La procura speciale per la presentazione della querela rilasciata in via preventiva

Il fatto oggetto del procedimento penale era ed è effettivamente di non grande rilevanza. Due ragazzi, infatti, entrati all’interno di un esercizio commerciale, tentavano di sottrarre una torcia elettrica e quattro pile stilo. Notati da un addetto alla clientela venivano fermati e gli oggetti recuperati. Tuttavia il responsabile del patrimonio aziendale per la Toscana di Unicoop Tirreno soc. Coop. A.r.l. presentava querela.

Da qui l’imputazione per tentato furto a carico dei due ragazzi “perché in concorso tra loro ed al fine di trarne profitto compivano atti idonei diretti in modo non equivoco ad impossessarsi all'interno della Coop di Follonica in danno della Unicoop Tirreno soc. Coop. A.r.l. con sede in Piombino di una torcia elettrica marca Energizer e di quattro batterie non verificandosi l'evento per cause indipendenti dalla loro volontà. In Follonica il 15.7.2006. Querela del 17.7.2006. Con la recidiva reiterata infraquinquennale per B.R.”.

La questione giuridica sottesa presenta molti spunti di riflessione.

La querela era stata presentata dal responsabile della sicurezza patrimonio aziendale Unicoop Tirreno il quale, dopo aver esposto i fatti per come lui riferiti dall’addetto, depositava puramente e semplicemente (senza alcun riferimento ai poteri lui derivanti da quella procura ovvero senza rappresentare la volontà di presentare querela in nome e per conto di colui il quale gli aveva rilasciato la procura) una procura “speciale”.

Il processo si concludeva con la condanna degli imputati e la sentenza con le sue motivazioni è allegata per intero.

Avverso tale decisione è stato proposto appello ricalcando le motivazioni oggetto della discussione finale e disattese dal Tribunale di Grosseto con un atto dal seguente tenore letterale:

“ La sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto è meritevole di essere riformata per tutti i motivi che saranno appresso esaminati.

1° motivo

Inosservanza, erronea interpretazione e applicazione delle norme penali - Sentenza di non doversi procedere perché l'azione penale non doveva essere iniziata ai sensi dell'art. 529 c.p.p. ovvero ai sensi dell'art. 129 stesso codice.

Il Tribunale di Grosseto, nella parte motiva della sentenza che qui si impugna, afferma di non poter condividere l 'eccezione di improcedibilità per carenza di una valida procura speciale (rilasciata anteriormente al verificarsi del fatto) necessaria per la proposizione della querela in considerazione del fatto che tale impostazione ignora il disposto di cui all'art. 37 disp. att. c.p.p. che consente il rilascio in via preventiva della procura speciale.

Tale impostazione non può essere condivisa.

In ogni caso, le questioni sollevate da questa difesa in ordine alla validità della querela presentata sono molteplici e interessano più aspetti.

Andando con ordine:

(I)

il procedimento è originato dalla querela presentata in data 17 luglio 2006 da parte del signor F.A. Questi, dopo essersi qualificato come responsabile della sicurezza patrimonio aziendale società Unicoop Tirreno, propone in proprio, e non invece per conto della Unicoop Tirreno, istanza punitiva per il reato di tentato furto. Deposita infine copia fotostatica di procura speciale datata 6 giugno 2006 lui rilasciata dalla Unicoop Tirreno.

Il signor F. A. non è persona offesa e, per tale motivo, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 120 c.p., non ha diritto di querela. In buona sostanza non può proporre querela in proprio a tutela di un diritto e di un interesse che non ha mai avuto.

Il signor F. A. non precisa e non specifica di esercitare diritto di querela in nome e per conto della Uniccop Tirreno; non specifica di farlo sulla base di una procura speciale (che, come più avanti vedremo, speciale non è); non fa precedere, come espressamente previsto nella procura notarile che allega, la propria firma personale dalla indicazione, apposta anche con timbro, della società mandante.

Tuffi tali elementi evidenziano che il signor F. A. ha illegittimamente esercitato in proprio un diritto di querela che non aveva.

Sotto tale aspetto dovrà essere pronunciata sentenza di non doversi procedere per carenza della condizione di procedibilità.

