'attore sostiene di aver eseguito a completamento o modifica dei lavori appaltati. Non essendo, quindi, più visibili le "carenze" e le incompletezze denunciate dall'attore, il CTU ha potuto considerare/confermare solo quelle già emerse in sede di A.T.P. e nello specifico quelle indicate a pag. 4 - 13 della relazione del 5.4.2007.

In forza di ciò, il CTU ha quantificato vizi/difetti/mancato completamento e difformità esecutive imputabili alla convenuta, compresa la quota di adeguamenti eseguiti dall'attore, in Euro.33.105,00 (di cui appresso si dirà).

Può così affermarsi, sulla scorta delle relazioni acquisite, che sussistono danni ascrivibili a MABER, con specifico riguardo a quei lavori che non sono stati svolti (es. mancata installazione di antenna parabolica e satellitare; mancata installazione di antenna normale e centralino, ecc) ed a quelli che, pur svolti, lo sono stati non a regola d'arte (es. plafone del soggiorno che presentava fessurazioni dovute ad una carenza di rasature dei giunti, perdita d'acqua del box doccia idromassaggio, rifacimento impermeabilizzazione del terrazzo ecc.).

Infine, il consulente ha potuto verificare che le certificazioni degli impianti sono state consegnate al committente T. e che l'esecuzione delle opere è avvenuta entro il termine pattuito (concordato nella scrittura del 26.3.2006 il termine essenziale di 40 giorni lavorativi dalla data della firma dell'accordo), con esclusione dunque del ritardo lamentato (e dunque del diritto al risarcimento da penali).

Ciò posto, avendo l'attore chiesto, ai sensi dell'artt. 1667 e 1668 c.c., la riduzione del corrispettivo previo accertamento delle opere effettivamente eseguite, dell'ammontare del corrispettivo pagato alla MABER e dell'inadempimento e/o ritardo della stessa nell'esecuzione del contratto, in misura pari alla differenza tra il prezzo previsto da contratto ed il valore delle opere effettivamente eseguite dalla convenuta ("in tema di riduzione del prezzo d'appalto, l'accertamento del Giudice di merito deve fondarsi su criteri obiettivi, consistenti nel raffronto tra il valore e il rendimento dell'opera pattuita con quello dell'opera eseguita in modo viziato, non potendosi escludere che, in base ad un motivato apprezzamento, la differenza tra valore e rendimento possa coincidere con il costo delle opere necessarie per eliminare vizi e difformità" -cfr. Cass. sent. n. 11409/2008) si ritiene di poter accogliere la domanda per l'importo accertato dal CTU in sede di ATP quanto alle opere di cui al punto 1 lettera a), b), c) della scrittura privata ossia le opere ancora da completare da MABER, quantificate in Euro.16.280,50.

Onde evitare ingiuste duplicazioni; non può invece procedersi a riduzione del prezzo anche con riguardo ad Euro.36.400,00 (costi relativi all'eliminazione degli ulteriori vizi/difetti/mancanze di qualità delle opere), attesa che tale voce è più esattamente risarcitoria e va dunque liquidata in accoglimento della domanda per danni svolta (cumulativamente) dall'attore.

T. ha difatti avanzato anche domanda di risarcimento dei danni subiti, quantificandoli in Euro.91.250,00 (di cui Euro.33.250,00 a titolo di penali per ritardi, Euro.10.000,00 per il danno esistenziale patito ed Euro.48.000,00 per non aver potuto attendere con regolarità alla propria attività professionale).

Ora, "in tema di appalto, ai sensi dell'art. 1668 cod. civ. l'azione del committente per il risarcimento dei danni derivanti dal vizi dell'opera appaltata si aggiunge, nel caso di colpa dell'appaltatore, all'azione diretta all'eliminazione dei vizi a spese dell' appaltatore o a quella di riduzione del prezzo; infatti, tale azione riguarda il ristoro dei pregiudizi patrimoniali, non realizzabile tramite l'esperimento dell' azione per l'eliminazione dei vizi o di quella di riduzione del prezzo, in quanto concerne la lesione di interessi del committente tutelati dall'ordinamento, quali il danno a persone o a cose derivanti dai vizi o le spese di rifacimento che il committente abbia provveduto a fare eseguite direttamente; pertanto, nell'ambito di tale azione risarcitoria rientrano i danni conseguenti al ridotto godimento dell'immobile di proprietà del committente riconducibili alla necessità di procedere ad interventi finalizzati alla eliminazione dei vizi dell'opera appaltata o ancora quelli relativi al ritardo nell'adempimento, essendo configurabile un pregiudizio derivante al committente dalla eventuale ridotta utilizzazione dell'appartamento conseguente all'ingiustificata protrazione dei lavori da eseguire rispetto ai termini pattuiti" (Cass. civ. sent. n. 25921/2005).

