Assenza di collisione e responsabilità in caso di sinistro stradale

In tema di responsabilità civile derivante da sinistro stradale, in assenza di una collisione tra veicoli non entra in giuoco la presunzione di cui al secondo comma dell'art. 2054 c.c., bensì quella di cui al primo comma. In presenza di una accertata responsabilità di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti in un sinistro senza collisione tra i veicoli, è necessario accertare in pari tempo che l'altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza ed abbia fatto tutto il possibile per evitare l'incidente.

Trib. Monza, 04/11/2005

La sentenza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI MONZA

Il Tribunale di Monza, in composizione monocratica, in persona del dott. Gianfranco D'Aietti ha emesso la seguente

Sentenza Nella causa promossa da:

M.R., rappresentato e difeso dall'Avv. P.F. per procura in margine all'atto di costituzione in giudizio in sostituzione del precedente difensore elettivamente domiciliato presso lo studio di quest'ultimo in Cernusco sul Naviglio.

Attore

contro

S. s.p.a., rappresentata e difesa dall'Avv. M.D. per procura in margine alla comparsa di risposta, elettivamente domiciliato presso lo studio G.-M. in Monza.

Convenuto

contro

M.M.

Convenuto contumace

Oggetto: risarcimento danni - lesioni personali.

Svolgimento del processo

R.M., con atto notificato il 28/1/2002, citava in giudizio M.M. e la S. S.p.A., chiedendo al Giudice di dichiarare la responsabilità solidale dei convenuti in ordine al sinistro stradale occorso all'attore in data 17/7/2000; chiese che fossero condannati a risarcirgli i danni subiti (lesioni) nella misura di Lire 51.221.100 pari a Euro 26.453,49, oltre a spese mediche future e rivalutazione interessi.

L'attore espose che egli, a bordo del proprio motorino, stava marciando (sulla banchina laterale della carreggiata in Monza) quando veniva urtato dall'autoveicolo condotto dal M. che effettuava una svolta alla propria destra "tagliando la strada" al ciclomotore che sopraggiungeva nella medesima direzione dell'autoveicolo.

Il convenuto M. rimase contumace, mentre si costituiva ritualmente la S. s.p.a. negando ogni responsabilità del proprio assistito.

In particolare contestava la esistenza di un urto tra i veicoli.

La causa veniva istruita mediante l'escussione di vari testimoni; il giudice nominò un C.T.U. medico-legale.

Le conclusioni sono state, quindi, precisate alla udienza del 16.10.2004; la causa è stata riservata in decisione e la sola parte attrice ha depositato la comparsa conclusionale; le memorie di replica sono state depositate da entrambe le parti.

Motivi della decisione

In seguito al sinistro il M.R. (attore) ha riportato lesioni, giudicate dal C.T.U. comportanti una lesione biologica permanente del 2-3%.

Ai fini dell'accertamento della responsabilità è poco rilevante che la compagnia assicuratrice abbia offerto la somma di 10 milioni di Lire a tacitazione delle pretese del M.R. La somma veniva incassata da M.R. a titolo di acconto sul maggior danno.

Successivamente si è instaurata la causa civile. L'incidente è stato ben descritto dagli agenti della polizia Municipale di Monza che hanno anche redatto una planimetria dei luoghi:

(segue immagine non riproducibile). La dinamica è classica. La vettura condotta dal convenuto M. ha iniziato una svolta alla propria destra ed il motociclo, che viaggiava affiancato nella stessa direzione, più interno alla carreggiata di marcia dell'autovettura, si è trovato (continuando ad andare dritto) la strada ostruita dal veicolo che stava svoltando.

La collisione tra i due veicoli non è avvenuta. Lo attestano i rilievi obbiettivi dei Vigili urbani. Non è convincente la generica deposizione della teste S. Il motociclo ha sbandato è caduto sull'asfalto e, scarrocciando, è andato a sbattere contro un altro veicolo che era più avanti.

Il M.R. ha violato le regole di condotta stradale (è stato contravvenzionato ex art. 143 codice della strada d.leg. 30 aprile 1992 n. 285) in quanto marciava non sulla carreggiata ma sulla banchina laterale che fiancheggiava la sede stradale (ove non è consentita la circolazione). Circolare sulla banchina poteva pure essere una forma di prudenza (soggettiva) del M.R. per evitare di star troppo vicino ai veicoli che circolano su viale & (prudenza abbastanza comprensibile) ma è anche vero che, così, si è posto in una situazione che rendeva per gli altri più pericolosa l'effettuazione di manovre di svolta. Infatti, quando si svolta a destra è buona regola di prudenza controllare (una occhiata allo specchietto retrovisore destro) se non si sta "stringendo" un eventuale motociclo che ci stia a fianco. Una tale accortezza di guida viene resa inutile se la circolazione avvenga illecitamente sulla banchina interna alla carreggiata.

