L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri causati dalla particolare conformazione della strada o delle sue pertinenze

L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri causati dalla particolare conformazione della strada o delle sue pertinenze. La presunzione comporta che tale responsabilità possa ritenersi esclusa solo dal caso fortuito, che può consistere sia in un'alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile agli utenti della strada neppure con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l'impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l'interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno. Ciò premesso, nel caso di specie, l'ente provinciale convenuto avrebbe dovuto fornire la prova del caso fortuito, ovvero dimostrare che l'incidente occorso agli attori fosse riconducibile esclusivamente ad un fatto assolutamente imprevedibile anche, eventualmente, dipendente dalla condotta tenuta per essere esente da responsabilità. Non avendo fornito tale prova, lo stesso è stato ritenuto responsabile dell'incidente in parola, atteso che le risultanze istruttorie avevano, altresì, evidenziato che la causa dell'evento dannoso doveva essere identificata nell'inadeguata manutenzione della sede stradale, poco illuminata e priva della segnaletica indicante il dissesto e la buca.

Trib. Potenza, 20/04/2010

La sentenza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI POTENZA
SEZIONE CIVILE

Il Tribunale di Potenza, sezione civile, in composizione monocratica, dott.ssa Emanuela Musi, ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 2304/02 R. Gen. Aff. Cont.

TRA

Pe.Do. e Fo.Gi., entrambi residenti in Marsiconuovo ed elett.te domiciliati in Paterno di Lucania alla via (...) presso lo studio dell'avv. Lu.Ci. che li rappresenta e difende in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione del 15.11.2005

ATTORI

E

Provincia Di Potenza, in persona del suo Presidente p.t., elett.te domiciliata presso lo studio dell'avv. Ma.La. che la rappresenta e difende in virtù di mandato a margine dell'ultima facciata della copia notificata dell'atto di citazione ed in virtù di delibera di Giunta n. 433 del 26.11.2002

CONVENUTA

Oggetto: responsabilità da cose in custodia; risarcimento danni.

Conclusioni: il procuratore degli attori concludeva chiedendo di dichiarare l'Amministrazione Provinciale di Potenza unica responsabile dell'incidente per cui è causa nonché unica responsabile dei danni derivati agli attori per aver colposamente omesso la dovuta e necessaria manutenzione, riparazione e segnalazione sulla strada dove si è verificato l'incidente e, per l'effetto, condannarla al risarcimento dei danni patrimoniali e non, con vittoria di spese di lite da attribuirsi al procuratore anticipatario. Il procuratore della convenuta concludeva chiedendo al Tribunale di dichiarare che nessun responsabilità è ascrivibile alla Provincia di Potenza e per l'effetto rigettare la domanda attorea; vinte le spese.

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Con atto di citazione ritualmente notificato Pe.Do. conveniva dinanzi al Tribunale la Provincia di Potenza per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti dal ciclomotore di sua proprietà e da suo figlio minore, Gi.Fo. in occasione di un sinistro verificatosi in Marsico Nuovo a causa del fondo stradale sconnesso e rovinato e per la presenza di una grossa buca. Si costituiva la Provincia eccependo l'insussistenza di una qualsivoglia responsabilità da parte dell'amministrazione in ragione del carattere demaniale della strada sulla quale si era verificato il sinistro ed in assenza di un pericolo occulto. Nel corso del giudizio si costituiva Fo.Gi., divenuto maggiorenne e si associava alle difese già espletate nel suo interesse dalla genitrice. Espletata l'istruttoria con l'escussione dei testi e con la consulenza tecnica d'ufficio, le parti rassegnavano le proprie conclusioni ed il Giudice decideva la causa.

La domanda attorea è fondata e, come tale, merita accoglimento. La fattispecie concreta oggetto del presente procedimento ben può essere inquadrata nell'ambito della cornice astratta dell'illecito ex art. 2051 c.c. Invero, la giurisprudenza di legittimità più recente ha manifestato un netto revirement rispetto alla rigidità del passato che portava ad escludere l'operatività di tale fattispecie speciale di responsabilità (contraddistinta dalla presunzione di colpa) con riferimento alle pubbliche amministrazioni ed in particolare con riguardo alla manutenzione delle strade di utenza pubblica (cfr. per tutte la recente Cass. civ. n. 24419/2009): si è sostenuto, anche in dottrina, che l'impostazione in forza della quale, in caso di sinistro provocato dalle condizioni di una strada pubblica, dovesse essere il danneggiato a dimostrare il carattere occulto del pericolo ai fini della responsabilità dell'ente implicava un aggravio probatorio in capo allo stesso non giustificato ed un privilegio, altrettanto ingiustificato, in favore della P.A. Cosicché dall'assoluta inapplicabilità dell'art. 2051 c.c. si è passati all'affermazione dell'operatività in astratto, salva la valutazione concreta della ricorrenza dei relativi presupposti (relazione causale tra la cosa custodita ed il sinistro, l'onere della cui prova grava sul danneggiato; insussistenza del caso fortuito, la dimostrazione del quale incombe sull'ente).