In applicazione di tale principio, sono da riconoscersi a titolo di danni non solo le spese di rifacimento delle opere che il committente abbia provveduto a fare eseguire direttamente a terzi, ma anche i danni connessi al mancato e/o ridotto godimento dell'immobile oggetto di ristrutturazione oltre a tutti gli ulteriori danni connessi.

L'attore ha prodotto varia documentazione (cfr. doc. 28, 16, 9 allegato 8, 9 allegato 9), provando l'esborso della somma complessiva di Euro.43.991,40 per far eliminare i vizi/difetti ed incompletezze delle opere.

L'esecuzione di tali lavori, svolti da terzi incaricati da T., è stata confermata dalle prove orali.

Il teste di parte attrice, M.V., escusso sui capitoli n. 1, 2, 3, ha confermato la circostanza di aver svolto tra il 21 ottobre 2006 ed il 10 gennaio 2007 lavori presso il cantiere di via della M. n. 20, su incarico di T. e, nello specifico, di aver incaricato la C.P.I.E. di C.P. di eseguire lavori all'impianto elettrico a seguito del riscontro di alcune anomalie (come il non corretto funzionamento di alcuni differenziali ed il mancato funzionamento di alcuni punti luce); ha precisato poi che l'importo di Euro.20.294,00 è comprensivo del costo delle verifiche effettuate e delle riparazioni svolte. Il teste, inoltre, ha confermato di aver incaricato l'impresa di tale M.G. per la verifica ed esecuzione di alcune opere dell'impianto idrico sanitario, dell'impianto di riscaldamento e condizionamento, confermando altresì il contenuto del documento n. 28.

A sua volta, il teste G.M. ha confermato di aver svolto opere idrauliche e di condizionamento presso il cantiere di via della Madonnina su incarico del V.; ha dichiarato altresì che, al suo subentro, l'impianto di riscaldamento non era a norma e che ha dovuto installare due caldaie e sostituire le macchine di condizionamento.

In merito a tale voce di danno (spese sostenute per il rifacimento delle opere ad opera di terzi), il CTU Frontini ha potuto rilevare, dalla descrizione delle opere eseguite e fatturate da terzi, che molte di esse non erano "a modifica di anomalie, ma nuove prestazioni di modifica dell'impianto esulanti da quanto il convenuto doveva eseguire" (per esempio, con riguardo all'impianto di riscaldamento, cfr. pag. 8, relazione peritale del 19.4.2010) e, ancora, che l'impianto elettrico è stato quasi completamente rifatto "e ciò non trova plausibilità neppure in considerazione della relazione dell'ing. B.N." (cfr. pag. 10, relazione peritale).

Recependo dunque le conclusioni del CTU, che ha quantificato in Euro.33.105,00 il totale dei rifacimenti e deduzioni al netto IVA e sottraendo a tale importo le voci che il CTU aveva già accertato in sede di ATP (Euro.13.850,00, cfr. pag. 11, relazione peritale ad esclusione della somma riconosciuta a titolo di "incurie nell'esecuzione dei lavori" che devono essere computate in quanto voce nuova), le spese di rifacimento devono essere liquidate in Euro.19.255,00 (Euro.33.105,00-Euro.13.850,00) al netto dell'IVA.

Quanto poi al danno esistenziale, l'attore espone di essersi trasferito nell'appartamento soltanto in data 16.11.2006 con tutti i disagi ed i danni connessi alla mancata abitazione; di aver dovuto sostenere maggiori costi per le prestazioni straordinarie dei progettisti; di aver dovuto rinviare le vacanze estive e rinunciare a quelle invernali.

Ebbene, di tutti questi danni il sig. T. non ha fornito prova alcuna, nè quanto alla loro sussistenza, nè quanto alle asserite ripercussioni negative sulla propria attività lavorativa e sul patrimonio.

Non va dunque riconosciuto l'importo di Euro.10.000,00 a titolo di danno esistenziale, risultandone altresì immotivata la quantificazione proposta dall'attore.

Quanto all'importo richiesto per le penali maturate sui ritardi nell'esecuzione delle opere e come sopra visto, il CTU ha escluso la presenza di ritardi, perciò nulla è dovuto a titolo di penale.

Infine, esaminando la domanda riconvenzionale svolta dalla convenuta per la condanna del committente al pagamento dell'importo dovuto per le opere eseguite oltre interessi al tasso stabilito dall'art. 5 sub 4 del contratto, risulta che l'importo totale della contabilità in favore di MABER ammonta ad Euro.576.986,00, mentre sono stati versati da T. acconti per il minor importo di Euro.514.680,00 (pag. 6 della relazione peritale).