In tal caso è specifico onere di chi viaggia in tale situazione di irregolare circolazione essere estremamente prudente alle intersezioni delle strade controllando lui che veicoli non stiano per svoltare. Il M.R. non si è posto questo problema. Andava dritto nella banchina laterale ed, arrivato all'incrocio, si è trovato la strada ostacolata dalla vettura che aveva appena iniziato la svolta a destra. La frenata e la lunga sbandata con scarrocciamento evidenziano andatura non particolarmente contenuta del M.R.

Una tale condotta è stata sicuramente (nella valutazione della dinamica dell'incidente) la causa prevalente del sinistro. La condotta di guida del M., però, pur in presenza di una sicura esistenza di una violazione di regole di condotta del M.R., non è esente da critiche.

I Vigili Urbani lo hanno contravvenzionato per violazione dell'art. 154 ("svoltava sulla destra senza tenersi il più possibile sulla destra") e tale violazione potrebbe essere causalmente ricollegata all'incidente in quanto avrebbe potuto ingannare il M.R. non facendogli rendere conto delle sua intenzione di svoltare a destra.

Nessuna certezza circa la messa in funzione del lampeggiante di direzione. La teste S. (occasionalmente presente sul luogo) ai vigili ha riferito di non ricordare se la macchina avesse azionato l'indicatore di direzione; la sua (parzialmente diversa) deposizione giudiziaria a distanza di tanti anni non appare più affidabile di quelle resa nella imminenza degli accertamenti.

La misura della responsabilità.

In assenza di una collisione tra veicolo non entra in giuoco la presunzione di cui al secondo comma dell'art. 2054 c.c., ma bensì quello del primo comma.

In presenza di una accertata responsabilità di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti in un sinistro (ma senza collisione) è necessario accertare in pari tempo che l'altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza ed abbia fatto tutto il possibile per evitare l'incidente.

La prova pienamente liberatoria non è stata fornita dal M. e dalla sua compagnia assicurativa.

Ovviamente in un bilanciamento ponderato delle rispettive violazioni delle condotte di guida (pienamente provata la prima e parzialmente presunta la seconda) la misura delle rispettive responsabilità va ragguagliata al 70% a carico del conducente della motocicletta ed al 30% a carico del guidatore dell'autoveicolo.

Consegue che i convenuti vanno condannati a risarcire il 30% dei danni riportati dal M.R.

Liquidazione dei danni.

Il consulente tecnico di ufficio ha determinato nel 2-3% il del danno biologico permanente.

Le conclusioni del consulente tecnico di ufficio appaiono svolte con argomentazione adeguata, non sono contrastate da considerazioni tecniche condivisibili e sono ritenute convincenti da questo giudicante.

Consegue che R.M., ha riportato, in seguito al sinistro avvenuto in data 17 luglio 2000, un danno biologico permanente valutato nella misura del 3%; l'invalidità temporanea parziale è stata al 75% per giorni 10, al 50% per giorni 20, al 25% per giorni 20.

Il danno conseguente al trauma dentale è stato escluso dal C.T.U.; con una "interpretazione" favorevole all'attore questo Tribunale, su istanza del difensore della parte attrice, ha consentito la acquisizione tardiva delle radiografie che erano state fatte in occasione dell'intervento al pronto soccorso; va segnalato che, invece, la parte attrice ha, poi, prodotto radiografie fatte privatamente in un periodo ben successivo, del tutto irrilevanti ai fini della valutazione che si prospettava (lesioni all'apparato dentale).

Il concorso di colpa del danneggiato è pari al 60% per cui i calcoli che seguono tengono conto delle cifre che sarebbero attribuite se non vi fosse concorso di colpa, mentre la cifra definitiva liquidata viene direttamente calcolata al 40% senza ulteriori specificazioni.

Il danno biologico permanente, viene liquidato sulla base dei criteri tabellari per punto di invalidità utilizzati dal Tribunale Milano 2005 (l'incidente è anteriore alla legge sulla micropermenente) che rapportano l'entità del risarcimento ad un valore progressivo con riferimento all'incremento dei punti di invalidità e con una funzione regressiva di decurtazione con riferimento all'elevarsi dell'età del danneggiato al momento del sinistro. I valori sono in moneta attuale (2005) e non vanno rivalutati.

Per ciascun punto viene riconosciuto l'importo tabellare di Euro 841,70 (Lire 1.629.758) debitamente abbattuto col coefficiente di riferimento per l'età del danneggiato (pari a 0,760). Tale danno va liquidato nell'importo complessivo di Euro 1.010,04 (Lire 1.955.710).

Per la invalidità temporanea parziale la liquidazione della diaria avviene in misura proporzionale alla percentuale di invalidità riconosciuta per ciascun giorno.

La invalidità temporanea parziale di giorni 10 al 75% va liquidata in Euro 195,00 (Lire 377.573), quella di giorni 20 al 50% va liquidata in Euro 260,00 (Lire 503.430) e, infine, quella di giorni 20 al 25% va liquidata in Euro 130,00 (Lire 251.715).

A titolo di danno biologico per invalidità temporanea (I.T.A. e I.T.P.) spetta al danneggiato l'importo complessivo di Euro 585,00 (Lire 1.132.718).

In totale, a titolo di danno biologico (sia per la permanente (I.P.) che per la temporanea (LT.)), va liquidato l'importo complessivo di Euro 1.595,04 (Lire 3.088.428).

