Effetti sulla prescrizione in caso di mancata opposizione di un decreto ingiuntivo da parte di uno dei condebitori solidali

Nel caso di ricorso per decreto ingiuntivo contro più debitori solidali, l'art. 1310 c.c., concernente l'interruzione della prescrizione delle obbligazioni solidali, non è applicabile qualora uno degli ingiunti, contrariamente agli altri coobligati, non abbia proposto opposizione al provvedimento monitorio; in tal caso, l'ingiunzione acquista definitività ed autorità sostanziale di giudicato rispetto all'intimato che non abbia fatto opposizione. Ne consegue che gli atti interruttivi della prescrizione posti in essere dalla banca creditrice nei confronti degli altri condebitori ingiunti, successivamente al passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo nei confronti del non opponente, non estendono i loro effetti a quest'ultimo e conseguentemente il credito della intimante nei confronti della società attrice deve ritenersi estinto per prescrizione (in fattispecie, l'attrice ha dedotto che poiché essa, a differenza degli altri ingiunti, non ha proposto opposizione al provvedimento monitorio, nei suoi confronti varrebbe, quale fonte distinta, individuale e autonoma dell'obbligazione, esclusivamente il giudicato già formatosi con l'ingiunzione, con l'ulteriore conseguenza che ogni rapporto di solidarietà con gli altri condebitori sarebbe venuto meno anche agli effetti dell'art. 1310 c.c.).

Trib. Genova Sez. VI, 29/06/2005

La sentenza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI GENOVA

SESTA SEZIONE CIVILE

In persona del Dott. VIGOTTI ALVARO

Ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile promossa da:

F. S.S., in persona dei suoi legali rappresentanti pro-tempore, corrente in Genova, e P.L., residente in Genova, entrambi elettivamente domiciliati in Genova, presso lo studio dell'Avv. Papaioannu Costantino che li rappresenta e difende come da mandato in atti,

ATTORI

CONTRO

C. S.p.A. già denominata BANCA R. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede in Roma, e C. S.R.L., quale mandataria di C. S.p.A. (già BANCA R. S.p.A.), in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede in Roma, elettivamente domiciliate in Genova, presso lo studio dell'Avv. Picedi Benettini Eugenio che le rappresenta e difende unitamente all'Avv. Parigi Nicoletta del Foro di Torino, come da mandato in atti,

CONVENUTE

CONCLUSIONI DELLE PARTI

Per gli attori:

"Piaccia al Tribunale Ill.mo, contrariis reiectis, previa ogni meglio vista declaratoria e/o statuizione (e previa conferma, per quanto ritenuto di necessità, dell'ordinanza del G.U. in data 28/5/2004 nella parte in cui è stata disposta l'estromissione dal giudizio di C. s.r.l):

1) Accertare e dichiarare l'intervenuta prescrizione decennale del diritto di credito già di titolarità della Banca R. S.p.A. (e, successivamente, di C. S.p.A.) nei confronti di F. s.s., corrente in Genova, altra dei dodici destinatari solidali del provvedimento monitorio n. 836/93 reso in data 22/2/1993 (cron. 1996 - rep. 1459) dal Presidente del Tribunale di Genova;

2) Alternativamente e/o cumulativamente e/o subordinatamente accertare e dichiarare l'intervenuta liberazione ex art. 1301 cod. civ. del fideiussore solidale F. s.s. da ogni obbligo di pagamento nei confronti di C. S.p.A. per intervenuta remissione del debito da parte dell'Istituto Bancario creditore nei confronti di altri dei condebitori solidali, in assenza di idonea riserva nei confronti della medesima F. s.s.;