(II)

Alla stessa conclusione dovrà giungersi se si analizza la reale natura dalla procura rilasciata in favore del signor F. A..

Ai sensi dell'art. 336 c.p.p. la querela può essere presentata personalmente o a mezzo di procuratore speciale. Per quanto riguarda la procura, questa, in base alla regola generale dell'art. 122, comma I, c.p.p deve, a pena di inammissibilità, essere rilasciata con atto pubblico o scrittura privata autenticata, e contenere, oltre che le indicazioni richieste specificamente dalla legge, la determinazione dell'oggetto per cui è conferita e dei fatti cui si riferisce. Bisogna, poi, che la medesima sia allegata alla querela in occasione della presentazione di questa ed indichi specificamente tutti i fatti per i quali si richiede che venga promossa l'azione penale, nonché, se nota, la persona da sottoporre al procedimento.

La procura, quindi, non può mai assumere il carattere di mandato generale.

Dalla semplice lettura della procura depositata all'atto della proposizione della querela si evince che trattasi di una procura generale che abilita il signor F. A. a "sporgere denuncia/querela ed eventualmente a costituirsi parte civile in ogni procedimento penale che si instauri a seguito di furti e/o appropriazioni indebite commessi all’interno di ciascun punto vendita della cooperativa (ovvero all'interno del negozio di cui hanno la responsabilità), nonché per ogni reato per il quale è prevista la querela di parte quale condizione di procedibilità".

Nessuna specificazione e nessun elemento che possa far riconoscere la natura di procura speciale idonea ad abilitare dal punto di vista sostanziale il signor F. A. a proporre una querela.

Ferma l'assenza della specialità nella procura depositata, il signor F. A. (per le motivazioni già spiegate al punto precedente) ne ha anche disatteso le formalità espressamente indicate consistenti nel far precedere la sua firma personale dall'indicazione, apposta anche con timbro, della società mandante.

In altre parole la procura di cui si discute non soddisfa i requisiti previsti dall'art. 122 c.p.p. non contenendo la menzione dello specifico oggetto e dei fatti, necessariamente già verificatisi, per i quali è stata rilasciata, ma ha genericamente ad oggetto una serie di fattispecie di reati non accaduti[1], ma suscettibili di venire solo successivamente ad esistenza, privi di specifiche connotazioni ontologiche[2].

(III)

Concludendo l'analisi della procura depositata ritiene questa difesa opportuno fare riferimento alla parte motiva della sentenza della Corte di Appello di Milano appena richiamata perché, con una analisi precisa ed estremamente dettagliata, affronta problema identico a quello che si rimette a Codesta Corte di Appello. In particolare:

"Osserva la Corte come l'oggetto del presente giudizio sia limitato unicamente alla decisione circa la validità della procura conferita alla persona che materialmente ha presentato querela contro l'imputata M., atteso che l'imputata nulla ha eccepito nell'atto di gravame in ordine alla qualificazione giuridica del fatto né alla sussistenza dello stesso.

Il thema decidendum, peraltro già affrontato da questa Corte in altra decisione, oggetto di produzione da parte della difesa (Corte d'Appello di Milano, sez. II, sentenza 23 gennaio 2003), è costituito pertanto dall'interpretazione da dare alla disposizione di cui all'art. 122 cpp che prevede come, a pena d'inammissibilità, la procura debba contenere, tra gli altri requisiti, "la determinazione dell'oggetto per cui è conferita e dei fatti ai quali si riferisce". Nella fattispecie, la querela era stata proposta da A.S.C., a seguito di procura rilasciata dal Vice Presidente dell'E. in data 11.12.2000, che conferiva alla stessa il potere di "presentare denunce e querele in nome e per conto della società E. s.p.a. per fatti di reato commessi contro il patrimonio della società nei confronti di quanti appaiono o risulteranno responsabili..".