DANNO MORALE (non patrimoniale). Va liquidato il danno non patrimoniale a favore del danneggiato.

Il danno morale viene liquidato con riferimento ad una percentuale dell'importo determinato a titolo di danno biologico.

Il danno biologico preso in considerazione come base per il calcolo è sia quello da invalidità "permanente", sia quello da invalidità temporanea.

La tabella del Tribunale Milano 2005 adotta il seguente criterio liquidatorio: Calcolato in percentuale alla liquidazione del danno biologico: danno morale soggettivo da un quarto alla metà; per il danno non patrimoniale (diverso dal biologico) è elevata fino a due terzi della somma liquidata a titolo di danno biologico; nel caso di specie tenendo conto della gravita della colpa, dell'entità delle lesioni sofferte dal danneggiato, del grado di invalidità derivante da dette infermità, dell'impatto che tali infermità hanno avuto sulla persona del danneggiato, della durata della invalidità temporanea, si può equitativamente liquidare il danno morale nella misura di 1/3 del danno biologico per un importo pari a Euro 531,68 (Lire 1.029.476).

In totale a titolo di danno morale va liquidata la somma complessiva di Euro 531,68 (Lire 1.029.476).

Durante il periodo della invalidità temporanea il danneggiato non ha potuto svolgere la sua attività lavorativa produttrice di reddito. Tale invalidità ha inciso, evidentemente, sulla effettiva produzione del reddito e va risarcito il danno conseguente a tale lucro cessante. I giorni di inabilità lavorativa specifica (che non coincidono necessariamente con la invalidità generica ai fini del mero danno biologico) sono i seguenti:

10 giorni al 75% - 20 giorni al 50% - 20 giorni al 25%.

Il M.R. ha presentato una dichiarazione del suo datore di lavoro che indicava un emolumento di 8.000.000 di Lire al mese nel 2000.

L'affermazione è priva di ogni riscontro ed il M.R. (operaio piastrellista) non ha documentato in alcun modo idoneo il suo reddito. Non si sa neppure se era dipendente (coperto dalle assicurazioni sociali) o libero professionista. A voler riconoscere che egli percepiva redditi corrispondenti al triplo della pensione sociale il danno risarcibile per la invalidità temporanea (come sopra determinata e con le percentuali) è, al massimo, di Lire 510.536 (così già ridotto al 40% della responsabilità).

Con riferimento alla entità giornaliera del reddito che sarebbe stato prodotto (dividendo il reddito annuale per 365 giorni) ed alle invalidità (con riferimento alla durata ed alla percentuale corrispondente di eliminazione e riduzione della capacità lavorativa specifica) si giunge alla determinazione del lucro cessante da reddito per inabilità temporanea di Euro 263,67 (Lire 510.536).

Danni alle cose:

L'attore ha presentato solo un preventivo di riparazione senza conferma e senza fotografie del danno. La descrizione del danno fatta dai vigili è molto riduttiva ("abrasioni - rottura dispositivo retrovisore"); in mancanza di prova possono essere liquidate equitativamente in Lire 800.000.

Liquidazione del danno

(omissis)

Orbene con la liquidazione di tutti questi danni appare ampiamente inferiore a quanto già corrisposto dalla compagnia assicuratrice del M. prima della instaurazione del giudizio (Lire 10.000.000).

La domanda attrice va, quindi, rigettata.

Le spese di giudizio vanno poste a carico della parte attrice che ha visto rigettate tutte le sue domande e si liquidano come in dispositivo.

Anche le spese del consulente tecnico di ufficio vanno poste definitivamente a carico della parte attrice.

La parte attrice va condannata a rimborsare alla controparte S. s.p.a. la quota parte dei compensi del consulente tecnico di ufficio da quest'ultima eventualmente erogati al C.T.U. in base al provvedimento di liquidazione provvisoria.

P.Q.M.

Il Tribunale, in persona del Giudice Unico, definitivamente pronunciando nella causa n. 1610/2002 R.G.C. così provvede:

1. rigetta le domande attrici;

2. condanna R.M. a pagare alla S. s.p.a. le spese del giudizio che liquida in complessivi Euro 3.525,00, di cui Euro 150,00 per spese non imponibili, Euro 375,00 per spese generali (12,5% su diritti ed onorari), Euro 1.200,00 per diritti e Euro 1.800,00 per onorari oltre I.V.A. e C.P.A.;

3. pone le spese del consulente tecnico di ufficio definitivamente a carico di R.M. che va condannato a rimborsare alla controparte S. s.p.a. la quota parte dei compensi del consulente tecnico di ufficio da quest'ultima erogati al C.T.U. in base al provvedimento di liquidazione provvisoria.

Così deciso in Monza il 24 ottobre 2005.