3) Conseguentemente, in ogni caso, accertare e dichiarare l'inefficacia e/o l'intervenuta caducazione, o come meglio, dell'ipoteca iscritta in data 23/2/1993 n. 206 reg. part. n. 1479 reg. gen. (in odio a F. s.s. ed in favore di Banca R. S.p.A.) presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Aosta, con ordine al competente Conservatore di procedere alla cancellazione dell'iscrizione ipotecaria de qua (gravante sull'appartamento n. & sito al piano & f.t. oltre alla pertinenziale cantina n. & sita al primo piano fondi ed all'annessa autorimessa, contraddistinta alla lettera D, posta al secondo piano fondi, facente parte del Condominio & sito in Comune di Valtournanche (AO) frazione di &, posto all'incrocio tra la strada vecchia del & e la strada del &: il tutto censito al Catasto Fabbricati del Comune di Valtournanche fg. &, mapp. &, sub. &, z.c. &, classe &, cat. A/2 e C/6) ponendo ad esclusivo carico di C. S.p.A. ogni inerente e/o conseguente onere e/o spese, anche di natura tributaria.

4) Condannare C. S.p.A. con sede in Roma, in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, a risarcire i danni tutti derivati e/o derivanti ad ambo gli attori in conseguenza della mancata tempestiva cancellazione della suddetta iscrizione pregiudizievole, liquidando detti danni:

a) quanto a F. in via equitativa ex art. 1226 cod. civ.;

b) quanto all'Avv. L.P. in misura pari ad Euro 80.000,00 (ammontare pari all'importo dallo stesso versato, a titolo di caparra, a F.D.B. s.s.) oltre rivalutazione ed interessi, a far data dalla notifica dell'atto di citazione introduttivo del presente giudizio sino all'effettivo soddisfo, ovvero in quella diversa misura che sarà ritenuta da Codesto Tribunale Ill.mo anche in via equitativa ex art. 1226 cod. civ.

5) Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa oltre CPA ed IVA".

Per le convenute:

"Voglia il Tribunale Ill.mo, disattesa ogni contraria eccezione e difesa,

previe le declaratorie del caso,

in via preliminare, dichiarare l'inammissibilità e/o improcedibilità della domanda proposta dagli attori per le ragioni esposte in narrativa;

in via principale ed in ogni caso respingere integralmente le domande avversarie.

Con espressa riserva di ulteriormente dedurre, produrre, capitolare, indicare testi in materia sia diretta che contraria, modificare le istanze e le conclusioni.

Con vittoria di spese, diritti ed onorari.

Con espressa riserva di ogni ulteriore facoltà di legge."

Svolgimento del processo

La società semplice F. e l'Avv. L.P. in proprio hanno convenuto in giudizio la C. S.p.A. e la C. SRL, affermando:

- che in data 20.2.1993 il Presidente del Tribunale di Genova aveva emesso un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo per Lire 1.304.857.058 contro I. srl, debitore principale della banca e i suoi fideiussori signori C.G., S.G., S.I., N. srl, C. srl, G. sas, I. s.s., K. s.s., G. s.s. e F. s.s.;

- che in forza di tale provvedimento monitorio la Banca R. aveva proceduto ad iscrivere varie ipoteche giudiziarie sui beni immobili sia del debitore principale che dei fideiussori e in particolare su un compendio immobiliare di proprietà della s.s. F. sito in comune di Valtournanche (AO);

- che mentre taluni degli ingiunti avevano proposto opposizione al citato decreto ingiuntivo, altri fideiussori, tra i quali la F., avevano lasciato che lo stesso divenisse cosa giudicata non interponendo impugnativa di sorta;

- che per oltre dieci anni dal passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo l'istituto di credito era rimasto del tutto inerte omettendo, quantomeno nei confronti della F., di porre in essere qualsivoglia atto interruttivo della prescrizione e neppure provocando l'espropriazione del cespite gravato di ipoteca;

- che il 9.4.2003 la società proprietaria, ritenendo ormai estinto il proprio debito, aveva promesso di vendere l'immobile all'Avv. L.P. con contratto preliminare che tra l'altro prevedeva l'impegno della promessa venditrice di procurare entro il 30.4.2004 la liberazione dell'immobile dalla summenzionata ipoteca sullo stesso gravante;