Orbene, il giudice di primo grado ha ritenuto che il tenore letterale dell'atto di procura consentisse di ritenere che il medesimo costituisse una procura speciale, rilasciata cioè per fatti determinati, ancorché non ancora accaduti, ma suscettibili di venire ad esistenza. In particolare si è sostenuto con la sentenza come l'art. 122 cpp non faccia espresso riferimento al fatto o a fatti storici già avvenuti; conseguentemente non limiterebbe in tale ambito il campo di operatività della procura. La differenza non è senza significato, e il giudice di primo grado ne ha sottolineato la portata. Nell'ipotesi in cui si acceda alla tesi secondo cui il termine "fatto" utilizzato dalla disposizione abbia un'accezione fenomenica, abbia cioè il significato di "accadimento", di "fatto" potrà parlarsi solo quando questo è venuto ad esistenza, presentandosi all'esterno con una serie di connotazioni proprie, con una propria fisionomia, con propri e specifici profili ontologici che comunque lo rendano diverso da ogni altro fatto dello stesso genere (ogni fatto "storico" non è mai uguale ad un altro). Nell'ipotesi in cui all'espressione suddetta si desse al contrario il generico significato attribuito dal primo giudice, per "fatti" indicati dalla norma si intenderebbero quelle categorie di fattispecie, solo genericamente configurabili, tuttavia non ancora venute ad esistenza come "accadimenti".

La differenza di interpretazione ovviamente comporta una diversa collocazione temporale del rilascio della procura; nel primo caso la procura non può essere rilasciata che dopo la commissione del reato: nel secondo caso la stessa può essere rilasciata in qualsiasi momento precedente alla commissione di una serie indeterminata di reati e spiegare il suo effetto (e cioè autorizzare il procuratore a proporre querela) ogni qualvolta uno di quei reati indicati nella procura stessa sia commesso.

La Corte ritiene di dover aderire alla prima interpretazione.

Invero, intanto nel nostro ordinamento può parlarsi di procura speciale in quanto tale atto si riferisca ad un oggetto determinato e ad un fatto determinato: tutte le volte che tale determinatezza manchi, ci troviamo di fronte ad un atto di procura che può definirsi "generale", pienamente valido ed idoneo a spiegare i suoi effetti solo nell'ambito di quelle ipotesi espressamente previste dall'ordinamento.

E' in sostanza procura speciale quella che risponde a precisi criteri di determinatezza in ordine all'oggetto e ai fatti per i quali è conferita.

Un'ipotesi di procura speciale, infatti, è ad esempio quella che autorizza il difensore a proporre istanza di "patteggiamento", laddove il carattere che rende speciale tale atto è proprio la previsione dell'autorizzazione al difensore di proporre questo specifico mezzo di definizione del procedimento, non bastando all'uopo una semplice procura alle liti che conferisca anche ampi poteri processuali al procuratore, rivestendo precisi criteri di determinatezza, in ciò distinguendosi dalle investiture disciplinate dagli artt. 99 e 100 cpp concernenti la generale rappresentanza del difensore in giudizio.

Nondimeno il primo giudice si pone il problema della collocazione temporale del fatto, - e cioè la circostanza che il medesimo non sia già avvenuto - superandolo con riferimento all'istituto della procura preventiva di cui all'art. 37 disp. att. cpp. La norma prevede che la procura speciale possa essere rilasciata "anche preventivamente, per l'eventualità in cui si verifichino i presupposti per il compimento dell'atto al quale la procura si riferisce". Si tratta allora di valutare la portata del contenuto di tale disposizione, con la consapevolezza che per la sua corretta lettura non si possa prescindere dall'art. 122 cpp, di cui non costituisce eccezione. In primo luogo si osserva come la norma non introduca una nozione di "fatto" diversa da quella di cui all'art. 122 cpp; in secondo luogo la ratio della disposizione è quella di salvaguardare la possibilità di rilascio di procura speciale tutte le volte che, pur in difetto dei presupposti, sia possibile l'individuazione specifica dell'oggetto e del fatto a cui l'atto di procura si riferisce, con ciò superando un atteggiamento giurisprudenziale, consolidatosi con il codice precedente, restrittivo nell'ammettere il potere di conferimento della procura speciale anche in relazione ad atti o procedimenti determinati (si pensi alla procura speciale, ritenuta non conferibile dalla giurisprudenza, per l'impugnazione laddove la sentenza non fosse stata ancora emessa, questione ora risolta in senso opposto dall'art. 571 co. 1 cpp: Cfr. Tribunale di Milano, sez. II, 11 Ottobre 2004).