La domanda riconvenzionale va dunque accolta per la differenza, ossia Euro.62.269.

Non può essere accolta, invece, la domanda della convenuta di condanna del T. al rimborso dei maggiori oneri sostenuti in conseguenza del prolungamento dei tempi di lavoro per fatto imputabile al committente come anche quella al risarcimento dei danni conseguenti all'obbligo gravante sui contraenti ai sensi dell'art. 1375 cod. civ. da liquidarsi in via equitativa.

MABER non ha, infatti, fornito alcuna prova di aver sostenuto maggiori oneri in relazione al "ridotto utilizzo della manodopera, al prolungato mantenimento del cantiere e delle attrezzature ed al mancato ammortamento delle spese generali d'azienda", come la stessa ha assento.

Oltre a ciò, si deve aggiungere che non è stato provato il nesso di causalità tra il prolungamento dei tempi di lavoro - che doveva essere imputato all'attore - ed i danni che la convenuta asserisce di aver patito.

In merito, invece, alla sostenuta violazione da parte dell'attore dell'obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede, non è stato dimostrato che il T. abbia agito "con Il doloso proposito di recare pregiudizio" alla Maber né che il suo comportamento non sia stato improntato alla diligente correttezza, posto che è stato dimostrato in causa che lo stesso ha messo a conoscenza la Maber della data delle operazioni di collaudo e, ancora, che ha ordinato legittimamente l'allontanamento della stessa dal cantiere avvalendosi di una clausola contrattuale convenuta dalle stesse parti, senza alcun abuso del diritto ma solo sul verificarsi del presupposto previsto dalla medesima clausola (punto 2, scrittura privata: "nel caso in cui i lavori non fossero stati completati dall'appaltatore entro il predetto temine di quaranta giorni, il Committente avrà la facoltà di chiedere all'appaltatore, mediante semplice comunicazione scritta, di lasciare immediatamente il cantiere libero da proprie cose e persone").

Anche la sostituzione del lucchetto di accesso del cantiere è stato disposto dall committenza dopo l'intimazione all'appaltatrice di lasciare libero lo stesso.

Non assume, dunque, alcuna rilevanza la testimonianza resa dal teste di parte convenuta G.F. (CTP di Maber in sede di ATP ed anche nella consulenza tecnica d'ufficio esperita nel giudizio di merito), nominato quale Direttore dei lavori del cantiere dalla Maber, il quale, escusso sul capitolo 8, in relazione al prolungamento dei tempi di lavoro, ha dichiarato che la Maber ha sostenuto costi per spese generali d'azienda non ammortizzate per un ammontare di Euro.7.000,00 e per manodopera improduttiva per Euro.7.500,00.

Tale circostanza, infatti, non risulta confortata da alcuna documentazione probatoria prodotta in atti.

Per tutti i motivi sin qui esposti, considerato che le somme che MABER deve ancora ricevere in pagamento dal T. superano quelle che devono essere portate in deduzione a titolo di minor valore delle opere e a titolo di risarcimento del danno quantificato nelle spese sostenute per il rifacimento delle opere, nulla deve essere restituito all'attore in quanto non risultano somme da lui indebitamente pagate.

Conclusivamente, dedotte in compensazione le somme imputate a minor valore delle opere eseguite e l'importo riconosciuto dal CTU all'attore per le spese sostenute per il rifaciménto dei lavori, risulta ancora dovuto alla appaltatrice convenuta MABER il corrispettivo di Euro.26.733,50 oltre IVA ed oltre interessi dalla data della presente decisione al soddisfo.

Le spese di lite (ivi comprese quelle per le consulenze) seguono la soccombenza e sono poste a carico dell'attore, liquidate con riferimento al parametro ricavabile dalle tariffe professionali.

 P.Q.M.

Il Tribunale di Milano, definitivamente pronunciando nella causa Rg. n. 54181/2007, ogni diversa istanza e deduzione assorbita ed eccezione disattesa, così provvede:

condanna L.T., eseguite le compensazioni sulle rispettive voci di dare ed avere, a pagare a MABER S.R.L. l'importo di Euro.26.733,50 oltre IVA ed interessi moratori dalla decisione sino al saldo;

pone a carico di L.T., in p.l.r.p.t., le spese di lite che liquida in Euro.11.517,46 per spese (di cui Euro.4.637,46 per l'atp ed Euro.6.230 per la ctu), Euro.6.000,00 per diritti ed Euro.9.000,00 per onorari, oltre accessori e spese generali come per legge.

Così deciso in Milano, il 12 maggio 2012.

Depositata in Cancelleria il 12 giugno 2012.

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