- che il 15.5.2003 l'Avv. P. aveva chiesto alla banca che venisse dalla stessa prestato consenso alla cancellazione dell'ipoteca, che C. nella asserita qualità di subentrante a C. S.p.A., a sua volta subentrata nella titolarità del credito a Banca R. S.p.A., aveva respinto la richiesta ed aveva invitato la F. al ripiano della pretesa creditoria dell'istituto sotto minaccia di azione legale;

- che a detta di C. il credito non era estinto per prescrizione in quanto pur in carenza di atti interrottivi nei confronti della F., l'avvenuta insinuazione del credito nel passivo del fallimento di altro debitore (C. srl) aveva determinato a norma dell'art. 2945 comma 2 c.c., effetto interruttivo del termine prescrizionale sino alla definizione del procedimento fallimentare.

Gli attori hanno quindi sostenuto che la tesi di C. non era sostenibile, a loro dire infatti il vincolo della solidarietà creatosi tra gli ingiunti (debitore principale e fideiussori) a seguito dell'emissione del provvedimento monitorio, era venuto meno in quanto mentre taluni degli intimati avevano proposto opposizione avverso detto provvedimento, la F. vi aveva fatto acquiescenza in tal modo determinandosi nei suoi confronti la formazione del giudicato a partire dal mese di aprile 1993, quale autonomo e distinto titolo di obbligazione che si era andato a sostituire al rapporto preesistente in base al quale la banca aveva promosso l'iniziativa ingiunzionale.

Gli attori hanno anche sostenuto che la banca aveva rimesso il debito riconoscendo estinto il rapporto creditorio garantito da alcuni fideiussori con ciò liberando anche gli altri condebitori in forza del disposto dell'art. 1301 1° co. c.c.

Gli attori hanno quindi chiesto che il Tribunale dichiarasse l'intervenuta prescrizione decennale del credito e la liberazione della F. da ogni obbligo di pagamento nei confronti di C. S.p.A. e/o di C. srl per intervenuta rimessione del debito, accertasse l'inefficacia o la caducazione dell'iscrizione ipotecaria gravante sull'immobile oggetto del preliminare di vendita e ne ordinasse la cancellazione e condannasse le convenute al risarcimento dei danni conseguenti all'omessa cancellazione.

C. e C. S.p.A., costituitesi hanno eccepito, la prima, che la titolare del crediti oggetto del giudizio era esclusivamente C. S.p.A., società nata dalla fusione tra Banca R. S.p.A. e Banca S. S.p.A., mentre essa C. era esclusivamente mandataria della stessa C., non era quindi la titolare del credito ed era quindi carente di legittimazione passiva; C. S.p.A. ha invece eccepito la carenza di legittimazione attiva e di interesse ad agire dell'Avv. L.P. il quale a suo dire, quale mero promissario acquirente dell'immobile non era titolare di alcuna situazione giuridica protetta e in particolare non aveva titolo a far valere la prescrizione del debito altrui; ha inoltre eccepito che la propria insinuazione nel fallimento della debitrice principale e in quello di uno dei fideiussori aveva sicuramente determinato l'interruzione della prescrizione anche nei confronti degli altri condebitori e in particolare della F. e che dall'assenso alla cancellazione delle ipoteche iscritte nei confronti di due altri condebitori non poteva assolutamente farsi discendere la conseguenza pretesa dagli attori ossia la rimessione del debito, valendo detto assenso solo per la cancellazione delle ipoteche e non anche per i diritti nei confronti delle garanti che erano stati fatti espressamente salvi, infine la convenuta ha eccepito l'infondatezza della domanda di risarcimento del danno svolta dagli attori.

Nel corso del giudizio il Tribunale, sull'accordo delle parti, ha disposto l'estromissione dal giudizio della C. e in assenza di istanze istruttorie ha invitato i difensori a precisare le conclusioni. I difensori hanno precisato le conclusioni trascritte all'epigrafe e, nei termini di legge, hanno depositato gli scritti difensivi conclusivi.