Nella fattispecie, comunque, l'espressione contenuta nell'atto di procura per sottolineare l'oggetto delle denunce e querele, e cioè "reati commessi contro il patrimonio della società" è talmente generica da costituire la connotazione tipica, una sorta di formula di stile, della c.d. procura ad acta, e cioè conferita per una serie indeterminata di fatti, e quindi come tale - al di là di ogni disquisizione formale - giammai riconducibile senza dubbio alcuno alla categoria delle procure speciali. Nella fattispecie l'atto è privo di qualsivoglia elemento di specificità e determinatezza che ben avrebbe potuto caratterizzare l'oggetto (ad esempio l'indicazione dei titoli di reato per i quali la denuncia o querela poteva essere presentata, oppure l'indicazione, con riguardo al bene giuridico, di limiti quantitativi relativi alla mercé o al valore della medesima e quant'altro).

A questa interpretazione restrittiva potrebbe obiettarsi che, in casi come questi, sarebbe estremamente gravoso prevedere per una grossa società il rilascio di volta in volta di una procura speciale per proporre querela, con esborso economico (redazione di atto pubblico o scrittura privata autenticata) che potrebbe essere anche maggiore del danno subito; al contrario una generale procura, rilasciata a priori, consentirebbe il contenimento di tali costi. A tale obiezione, a cui non va disconosciuta una certa valenza, può rispondersi che ben potrebbe ogni persona giuridica individuare un soggetto già in sede statutaria autorizzato ad esercitare il potere di querela (e quindi senza necessità di essere munito di procura speciale, giacché il potere gli perviene proprio dallo statuto).

Peraltro l'interpretazione del termine "fatto" nell'accezione sopra indicata, che presupponga cioè il suo materiale accadimento, risponde sicuramente alla ratio della norma, che è quella di limitare in un certo senso la perseguibilità di certi reati, dovendo la querela per gli stessi essere presentata da soggetto munito di procura speciale. Infatti una lettura di tal genere consente al titolare effettivo del diritto di querela (e non al suo procuratore) di valutare compiutamente il fatto in tutti i suoi estremi, decidendo ad esempio di rinunciare a tale diritto laddove il reato medesimo sia di modesta gravità e come tale, in concreto, non meritevole di essere perseguito.

D'altra parte nessuno dubiterebbe ad esempio del fatto che non rivestirebbe i caratteri di procura speciale quella rilasciata da qualsiasi cittadino ad un proprio familiare, con la quale venisse conferito allo stesso il potere di proporre querela per tutti quei reati (ancorché tutti pedissequamente indicati e classificati nell'atto di procura) che dovessero essere commessi nei suoi confronti.

La sentenza impugnata va pertanto riformata, dovendosi assumere che l'assenza di procura speciale non possa rendere valida la querela in atti, la quale pertanto deve ritenersi come non proposta. Va pertanto dichiarato non doversi procedere nei confronti dell'imputata M., in ordine al reato di tentato furto, perché l'azione penale non poteva essere esercitata per mancanza di querela."

Tale motivazione appare coerente ai principi generali del nostro ordinamento ed è pertanto del tutto condivisibile e, come tale, è condivisa non solo da questa difesa, ma anche e soprattutto da autorevole dottrina.

In particolare si afferma che la procura non può mai assumere il carattere di mandato generale né essere anteriore al reato, risultando difatti inapplicabile l'art. 37 disp. att., il quale non può essere riferito a fatti sostanziali[3].

Anche sotto tale aspetto la conclusione non può che essere quella di una sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela validamente proposta.

2° motivo

Inoffensività del fatto. Sentenza di assoluzione ai sensi dell'art. 530, comma 1, c.p.p. ovvero ex art. 530, comma 2, c.p.p.

Come detto il signor D.P. è chiamato a rispondere (in concorso con il signor B.R.) del tentativo di furto di una Torcia Energizer e di quattro batterie (pile).

Per aversi responsabilità penale per un determinato comportamento conforme a reato occorre, in forza del principio di offensività, che sia offeso il bene giuridico tutelato dalla norma non essendo concepibile un reato senza offesa.

