Il mancato rispetto del termine previsto dall’art. 309, comma 8, c.p.p..

Quali le conseguenze nel caso in cui l'avviso di fissazione dell'udienza di discussione del riesame sia notificato oltre il termine previsto dall'art. 309 comma 8 c.p.p.

Come noto, avverso l’ordinanza applicativa di misura cautelare personale è proponibile riesame.

La disciplina di tale mezzo di impugnazione è contenuta nell’art. 309 c.p.p. e può essere riasunta come di seguito:

entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del provvedimento che dispone una misura coercitiva (non anche interdittiva), l'imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, salvo che si tratti di ordinanza emessa a seguito di appello del pubblico ministero[1].

Il difensore dell'imputato può proporre la richiesta di riesame entro dieci giorni dalla notificazione dell'avviso di deposito dell'ordinanza che dispone la misura (art. 293, comma 3, c.p.p.)[2].

La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l'ufficio del giudice che ha emesso l'ordinanza.

Il presidente cura che sia dato immediato avviso all'autorità giudiziaria procedente la quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto giorno, trasmette al tribunale gli atti presentati a norma dell'articolo 291, comma 1 c.p.p., nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini.

Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare i nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell'inizio della discussione.

Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio. L'avviso della data fissata per l’udienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all'imputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.

Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l'inammissibilità della richiesta, annulla, riforma e conferma l'ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza.

Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all'imputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso.

Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame non interviene entro il termine prescritto, l’ordinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia.

Questa, a grandi linee, la disciplina codicistica.

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Problema di non poca rilevanza è costituito dal mancato rispetto deltermine previsto dall’art. 309, comma 8, c.p.p. (“… Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall'articolo 127. L'avviso della data fissata per l'udienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l'applicazione della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine all'imputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia …”).

Anzitutto pare opportuno soffermarsi, seppur brevemente, sulla natura e sul computo di tale termine.

Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 172, comma 5, c.p.p. – trattandosi di termine a carattere finale (ad quem), in qunato indica il limite temporale per il compimento dell’atto – le unità di tempo di tre giorni devono computarsi come libere ed intere.

Nel caso in cui tra il giorno della notificazione all’indagato e/o al difensore dell’avviso della data fissata per l’udienza di riesame e quello dell’udienza stessa non sia intercorso il termine minimo di tre giorni (liberi ed interi) previsto dalla citata norma, deve ritenersi verificata una nullità di ordine generale a norma dell’art. 178, comma 1, lett. c c.p.p..

Ove tale nullità sia tempestivamente eccepita impone la rinnovazione dell’avviso di fissazione udienza (nel rispetto del termine) ovvero la previsione di un rinvio che sia tale da far si che il termine di tre giorni liberi prima dell’udienza possa essere fruito ex novo e per intero.

In ogni caso la decisione del tribunale del riesame dovrà intervenire nel termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti trasmessi a norma del 5° comma dell’art. 309 c.p.p.. Diversamete l’ordinanza applicativa della misura cautelare perde immediatamente efficacia.

Ove maturi invece la nullità, questa si propaga all’ordinanza emessa dal tribunale, comportandone l’annullabilità.

All’annulamento dell’ordinanza del tribunale, tuttavia, non consegue la perdia di effcacia della misura coercitiva ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 309, comma 10, c.p.p..

A tale conclusione è giunta la Suprema Corte la quale, a Sezioni Unite (Cass. Pen. Sez. Unite, 17/06/1996, n. 6), ha avuto modo di chiarire che la nullità dell’ordinanza del tribunale del riesame, che deriva dalla inosservanza del termine di cui all’art. 309, comma 8, c.p.p., pur essendo qualificabile come di ordine generale ai sensi dell’art. 178, comma 1, lett. c c.p.p. non si traduce nella “inesistenza” del provvedimento (cui potrebbe conseguire, in applicazione dell’art. 309, comma 10, c.p.p. la perdita di efficacia dell’ordinanza cautelare) ma nella sua “nullità”. Si tratta in sostanza di un procedimento nullo, sfociato in un provvedimento nullo ma che l’ordinamento riconosce come proprio (anche se viziato) e quindi giuridicaente rilevante (basti pensare al fatto che, ove non fosse stato impugnato – in virtù del giudicato cautelare – avrebbe prodotto l’effetto di non rendere ulteriormente discutibile, quanto ai profili dedotti esplicitamente o implicitamente nell’istanza di riesame, il problema della gravità degli indizi di colpevolezza.

All’annullamento del provvedimento (che sia stato emesso, seppur viziato, nel termine di dieci giorni dalla data di ricezione degli atti da parte del tribunale) consegue soltanto la necessità di un nuovo esame e non la perdita di efficacia della ordinanza che ha disposto la misura coercitiva.

La perdita di efficacia della misura coercitiva consegue, infatti, alla sola ipotesi in cui la decisione sulla richiesta non intervenga “entro il termine prescritto”.



 

  1. Per l'imputato latitante il termine decorre dalla data di notificazione eseguita a norma dell'articolo 165. Tuttavia, se sopravviene l'esecuzione della misura, il termine decorre da tale momento quando l'imputato prova di non avere avuto tempestiva conoscenza del provvedimento.
  2. Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 dell’art. 309 non si computano i giorni per i quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell'articolo 104, comma 3.

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