Motivi della decisione

Deve innanzitutto respingersi l'eccezione di difetto di legittimazione attiva e di interesse ad agire dell'Avv. L.P. sollevata dalla convenuta; egli infatti quale promittente acquirente dell'immobile su cui grava l'ipoteca di cui viene chiesta la cancellazione è titolare di un diritto di credito, quello che gli deriva dal preliminare di vendita, che determina non solo il suo interesse a vedere accolta la domanda e quindi ad agire ex art. 100 c.p.c., ma anche la sua legittimazione attiva dal momento che la situazione giuridica soggettiva che egli intende far valere è sicuramente connessa con l'oggetto della causa, non solo in riferimento alla domanda di risarcimento del danno, in cui tale connessione è particolarmente evidente, ma anche per quanto riguarda la domanda di cancellazione dell'ipoteca essendo evidente che il suo diritto di credito nei confronti del promittente venditore in tanto avrebbe piena attuazione in quanto tale domanda trovasse accoglimento; né varrebbe sostenere in senso contrario che il vincolo che lega la domanda al diritto a tutela del quale l'attore agisce in giudizio sia solo indiretto in quanto ciò che conta ai fini che ne occupano è riconoscere che il diritto fatto valere dall'attore è sicuramente da lui affermato come proprio e che il provvedimento richiesto sia comunque idoneo ad incidere positivamente su di esso.

Nel merito la domanda è fondata.

Ciò di cui si controverte nel presente giudizio, essendo ogni altro elemento della fattispecie pacifico tra le parti, è se l'atto interruttivo della prescrizione decennale del diritto di credito della convenuta nei confronti della società F., atto interruttivo rappresentato dall'insinuazione del credito della banca al passivo del fallimento di due coobbligati, valga ad interrompere la prescrizione anche nei confronti della convenuta. La soc. F. sostiene che poiché essa, a differenza degli altri ingiunti non ha proposto opposizione al provvedimento monitorio (circostanza che tuttavia come vedremo non è pacifica), nei suoi confronti varrebbe, quale fonte distinta, individuale e autonoma dell'obbligazione, esclusivamente il giudicato formatosi a seguito dell'omesse opposizione con l'ulteriore conseguenza che ogni rapporto di solidarietà con gli altri condebitori sarebbe venuto meno anche agli effetti dell'art. 1310 c.c.

Tale tesi è fondata essa è infatti coerente al principio affermato dalla Cassazione nella sentenza 7881/2003 secondo cui:

il ricorso per decreto ingiuntivo a carico di debitori solidali introduce, cumulate in un unico procedimento, due cause distinte, in considerazione dell'autonomia dei rapporti fra il creditore e i singoli coobbligati. Detto provvedimento monitorio pertanto al pari della sentenza che rechi condanna all'adempimento di più debitori solidali, acquista definitività ed autorità sostanziale di giudicato rispetto all'intimato che non faccia opposizione; effetti insensibili all'eventuale sopravvenienza di una pronuncia di accoglimento dell'opposizione proposta da altro intimato, perché l'invocabilità della sentenza favorevole intervenuta nel rapporto fra il creditore e un diverso debitore, ai sensi dell'art. 1306 secondo comma c.c., va negata a chi abbia partecipato al relativo giudizio e lo abbia visto concludere con un giudicato direttamente formatosi nei suoi confronti (...) ricordandosi altresì che la definitività del decreto ingiuntivo rende incontestabile anche l'esistenza del credito (...).