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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VICENZA
Il Tribunale Civile e Penale di Vicenza, Seconda Sezione Civile, in composizione monocratica nella persona del dott.ssa Michela Rizzi ha pronunciato la seguente
SENTENZA

nella causa civile iscritta a ruolo il 21.7.2004 n. 5386/2004 R.G. e promossa con atto di citazione
DA
B.A., rappresentata e difesa dall'Avv. Ugo Simonetti del Foro di Venezia e dall'Avv. Gherardo Ghirini del Foro di Vicenza, elettivamente domiciliata presso lo studio del secondo difensore, come da mandato a margine dell'atto di citazione;
ATTRICE
CONTRO
D.L.C., Z.R., ALLIANZ SUBALPINA ASSICURAZIONI s.p.a., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentati e difesi dall'Avv. Gianfranco Rigon del Foro di Vicenza, elettivamente domiciliati presso lo studio del difensore, come da mandati in calce alle copie notificate dell'atto di citazione;
CONVENUTI

In punto. Risarcimento danni da sinistro stradale.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Preliminarmente si richiama la previsione di cui all'art. 132 c.p.c. così come novellato dalla L. n. 69 del 2009, applicabile ai procedimenti pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della novella.

Con atto di citazione ritualmente notificato B.A. ha convenuto in giudizio innanzi all'intestato Tribunale D.L.C., Z.R., Allianz Subalpina Assicurazioni s.p.a., quest'ultima in persona del legale rappresentante pro-tempore, chiedendo, previo accertamento della responsabilità esclusiva di Z.R. nella causazione del sinistro stradale occorsole in data 15.5.1999, nel quale aveva riportato lesioni, la condanna dei convenuti in solido al risarcimento di tutti i danni subiti, oltre accessori.

I convenuti, costituitisi ritualmente in giudizio, hanno contestato sia nell'an che nel quantum le domande attoree, escludendo qualsivoglia turbativa nella condotta di guida della Z., chiedendo il rigetto delle domande attoree e, in via subordinata, la la limitazione del danno alla sole voci giuridicamente rilevanti, dedotta la quota addebitabile alla diretta corresponsabilità dell'attrice.

Ritiene il giudicante che la responsabilità della causazione del sinistro vada attribuita in misura paritaria alla condotta di guida dell'attrice e della convenuta Z..

Tra il veicolo condotto dall'attrice (Renault 5) e il veicolo condotto dalla convenuta Z. (Ford Escort) non vi è stata collisione. L'attrice assume che la condotta di guida della Z., che si sarebbe immessa sulla via percorsa dall'attrice da un'area privata senza concederle la precedenza, l'avrebbe costretta ad attuare una manovra di emergenza con conseguente perdita di controllo del veicolo dalla stessa condotto e collisione con l'autovettura proveniente dall'opposta direzione di marcia.

Dall'istruttoria è emerso che effettivamente la Z., poco prima del sopraggiungere dell'autovettura condotta dall'attrice, che procedeva regolarmente lungo la principale via Roma in Comune di Costoza di Longare con direzione Longare, è uscita da uno spazio privato, ove si trova il negozio "Il fiore di Lillà", immettendosi sulla via principale nella medesima direzione di marcia dell'attrice (testi T.M., C.P.); è inoltre emerso che l'autovettura condotta dall'attrice ha iniziato a sbandare e poi si è scontrata con l'autovettura proveniente dall'opposto senso di marcia (testi T.M. e dichiarazioni raccolte nell'immediatezza di quest'ultimo e di Montato Carla, conducente del veicolo che procedeva in senso contrario all'auto attorea), mentre l'autovettura condotta dalla Z. si è allontanata (teste T.). E' ragionevole ritenere che la manovra di immissione effettuata dalla Z. abbia causato turbativa e intralcio alla regolare marcia dell'autovettura condotta dall'attrice, determinando (o quantomeno concorrendo a determinare) la perdita di controllo del mezzo da parte della conducente. Sul punto va infatti considerato che la previsione di cui all'art. 2054 c.c. permette di configurare la responsabilità da circolazione stradale anche in assenza di collisione tra i mezzi, purché l'evento sia comunque riconducibile eziologicamente alla circolazione stradale del veicolo come nel caso di turbativa alla circolazione.

Nella fattispecie in esame, è senz'altro ravvisabile una turbativa se si considera lo stretto arco temporale intercorso tra l'immissione sulla strada principale dell'autovettura condotta dalla Z. e la collisione dell'autovettura attorea con quella proveniente dalla direzione opposta (circa trenta secondi per quanto riferito dal teste T., che aveva personalmente caricato i fiori acquistati dalla Z. a bordo dell'autovettura dalla stessa condotta e che ha avvertito la collisione appena tornato dietro il banco del negozio "E' stato veloce, sono entrato e ho visto subito il fatto").

Sussiste quindi nesso causale tra la condotta di guida della Z., immessasi sulla principale senza rispettare l'obbligo di precedenza, e il sinistro occorso all'attrice.

Ritiene peraltro il giudicante che, data la dinamica cosi come accertata, non possa essere esclusa la concorrente responsabilità dell'attrice nella perdita di controllo del mezzo e nella successiva collisione. Va sui punto richiamata la previsione di cui all'art. 141 CdS, che prevede che il conducente debba sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza. Nella fattispecie inoltre il fondo stradale era bagnato. Va quindi affermato un concorso di colpa dell'attrice, che, in assenza di parametri certi, viene stimato in misura pari al 50%.