Requisito indispensabile ai fini della configurabilità della fattispecie in esame è la sussistenza di una relazione diretta tra la cosa in custodia e l'evento dannoso. A lungo si è dibattuto circa l'ambito di operatività dell'art. 2051, ovvero se si riferisse soltanto a danni cagionati da cose che avessero assunto un ruolo attivo nella produzione del danno in virtù di un intrinseco dinamismo ovvero se si potesse estendere anche ai pregiudizi derivanti da cose inerti. La giurisprudenza ha più volte avuto modo di affermare che la norma in commento non richiede necessariamente che la cosa sia suscettibile di produrre danni ex se in quanto anche in relazione alle cose prive di dinamismo sussiste il dovere di controllo e di custodia, allorquando il fortuito o il fatto dell'uomo possono prevedibilmente intervenire, come causa esclusiva o come concausa nel processo obiettivo di produzione del fatto dannoso, eccitando lo sviluppo di un agente, di un elemento o di un carattere che conferiscono alla cosa l'idoneità al nocumento (cfr. in tal senso tra le altre Cass. civ. 4480/2001; Cass. civ. 6616/2000; nonché Cass. civ. 10277/1990).

La fattispecie di responsabilità in esame si incentra sulla nozione di custodia: custode della cosa è chi ha l'effettivo potere materiale su di essa. E' custode non soltanto il proprietario della cosa ma anche il semplice possessore della stessa ovvero il detentore nell'interesse proprio o altrui: tuttavia, il fondamento della ipotesi di responsabilità in esame va ricercato non tanto nella violazione dell'obbligo di custodia e di vigilanza sulla cosa, quanto piuttosto nell'oggettiva attribuzione delle conseguenze dannose derivanti dalla cosa allo stesso soggetto che se ne avvantaggia sulla scorta del principio cuius commoda eius incommoda. Peraltro, la questione della natura della responsabilità ex art. 2051 ha per lungo tempo interessato la dottrina, divisa tra quanti ne affermavano il carattere soggettivo, di responsabilità per colpa, sebbene presunta e quanti invece ne riconoscevano la natura oggettiva, sul presupposto che il caso fortuito cui si assegna la valenza di prova liberatoria non inciderebbe sulla colpa quanto piuttosto sulla configurazione del nesso causale.

Di recente, la giurisprudenza di legittimità ha affermato il carattere oggettivo dell'illecito di cui all'art. 2051 c.c. tale che non occorrerebbe la prova della colpa, quale requisito costitutivo della fattispecie, risultando invero sufficiente l'integrazione dell'elemento materiale (evento dannoso, nesso causale); in particolare, la S.C. ha chiarito che "la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prevista dall'art. 2051 cod. civ. prescinde dall'accertamento del carattere colposo dell'attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento; tale responsabilità prescinde, altresì, dall'accertamento della pericolo sita della cosa stessa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l'insorgenza in essa di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato - con effetto liberatorio totale o parziale - anche dal fatto del danneggiato, avente un'efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra la cosa e l'evento dannoso o da affiancarsi come ulteriore contributo utile nella produzione del danno" (così testualmente Cass. 28811/2008; nello stesso senso cfr. anche Cass. civ. 26051/2008), recependo in tal modo quell'orientamento dottrinale secondo cui il caso fortuito (che ricomprende anche il c.d. fortuito incidentale, ossia quello derivante dal fatto del terzo) non esclude la colpa ma eventualmente elide il nesso causale ovvero attenua la portata esclusiva del fattore riconosciuto come antecedente causale dell'evento dannoso.

Pertanto, ai fini della configurazione della responsabilità ex art. 2051 c.c. non rileva in sé la violazione dell'obbligo di custodire la cosa da parte del custode, la cui responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale dell'evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne è fonte immediata, ma ad un elemento esterno.