In base a tale principio deve affermarsi che il vincolo della solidarietà tra i debitori ingiunti viene meno per effetto della sostituzione al titolo originario, comune fra essi, rappresentato dal decreto ingiuntivo, sostituzione che si realizza a causa delle diverse scelte processuali e dei diversi esiti dei giudizi: sentenza o ordinanza di estinzione del giudizio, per chi abbia fatto opposizione al decreto e passaggio in giudicato del provvedimento monitorio per l'intimato che vi abbia fatto invece acquiescenza. In linea generale prova di tale venire meno della solidarietà si può trarre dal seguente argomento a contrariis: nessuno potrebbe seriamente dubitare che nei confronti degli ingiunti opponenti che abbiano visto accolta l'opposizione con il riconoscimento dell'insussistenza del loro debito, sia impossibile da parte del creditore azionare il titolo, valido nei confronti dell'ingiunto non opponente, rappresentato dal passaggio in giudicato nei confronti di questi del provvedimento monitorio.

Deve quindi riconoscersi fondata la tesi, secondo cui con il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo nei confronti della soc. F. sia sorto un rapporto obbligatorio nuovo ed esclusivamente individuale, svincolato e autonomo rispetto a quello solidale a suo tempo azionato dalla banca; conseguentemente sul piano della prescrizione non è applicabile la disposizione di cui all'art. 1310 c.c. proprio perché l'obbligazione che per il condebitore non impugnante nasce dal giudicato è distinta da quella originaria ed è del tutto autonoma. Da quel momento le strade di questa nuova obbligazione non più solidale e di quella che rimane in capo al condebitore opponente restano definitivamente separate (in questi termini CdA Cagliari 28.10.2004). Ne consegue che gli atti interruttivi della prescrizioni posti in essere dalla banca creditrice nei confronti degli altri condebitori ingiunti, successivamente al passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo nei confronti della soc. F. non estendono i loro effetti a quest'ultima e conseguentemente che il credito "della C. S.p.A. nei confronti della società attrice è estinto per prescrizione.

La convenuta sostiene che in realtà la soc. F. avrebbe al pari degli altri ingiunti fatto opposizione al decreto ingiuntivo, tale eccezione risulta infondata in quanto non è contestato, ed anzi è stato eccepito dalla stessa banca nel giudizio di opposizione, che la F. non aveva rilasciato alcuna procura al difensore tanto che nei suoi riguardi l'opposizione doveva considerarsi nulla. Non vale a revocare in dubbio tale affermazione la circostanza riferita in comparsa conclusionale dalla convenuta secondo cui il giudizio di opposizione si sarebbe estinto per mancata riassunzione nei termini a seguito di interruzione per il decesso del difensore, senza che alcuna pronuncia in punto validità della procura sia stata emessa dal Tribunale, ciò infatti non esclude che della validità di detta procura sulla base di quanto riferito dalle parti circa l'omesso conferimento da parte della società F. possa e debba occuparsi questo giudice nel senso di riconoscerne la nullità.

La domanda dell'attrice volta ad ottenere la cancellazione dell'ipoteca deve quindi essere accolta.

La domanda volta ad ottenere il risarcimento del danno va invece respinta non ravvisandosi nessun obbligo specifico della banca nei confronti degli attori di provvedere spontaneamente alla cancellazione mentre per quanto riguarda la violazione di un'obbligazione generica di conformare i propri atti al dettato della legge, violazione che potrebbe integrare gli estremi della responsabilità extracontrattuale, si rileva che il carattere obiettivamente controverso della questione relativa alla prescrizione esclude la colpa della convenuta. Tale circostanza induce anche il tribunale a compensare tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

Respinta ogni altra e diversa domanda, il Tribunale:

Dichiara prescritto il credito di C. S.p.A. nei confronti della soc. F.;

conseguentemente dichiara l'inefficacia dell'iscrizione ipotecaria in data 23/2/1993 n. 206 reg. part. e n. 1479 reg. gen. in favore della Banca R. presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Aosta; ordina al competente Conservatore di procedere alla cancellazione dell'ipoteca medesima, pone a carico di C. S.p.A. ogni inerente e conseguente onere; compensa tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Genova il 20 giugno 2005.