Accertato l'an deve ora essere determinato il quantum.

Ritiene il giudicante sul punto di fare proprie le risultanze della CTU medico-legale espletata in corso di causa, le cui risultanze non sono state contestate dalle parti.

Sul punto vanno brevemente richiamate le conclusioni cui è pervenuto il consulente incaricato. Il CTU, dott. Attilio De Anna, esaminata la documentazione medica in atti e visitato l'attore, all'esito di attenta ed accurata indagine, ha accertato che l'attrice, nel sinistro oggetto di causa, ha riportato "frattura esposta sovra-diacondiloidea del femore destro, ferita lacero-contusa al ginocchio destro, frattura del collo del femore sinistro", Il CTU ha poi quantificato la durata dello stato di inabilità temporanea sotto il profilo biologico totale in 100 gg., parziale in 150 gg. al tasso del 75%, 150 gg. al tasso del 50%, 150 gg. al tasso del 25%. Ha poi quantificato i postumi di natura permanente nella misura del 30% con riferimento sia alla sintomatologia soggettiva sia al danno funzionale (danno biologico), evidenziando in particolare "i reliquari delle fratture di entrambi i femori con apprezzabile disfunzionalità, deambulazione con zoppia, e necessità di appoggio con bastone, esiti circolatori della trombosi venosa profonda dell'arto inferire destro". Il CTU ha poi accertato che le lesioni riportate a seguito del sinistro, pur non compromettendo la capacità lavorativa specifica, comportano sicuramente maggiore affaticamento e difficoltà nell'espletamento dell'ordinario lavoro di casalinga che potrà trovare ristoro con un'integrazione con criterio equitativo ... del 'quantum' economico dovuto per risarcire il danno (cd. punto pesante)". Il CTU ha inoltre ritenuto congrue e giustificate le spese mediche documentate limitatamente a quelle sopportate entro l'anno 2000 (si veda la relazione peritale dep. in data 14.1.2008).

Dall'esame complessivo dell'accertamento medico-legale si rileva che il CTU ha illustrato con sufficiente chiarezza e precisione il risultato dell'indagine, esponendo le proprie valutazioni, fondate sul rilievo oggettivo dell'entità delle menomazioni riscontrate, in modo congruo e corretto sia sotto il profilo logico che sotto quello medico-scientifico, per cui il danno alla persona va determinato sulla base delle considerazioni svolte dal Consulente Tecnico d'Ufficio.

Ciò premesso, va innanzitutto liquidato il c.d. "danno biologico". Nel caso di fatto illecito lesivo dell'integrità psico-fisica della persona, il danno patrimoniale risarcibile non è costituito, invero, soltanto dalle conseguenze pregiudizievoli correlate all'efficienza lavorativa e alla capacità di produzione di reddito, ma si estende a tutti gli effetti negativi incidenti sul bene primario della salute in sé, considerato, quale diritto inviolabile dell'uomo alla pienezza della vita ed all'esplicazione della propria personalità morale, intellettuale, culturale, tenuto conto che tale bene fa parte integrante del patrimonio del soggetto, e viene conseguentemente leso dal fatto illecito anche quando riguardi chi non abbia ancora, o abbia perduto, o non abbia mai avuto attitudine a svolgere attività produttiva di reddito.

Poiché, infatti, il bene della salute deve essere considerato, ai sensi dell'art. 32 Cost., oggetto di un autonomo diritto assoluto, il risarcimento dovuto per effetto della sua lesione non può essere limitato alle conseguenze che incidono sull'attitudine a produrre reddito, ma deve autonomamente comprendere anche il c.d. danno biologico, inteso come la menomazione dell'integrità psico-fisica della persona umana in sé, considerata, in quanto incidente sul valore uomo in tutta la sua estensione, che si ricollega alla somma delle funzioni naturali afferenti al soggetto nell'ambiente in cui la sua vita si esplica, ed aventi rilevanza non solo economica, ma anche biologica, sociale e culturale (cfr. Cass. 24.1.2000 n. 748, Cass. 12.1.1999 n. 256, Cass. 30.3.1992 n. 3867, Cass. 6.7.1990 n. 7101, Cass. 11.5.1989 n. 2150, Cass. 20.12.1988 n. 6938).

In tema di risarcimento del danno, come è noto, la Suprema Corte di Cassazione, con recente pronuncia a S.U., ha riconosciuto nel danno non patrimoniale da lesione alla salute "una categoria ampia e onnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tener conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima" (Cass. S.U. 26972/08). Ne consegue che è compito del giudicante accertare l'effettiva consistenza delle conseguenze negative patite dal soggetto, individuando il complessivo pregiudizio sofferto, a prescindere dalla suddivisione di esso in diverse sottocategorie di danno diversamente denominate.

Il danno non patrimoniale va quindi risarcito nella sua ampia accezione di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica.