Ciò premesso sotto il profilo teorico della qualificazione della fattispecie di responsabilità desumibile dalla prospettazione attorea, occorre verificare se nel caso concreto che ci occupa possa ravvisarsi una responsabilità dell'ente convenuto per il sinistro occorso al Fo. Ritiene questo Giudice che debba ritenersi accertato alla stregua delle risultanze dell'istruttoria l'evento dannoso: invero, dalle dichiarazioni dei testi è emerso in modo evidente che il sinistro descritto dall'attore si è verificato proprio secondo la dinamica dallo stesso prospettata; altrettanto confermato appare il dato relativo all'esistenza della buca e delle sconnessioni sulla strada non segnalate e dell'assenza di un'adeguata illuminazione. Di tal che il fatto storico in sé deve considerarsi provato; quanto poi all'affermazione della responsabilità della Provincia di Potenza, deve farsi riferimento al riguardo ai parametri indicati dalla giurisprudenza per riscontrare la colpa presunta dell'ente, sostanzialmente imperniata sulla violazione dell'obbligo di manutenzione che le compete.

In particolare, l'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., dei sinistri causati dalla particolare conformazione della strada o delle sue pertinenze. La presunzione comporta che tale responsabilità possa ritenersi esclusa solo dal caso fortuito, che può consistere sia in un'alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai conducenti nemmeno con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l'impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l'interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno.

Nel caso di specie, l'ente convenuto avrebbe dovuto fornire la prova del fortuito, ovvero dimostrare che l'incidente per cui è causa si è verificato a causa di un fatto assolutamente imprevedibile anche dipendente dalla condotta del danneggiato (ai fini dell'operatività dell'art. 1227 c.c.): invero, un tal tipo di prova non è stata fornita, anzi dall'istruttoria sono emersi elementi sufficienti per attribuire causalmente alla inadeguata manutenzione della sede stradale l'evento dannoso e, quindi, tutte le sue conseguenze (il teste Fi.An. al riguardo ha dichiarato che il posto non era illuminato e non vi era segnaletica indicante il dissesto e la buca ed inoltre che vi è una squadra dell'amministrazione provinciale che si occupa di quella strada; il teste Lo. ha confermato l'esistenza della buca, riconoscendola anche nelle foto, ha dichiarato che la buca non era segnalata né è illuminata la strada e confermato l'abituale presenza su quella strada di personale dell'amministrazione provinciale addetto alla manutenzione; il teste Vo., dipendente della Provincia, si è limitato a dichiarare che non di buca si trattava ma di avvallamento, in ogni caso confermando, l'assoluta assenza di segnaletica e l'insufficienza dell'illuminazione; il teste Ci. ha dichiarato di aver visto cadere dallo scooter Gi., confermato l'esistenza della buca, confermato l'esistenza della squadra dell'amministrazione provinciale per la manutenzione della SP 80).

Dalla disamina delle testimonianze emerge in modo inequivoco che la strada in questione era perfettamente suscettibile di controllo, tant'è che l'amministrazione provinciale abitualmente incaricava una squadra per la manutenzione e per l'apposizione della segnaletica, di tal che devono reputarsi sussistenti i presupposti per configurare il rapporto di custodia nonché la derivazione causale dell'evento dannoso dalla cosa custodita.

Invero, non può ritenersi nel caso di specie che l'ente pubblico convenuto versasse in una situazione di oggettiva impossibilità di esercitare sul bene quel potere di governo in cui si estrinseca la custodia: sul punto, la giurisprudenza ha chiarito più volte che non rileva l'ampiezza della strada dove si verifica il sinistro né l'uso indiscriminato che l'utenza ne faccia; ciò che importa è che la situazione di fatto che la cosa è venuta a presentare e nel cui ambito ha avuto origine l'evenienza che ha prodotto il danno sia o meno riconducibile alla fattispecie della relativa custodia da parte dell'ente pubblico (così cfr. tra le altre Cass. civ. n. 17377/2007). Del resto, le risultanze istruttorie hanno confermato che su quella strada vi era una squadra dell'amministrazione provinciale addetta alla vigilanza, che consisteva nell'ordinaria manutenzione e nell'apposizione della segnaletica. D'altra parte, non vi è prova, il cui onere gravava sulla Provincia convenuta, della tenuta di una condotta da parte dell'attore tale da integrare il c.d. fortuito incidentale, ovvero consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe ovvero dell'impropria utilizzazione del bene tale da interrompere il nesso eziologico tra il bene in custodia ed il danno (del resto i testi hanno confermato che il Fo. indossava il casco al momento del sinistro), di tal che deve presumersi l'adozione di un comportamento consono ed adeguato da parte dell'attore, tale da escludere una qualche forma di corresponsabilità dello stesso nella causazione del sinistro, anche in termini di concorso colposo ex art. 1227 c.c.