Depositata in Cancelleria il 29 giugno 2005.

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Inviato: 3 Anni 5 Mesi fa da Anonimo #1023
Avatar di Anonimo
Salve. Qualcuno mi aiuta? :(
Una banca ingiunge con unico decreto ingiuntivo contro una srl e 3 fideiussori capitale ed interessi al 12% fino al soddisfo.( 1998) Pochi giorni dopo la notifica la società fallisce. i 3 fideiussori fanno opposizione a D.I. ma, dopo la morte di un fideiussore, non viene riassunto nei termini e il decreto passa in giudicato (2002). La banca iscrive ipoteca giudiziale contro i 2 fideiussori in vita. Contro uno di essi non inizia alcuna esecuzione e contro l'altro la banca precede ad atto di intervento (ex art 498), su altra procedura personale.
Intanto però contro la srl fallita nel 1998 ottiene ammissione al passivo e nel 2012 viene soddisfatto all'82%
Il debitore cha ha visto l'intervento, vorrebbe transigere, ma la banca applicando il 12 % di interesse dal 1998, e imputando quando incassato dal riparto fallimentare agli interessi, sostiene di esser creditore di somme stratosferiche!
E' corretto il comportamento della banca? Se il soggetto paga, contro chi potrebbe rivalersi e in quale percentuale? La debitrice principale è fallita, un cofideiussore è morto, e per l'altro è prescritto? ringrazio chi vorrà rispondermi...
Inviato: 3 Anni 5 Mesi fa da Anonimo #1024
Avatar di Anonimo
Salve, ho letto il post e credo che il problema lamentato sia l'esosità degli interessi. Rilevando che gli stessi partono dal 1998 consiglierei un accertamento preliminare sulla eventuale formazione di interessi anatocistici, poiché ante delibera CICR del 2000. Nel merito sarebbe importante acquisire anche la documentazione bancaria con cui l ente creditizio ha posto in essere l adeguamento alla delibera, che a mio avviso deve essere conservato oltre i dieci anni perché pattuizione contrattuale e non semplice documentazione contabile ( che può essere distrutta dopo tale termine). In seguito verificherei eventuali criticità di rapporto relative al superamento del tasso soglia nell'arco del periodo in esame con rilevazione anche del complessivo tasso applicato e quindi valutazione di eventuale presenza di tassi usurari. Solo da tali accertamenti si può comprendere il corretto computo della cifra "astronomica richiesta ". Occorrerebbe, infine, una precisa ricostruzione delle imputazioni effettuate dalla Banca rispetto alle somme percepite, al fine di comprendere quanto di esse sia stata destinata all'abbattimento della quota capitale del residuo credito e quanto invece agli interessi. Infine, relativamente ai profili della usurarietà presterei peculiare attenzione alla corretta ricostruzione del tasso globale relativamente alla quota interessi moratoria rispetto a quella ordinaria.
L?analisi descritti dovrebbe essere il primo passo per la valutazione della somma residua dovuta.
Inviato: 3 Anni 5 Mesi fa da mariaros #1027
Avatar di mariaros
Grazie per la risposta!
Ma il legale mi ripete che nulla si può più fare; la mancata riassunzione nei termini dell'opposizione al decreto ingiuntivo da parte dei fideiussori lo fa passare in giudicato coprendo "dedotto e deducibile"
Ho l'ultimo estratto conto della società e c'è capitalizzazione trimestrale degli interessi. Possibile non si possa fare più nulla adesso?? A me sembra una truffa che diventa legale!

Temo che qualcosa di illegale sia avvenuto anche nell'ammissione al passivo della società debitrice principale. Per altro debito bancario fu fatta CTU e rilevato anatocismo e superamento del tasso soglia, ma per questo di cui vi parlo, fu ammesso senza riserva. Aver incassato ben l'85% dal riparto non li ha ancora "saziati" :(
Ringrazio in anticipo chi vorrà rispondermi.

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