Sulle premesse di un tale insegnamento, a cui questo Tribunale non può che richiamarsi per l'autorevolezza della fonte da cui promana (sezioni unite civili della Suprema Corte), può peraltro affermarsi che in una nuova ricostruzione giuridicolessicale della responsabilità le diciture tradizionali di danno biologico, danno morale e danno esistenziale, pur dovendo essere ricondotte ad un'unica categoria generale di danno non patrimoniale, appaiono ancora utili, se non altro a fini descrittivi, per dar conto delle specifiche componenti di pregiudizio in concreto meritevoli di integrale ristoro.

Il danno da lesione al diritto inviolabile alla salute (danno biologico in senso stretto) trova ormai specifica definizione normativa negli arti 138 e 139 D.Lgs. n. 209 del 2005 (codice delle assicurazioni private), ai sensi dei quali per danno biologico va intesa "la lesione temporanea o permanente all'integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito".

Richiamate le risultanze della CTU medico-legale, sono disponibili gli elementi per una compiuta quantificazione dei danni non patrimoniali sub specie (a voler seguire per comodità espositiva la tradizionale terminologia invalsa nella dottrina e giurisprudenza) di biologico permanente e temporaneo (totale e parziale), oltre che a titolo di danno già ed. morale, considerato che nella condotta del convenuto ricorre e va ravvisata la commissione di una fattispecie di reato per lesioni personali colpose.

Alla luce della recente sentenza della Corte di Cassazione 7.6.2011 n. 12408, i parametri valutativi da impiegare per la quantificazione delle somme dovute a titolo di danno non patrimoniale possono essere individuati secondo i meccanismi tabellari adottati dal Tribunale di Milano (aggiornati al 2011). Va in particolare osservato che con detta pronuncia la Suprema Corte, nell'esercizio del potere nomofilattico che istituzionalmente le compete, dopo avere rilevato la disparità di trattamento derivante dall'applicazione di una giurisprudenza diversificata per zone territoriali in assenza di un'unica tabella di riferimento e valutazione, e ritenuta "la plausibilità e l'attendibilità, sotto ogni punto di vista, delle tabelle di riferimento e valutazione elaborate dal Tribunale di Milano" ha ritenuto "comunemente applicabili e vincolanti, 'de futuro', perché valide ed attendibili, le sole tabelle milanesi, potendo il giudice e l'interprete discostarsene solo con esplicita e adeguata, esaustiva motivazione". Ritiene il giudicante che non vi sia ragione per discostarsi, nel caso in esame, da tale autorevole e condivisibile orientamento espresso dalla Suprema Corte, anche se trattasi di sinistro risalente al 1999, rilevando non tanto la data di verificazione dell'illecito, ma quella in cui avviene la liquidazione giudiziale del danno.

Ne consegue che, considerata l'età (60 anni) dell'attrice alla data dell'evento (15.5.1999), i valori da cui muovere per la quantificazione sono quelli di cui alla predetta tabella per "punto" di invalidità per quanto attiene alla lesione permanente all'integrità psicofisica (30%), nonché di Euro 130,00 per giorno di inabilità temporanea (totale, diminuita in proporzione per i vari gradi di parziale). In particolare il valore per giorno di inabilità temporanea viene determinato nella misura indicata in considerazione dell'importanza delle lesioni come accertate in sede di CTU, che hanno comportato la necessità di ricoveri, plurimi interventi, terapie riabilitative, difficoltà nella deambulazione per un lungo periodo e necessità di assistenza sanitaria.

Ne consegue allora che:

- per danno non patrimoniale per invalidità permanente, la somma dovuta risulta essere di Euro 122.030,00;

- per danno biologico per invalidità temporanea, la somma dovuta risulta essere di Euro 13.000,00 per la totale (130 per 100), di Euro 14.625,00 per la parziale al 75% (97,50 per 150), di Euro 9.750,00 per la parziale al 50% (65 per 150) e di Euro 4.875,00 (32,50 per 150) per la parziale al 25%, per complessivi Euro 42.250,00.

Nell'ambito del danno non patrimoniale unitario non può comunque non trovare adeguato spazio la voce del c.d. "danno morale", cui peraltro le SS.UU. cit. continuano a riconoscere rilevanza, pur inquadrato sotto diversa veste, in quanto "non individua un'autonoma sottocategoria di danno, ma descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata".

La liquidazione del danno non patrimoniale non può quindi trascurare la componente soggettiva rappresentata dalla sofferenza e dal patema derivati all'attore in conseguenza del sinistro (già danno morale soggettivo).

La Suprema Corte non ha mancato recentemente di ricordare come la liquidazione equitativa del danno morale deve pur sempre essere personalizzata in base alle condizioni specifiche del soggetto, in modo da conformare il ristoro alla particolarità del caso specifico ( cfr. Cass. n. 394/07).