Sulla scorta di quanto sinora argomentato deve dunque affermarsi la responsabilità dell'ente convenuto in relazione al sinistro occorso al Fo.

Passando alla quantificazione dei danni, ritiene questo Giudice che debba essere riconosciuto al Fo. il risarcimento del danno non patrimoniale, per la compromissione dello stato di salute che gli è derivata dal sinistro, nonché alla Pe., quale proprietaria del ciclomotore incidentato, il risarcimento del danno patrimoniale da quantificarsi quest'ultimo nella misura indicata nel preventivo prodotto in atti (doc. 13 produzione parte attrice) e non contestato dalla Provincia, Euro 678,80, che rivalutato è pari ad Euro 783,50. La consulenza tecnica d'ufficio ha riscontrato la sussistenza del nesso causale tra il sinistro per cui è causa e le lesioni riportate dall'attore, concludendo nel senso di una misura di danno biologico permanente del 3%, con inabilità temporanea totale per una durata di 25 giorni ed un'inabilità temporanea parziale al 50% per giorni 20 ed al 25% per altri 20 giorni. Ritiene questo Giudice che le conclusioni rassegnate dal medico possano essere condivise in quanto supportate logicamente e tecnicamente da motivazioni che danno conto del percorso seguito per addivenirvi: di tal che il danno non patrimoniale risarcibile in favore del Fo., applicando le tabelle del D.M. 19.6.2009 che ha aggiornato l'art. 139 del Codice delle Assicurazioni in materia di lesioni micropermanenti ammonta a complessivi Euro 4.241,93 - importo già rivalutato - (di cui Euro 2.542,73 per danno biologico permanente, Euro 1.062,00 per ITT, Euro 424,80 per ITP al 50% per 20 giorni, Euro 212,40 per ITP al 50% per ulteriori 20 giorni). A tale importo vanno aggiunti gli interessi al tasso di cui al c.c. dal giorno del sinistro (versandosi in ipotesi di mora ex re) e sino al soddisfo. Vale precisare che ai fini della richiesta personalizzazione della misura del danno risarcibile alla stregua della mera valutazione medico legale dei postumi di un sinistro occorreva quantomeno che il danneggiato assolva ad un onere allegazionale, deducendo le ulteriori ripercussioni della lesione del bene salute sulla sua persona, onere che nel caso di specie non può ritenersi assolto, essendosi l'attore limitato nella comparsa conclusionale a dedurre generiche ripercussioni in ragione dell'età del Fo. (che già sono ricomprese nelle tabelle applicate) nonché a contestare la CTU che avrebbe a suo dire sminuito le conseguenze della diminuzione della funzionalità mandibolare in relazione alla quale però questo Giudice ritiene di poter condividere le conclusioni rassegnate dal CTU nei chiarimenti depositati in data 17.12.2008. Pertanto, la Provincia di Potenza deve essere condannata al pagamento in favore del Fo.Gi. della complessiva somma di Euro 4.241,93, già comprensiva di rivalutazione monetaria, oltre interessi al tasso di cui al c.c. dal 9.7.2002 e fino al soddisfo, e della Pe.Do. della complessiva somma di Eviro 783,50 oltre interessi al tasso di cui al c.c. dalla data del sinistro e fino al soddisfo. Alla soccombenza nel merito della Provincia di Potenza segue la condanna alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano separatamente in dispositivo.

P. Q. M.

Il Tribunale di Potenza, sezione civile, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sull'azione proposta da Pe.Do. e Fo.Gi. nei confronti della Provincia di Potenza con atto di citazione ritualmente notificato: 1) in accoglimento della domanda, dichiara la responsabilità ex art. 2051 c.c. della Provincia di Potenza, e per l'effetto la condanna al pagamento in favore del Fo.Gi. della somma di Euro 4.241,93, già comprensiva di rivalutazione monetaria, oltre interessi al tasso di cui al c.c. dal 9.7.2002 e fino al soddisfo nonché in favore di Pe.Do. della somma di Euro 783,50 oltre interessi al tasso di cui al c.c. dal 9.7.2002 e sino al soddisfo; 2) condanna la convenuta alla rifusione delle spese di lite in favore degli attori e per loro in favore dell'avv. Lu.Ci., spese che si liquidano in complessivi Euro 4.300,00, di cui Euro 2.500,00 per onorari, Eviro 1.100,00 per diritti ed Euro 700,00 per spese vive, oltre rimborso forfettario spese generali (12,5% su diritti ed onorari), IVA e Cassa come per legge. Così deciso in Potenza, il 20 aprile 2010.

Depositata in Cancelleria il 20 aprile 2010.

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