Nel caso che ci occupa il tentativo di furto all'interno di un negozio Unicoop Tirreno di 4 pile stilo e di una torcia elettrica (dal valore di pochi Euro) non è certamente idoneo a ledere il bene giuridico del patrimonio normativamete protetto dall'art. 624 c.p..

In tal senso si è anche espressa la giurisprudenza di merito (Trib. Roma, 2 maggio 2000, in Cass. Pen., 2001, 2532, GROSS).

Afferma infatti il Tribunale che "Il fatto conforme al tipo descrittivo di un reato che non realizzi la offesa dell'interesse protetto dalla nonna penale incriminatrice non può determinare responsabilità penale. Ciò si ricava legislativamente dall'art. 49 comma 2 c.p. che lungi dal costituire enunciazione del tentativo inidoneo, enuncia il principio di carattere generale secondo cui un fatto che secondo una valutazione a posteriori risulta inidoneo ad offendere l'interesse protetto dalla norma penale incriminatrice non concreta reato. Nel caso di furto di beni del valore di 12.000 lire in un grande magazzino non vi sono margini per sostenere l'esistenza di una lesione penalmente rilevante del bene giuridico del patrimonio per cui l'imputato deve essere assolto perché il reato non sussiste per difetto di lesione del bene giuridico normativamente protetto dall'art. 624 c.p.".

Per quanto sopra esposto l'imputato dovrà essere assolto perché il reato non sussiste per difetto di lesione del bene giuridico di cui al delitto di furto (tentato).

In relazione a quest'ultimo motivo di impugnazione, ed in via subordinata, questa difesa insiste per la riforma dell'impugnata sentenza chiedendo l'assoluzione dell'imputato ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 530, comma 2, c.p.p. perché manca, è insufficiente e contraddittoria la prova che il fatto possa essere ritenuto lesivo dell'interesse giuridico tutelato dalla norma penale.”

La Corte di Appello di Firenze, con sentenza del 3 ottobre 2011, ha confermato la decisione del Tribunale di Grosseto ribadendo che “la S.C. oltre ad avere da tempo stabilito, in tema di furti negli esercizi commerciale la validità della querela presentata dal dirigente responsabile sulla base della procura speciale rilasciata in data anteriore ai fatti delittuosi ai quali si riferisce per la eventualità che si verifichino i presupposti per il compimento dell'atto (ai sensi dell'art. 37 disposizioni di attuazione c.p.p.) , ha di recente ritenuto che sussiste la legittimazione a proporre querela del direttore di un supermercato per i fatti di reato commessi in danno dell'esercizio commerciale cui egli sia preposto nella predetta qualità" (Cass. Pen. V n. 34009 del 16/6/2010)”.

La motivazione non è immune da critiche in quanto la procura speciale, come ampiamente argomentato nell’atto di appello, deve contenere, tra gli altri requisiti, a pena di inammissibilità, la determinazione dell’oggetto per cui è conferita e dei fatti ai quali si riferisce; ne consegue che, non soddisfa i requisiti previsti dall'art. 122 c.p.p. la procura non contenente la menzione dello specifico oggetto e dei fatti, necessariamente già verificatisi, per i quali è stata rilasciata, ma avente genericamente ad oggetto una serie di fattispecie di reati non accaduti, ma suscettibili di venire solo successivamente ad esistenza, privi di specifiche connotazioni ontologiche.

Quanto poi alla possibilità riconosciuta al direttore del negozio di proporre querela sarà sufficiente rilevare che nel caso che ci occupa il querelante era responsabile del patrimonio aziendale per la Toscana, qualifica certamente diversa da quella di “direttore di negozio” (o equiparabili), tanto è vero che era munito di apposita procura (generale per le motivazioni di cui sopra).

Per completezza si allega anche la sentenza della Corte di Appello di Milano, Sez. II, 15 marzo 2007.

L’ultima parola spetterà alla Suprema Corte.


[1] La procura indica genericamente reati di furto e appropriazione indebita commessi senza alcun riferimento alla figura del tentativo (che invece è contestato in questo procedimento).

[2] App. Milano, Sez. II, 15 marzo 2007.

[3]Bovio, Appunti sulla querela nel nuovo processo penale, in ANPP, 1990, 301.

Argomenti correlati:



Informazioni aggiuntive