Pur essendo la sfera dell'integrità morale ontologicamente diversa da quella della salute, essa non comporta tuttavia minor valore risarcitorio, dato che la Costituzione riconosce primaria rilevanza sia al bene della salute (art. 32 Cost.) che a quello attinente alla personalità morale di cui agli artt. 2 e 3 Cost. (cfr. Cass. 6288/08, 5795/08). Va infatti ritenuto che le voci di danno già riconducibili al danno morale e danno esistenziale pur non essendo, secondo il più recente orientamento della Suprema Corte, autonomamente risarcibili, possono essere senz'altro valorizzate nell'ambito della personalizzazione del danno, al fine di consentire al danneggiato il ristoro integrale del danno effettivamente subito nel caso concreto. In tale prospettiva la Suprema Corte pone a carico del danneggiato un onere di allegazione e di prova, che può essere assolto anche mediante prova per presunzioni.

Dovendosi quindi operare una sintesi tra la giusta valorizzazione del danno morale e il recente dettato delle SS.UU. in tema di danno non patrimoniale onnicomprensivo, sempre in applicazione delle Tabelle Milanesi, che prevedono un aumento personalizzato del valore di punto, nel caso in esame, al massimo in misura pari al 29%, questo Tribunale ritiene che nella fattispecie in esame ricorrano le condizioni per riconoscere all'attore una personalizzazione con aumento pari al 29% da calcolarsi sul valore riconosciuto con riferimento ai postumi permanenti, e ciò tenuto degli apprezzabili esiti con persistente sintomatologia dolorosa ritenuta attendibile dal CTU, incidenti negativamente sulla qualità della vita e sullo svolgimento delle ordinarie occupazioni ed altresì nel "maggior affaticamento e difficoltà nello svolgimento del lavoro di casalinga", come accertato dal CTU , tenuto conto del presumibile livello di sofferenza di grado medio/medio-grave. Va quindi riconosciuto al danneggiato a titolo di personalizzazione l'ulteriore importo di Euro 35.388,70.

Come detto il CTU ha escluso la lesione della capacità lavorativa specifica, trattandosi di pensionata, pur rilevando che le menomazioni comportano un maggiore affaticamento e difficoltà nello svolgimento del lavoro domestico. Il procuratore attoreo ha chiesto il ristoro di tale danno mediante un appesantimento del punto di invalidità. Ritiene il giudicante che, al fine di prevenire una duplicazione delle poste risarcitorie, la liquidazione del danno in questione debba ritenersi compresa nella personalizzazione del danno come sopra indicata.

L'infortunato ha poi diritto al risarcimento del danno patrimoniale derivante dal sinistro, sub specie di danno emergente (spese per cure mediche, assistenza, spostamenti per esigenze sanitarie, danni al veicolo et similia).

Quanto alle spese sanitarie, il CTU ha ritenuto congrue le spese mediche documentate da parte attrice sostenute nell'anno 2000 pari ad Euro 1.764,86 (docc. 31 e ss. attorei), cui possono aggiungersi Euro 500,00 per spese non documentabili (trasporti, visite, terapie e simili) in moneta corrente. Il primo importo per essere liquidato in moneta corrente va rivalutato secondo gli indici Istat con decorrenza media dal gennaio 2000 ed è quindi pari ad Euro 2.252,67 (coefficiente 1,2764 rapportato all'anno 2011).

L'attrice ha poi chiesto il riconoscimento del danno da lucro cessante relativamente al periodo di inabilità lavorativa indicando il criterio del reddito figurativo della casalinga rappresentato dal triplo della pensione sociale (Euro 23.190.96) pari ad un reddito giornaliero di Euro 63,54. Ritiene il giudicante che non sussistano i presupposti per riconoscere tale voce di danno, data la genericità delle prove assunte sul punto e lo stato di pensionata dell'attrice, che porta ad escludere una diminuzione reddituale durante la malattia.

L'attrice non ha chiesto il ristoro dei danni al veicolo e pertanto nulla viene riconosciuto a tale titolo.

Il danno complessivo subito dall'attrice è quindi pari ad Euro 202.421,37= (122.030+ Euro 42.250 +35.388,70 + Euro 2.752,67).

Essendo stato riconosciuto una responsabilità paritaria di attrice e convenuta Z. nella determinazione del sinistro, il predetto importo va dimezzato ed è quindi pari ad Euro 101.210,69 in moneta corrente (aggiornamento aprile 2011).

Sulla predetta somma debbono inoltre essere computati gli interessi, secondo i principi generali in materia di risarcimento del danno derivante da fatto illecito (v. Cass. 22.2.1995 n. 1952, Cass. 16.3.1995 n. 3072).

In proposito va ricordato il principio statuito nella sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 1712 del 17.2.1995. La Suprema Corte ha affermato, in particolare, che "in tema di risarcimento del danno da fatto illecito extracontrattuale, se la liquidazione viene effettuata per equivalente, con riferimento al valore del bene perduto dal danneggiato all'epoca del fatto illecito, espresso poi in termini monetari che tengano conto della svalutazione monetaria intervenuta fino alla data della decisione definitiva, è dovuto il danno da ritardo, e cioè il lucro cessante provocato dal ritardato pagamento della suddetta somma, danno che va provato dal creditore. Invero, il ritardo a carico del debitore deve rapportarsi al momento in cui il controvalore avrebbe dovuto essere spontaneamente pagato. La prova, in proposito, può essere data, e

riconosciuta dal giudice, anche mediante presunzioni semplici e facendo ricorso all'art. 1226 c.c. (criteri equitativi) e, quindi, in questo ambito di equo apprezzamento (art. 2056 c.c.) il lucro cessante può essere liquidato con il criterio degli interessi, senza dover necessariamente fare ricorso al tasso degli interessi legali. In particolare, nell'ambito della suddetta valutazione equitativa può tenersi conto, soprattutto quando l'intervallo di tempo fra l'illecito ed il suo risarcimento è cospicuo e l'inflazione è ragguardevole, del graduale mutamento del potere d'acquisto della moneta, calcolando gli interessi - per esempio di anno in anno - sul valore della somma via via rivalutata nell'arco del suddetto ritardo; oppure calcolando indici medi di rivalutazione. Quel che va invece escluso è che la base del calcolo dei suddetti interessi possa essere quella della somma rivalutata al momento della liquidazione, se gli interessi vengono fatti decorrere dal momento del fatto illecito, perché con tale modalità si attribuirebbe al creditore un valore a cui egli non ha diritto: invero, gli interessi non costituiscono un debito di valore, ma un criterio di commisurazione del danno da ritardato conseguimento di una somma di denaro che, all'epoca del fatto, era - per definizione - non rivalutata" (cfr. altresì Cass. 17.1.1996 n. 339, Cass. 18.4.1996 n. 3666, Cass. 1.7.1996 n. 5963, Cass. 25.9.1996 n. 8459, Cass. 27.3.1997 n. 2745, Cass. 28.3.1997 n. 2780, Cass. 26.6.1997 n. 5708, Cass. 2.12.1997 n. 12194, Cass. 12.1.1999 n. 256, Cass. 14.2.2000 n. 1633, Cass. 10.3.2000 n. 2796).

In osservanza del richiamato insegnamento, si ritiene che gli interessi legali debbano essere computati - anziché, sulla somma capitale riconosciuta, in quanto liquidata in valori attuali - sull'importo capitale riportato ai valori dell'epoca del sinistro.

Su tale importo gli interessi legali dovranno quindi essere calcolati per il primo anno successivo al sinistro; si dovrà poi procedere alla rivalutazione della somma capitale per il primo anno, sulla base degli indici ISTAT del costo della vita, e computare gli interessi legali, relativi al secondo anno, sulla somma così rivalutata; per ogni anno successivo si dovrà quindi procedere nello stesso modo, computando gli interessi sul valore capitale via via adeguato anno per anno, fino al saldo effettivo.

In conclusione i convenuti devono essere condannati in via solidale al pagamento, in favore dell'attore della somma capitale di Euro 101.210,69 in valori attuali a titolo di risarcimento del danno, con gli interessi al tasso legale, sul capitale monetario del risarcimento, riportato alla data del sinistro e via via adeguato anno per anno, in relazione alle variazioni degli indici ISTAT del costo della vita, sino al saldo effettivo.

In considerazione dell'esito del giudizio, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite in misura della metà, che per la restante quota vengono poste a carico di parte convenuta secondo soccombenza e liquidate come in dispositivo.

Gli oneri di C.T.U. relativi alla perizia medico-legale, liquidati come da separati decreti, debbono porsi ad integrale carico dei convenuti in solido, che vanno quindi condannati a rimborsare all'attrice gli importi dalla stessa anticipati a tale titolo, oltre alle spese di CTP sostenute dall'attrice come documentate, pari a complessivi Euro 1.920,00. Su tale importo vanno inoltre riconosciuti all'attore gli interessi legali dal pagamento al saldo.

P.Q.M.


Il Tribunale di Vicenza in composizione monocratica, definitivamente pronunciando ogni diversa istanza disattesa, così provvede:

1. Accertata la responsabilità concorrente e paritaria di attrice e convenuta Z.R. nella determinazione del sinistro stradale occorso all'attrice in data 15.5.1999, condanna i convenuti in solido tra loro, al pagamento, in favore dell'attrice a titolo di risarcimento del danno, della somma capitale di Euro 101.210,69 in valori attuali (anno 2011) e con gli interessi al tasso legale, da computare sul complessivo capitale monetario del risarcimento, riportato alla data del sinistro e via via adeguato anno per anno, in relazione alle variazioni degli indici ISTAT del costo della vita, sino al saldo effettivo;

2. Dispone la parziale compensazione delle spese di lite in misura della metà e per la restante metà condanna i convenuti in solido alla rifusione delle spese di lite in favore dell'attrice, che liquida nella somma già ridotta di Euro 10.245,00, di cui Euro 2.645,00 per diritti ed Euro 7.000,00 per onorari, oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A.;

3. Pone gli oneri della C.T.U., liquidati come da separato decreto, definitivamente a carico dei convenuti e li condanna in solido a rimborsare alla parte attrice gli importi dalla stessa anticipati a tale titolo, oltre alle spese di CTP come documentate, pari a complessivi Euro 1.920,00 oltre interessi legali dal pagamento al saldo.

Così deciso in Vicenza, il 21 gennaio 2012.

Depositata in Cancelleria il 14 marzo 2013.

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