E’ nulla la sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 281 sexies cpc se il deposito della motivazione non è contestuale alla lettura del dispositivo

La Corte d’Appello di Firenze, con la sentenza n. 823 del 6 giugno 2011 torna ad occuparsi della questione relativa alla nullità delle sentenze pronunciate ai sensi dell’art. 281 sexies allorquando il G.I. - data la lettura del dispositivo in udienza - depositi poi la motivazione in tempo successivo.
Il provvedimento impugnabile, secondo la Corte, è tuttavia il verbale dell'udienza di discussione e non quello successivo contenente la motivazione. Il termine lungo per impugnare decorrerebbe dunque dall'udienza di discussione e non dalla "pubblicazione" della sentenza (o meglio della motivazione della stessa) avvenuta in data successiva (principio, quest'ultimo, non pienamente condivisibile. Si veda: Sentenza ex art. 281 sexies cpc e decorrenza del termine lungo d'impugnazione).

 “(…) Dalla lettura dei verbali d’udienza del giudizio svoltosi in primo grado risulta, come s’è accennato in narrativa, che il giudice istruttore, dopo aver invitato le parti alla discussione orale in previsione di una decisione emessa ex art. 281 sexies c.p.c., assegnava altresì un termine per le difese conclusive ed eventuali repliche; dava così origine ad un rito che si appalesa dotato degli elementi che caratterizzano, per un verso, lo schema processuale previsto dall’art. 281 quinquies c.p.c., per altro verso (che dovrebbe però essere esclusivo del precedente, stando alla lettera della norma) dall’art. 281 sexies c.p.c.. Fatto sta che all’udienza del 31 gennaio 2008 (che non era quella fissata per la discussione orale ma si svolgeva il giorno successivo) veniva data lettura “del dispositivo”, che è quello allegato al verbale della ridetta ultima udienza. La norma dell’art. 281 sexies c.p.c., dettata per la definizione di controversie di non particolare complessità (ne fa fede la circostanza che non sono previste neppure le difese scritte finali) ben può essere adottata, come è stato nel caso concreto, per decidere una controversia di notevole complessità, senza che ciò comporti vizio alcuno del provvedimento giudiziale. Occorre tuttavia che quel paradigma che è definito della norma dell’art. 281 sexies c.p.c. sia integralmente seguito. In particolare, la norma (appunto perché, come si diceva poco sopra, è dettata per la soluzione di controversie di non grave momento) prescrive che insieme col dispositivo sia data “lettura della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. In tal caso, la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria” In altri termini, la sentenza è tutta in ciò che venga letto ed allegato al verbale, sottoscritto dal giudice; ciò che venga prodotto e depositato in seguito non è una parte ulteriore della medesima decisione ma è altro, estraneo al provvedimento con cui sia stato definito il giudizio. Esaminando dunque ciò che risulta al verbale del 31 gennaio 2008, non è dubbio che si tratti di un provvedimento nullo in quanto carente di motivazione, cioè di un indefettibile requisito formale della sentenza. Ed il vizio in discorso si trasforma in motivo d’impugnazione. Questa è stata tempestiva. Non è invero condivisibile quella tesi, proposta da taluni degli appellati, secondo cui la sentenza ex art. 281 sexies c.p.c. non abbisognerebbe, ai fini della decorrenza del termine breve per impugnare, della notificazione, in quanto le parti erano presenti (o dovevano esserlo) all’udienza in cui è stata pronunciata: come chiarito anche da Cass. Civ. sez. I, 28 maggio 2009, n. 12515, la notificazione, espressione di specifica volontà della parte, non trova un equipollente, peraltro non previsto dal diritto positivo, nella lettura del provvedimento in udienza. Occorre dunque porre mente al contenuto delle impugnazioni, previamente rendendo esplicito quale sia il provvedimento verso cui sono state manifestate le doglianze ad opera dell’appellante principale e di quelli incidentali. Da quanto si è sopra affermato a proposito della individuazione della sentenza che ha definito, ex art. 281 sexies c.p.c., il primo grado di giudizio, è chiaro che quel documento depositato il 29 luglio 2008, avente forma di sentenza e recante, oltre alla data del 31 gennaio 2008 come giorno di deliberazione, il numero 625 del registro sentenze, non assurge a dignità di provvedimento conclusivo dei giudizi riuniti. Valgono invero i rilievi che si sono appena svolti a proposito di quanto allegato al verbale dell’udienza del 31 gennaio 2008: è quella, ancorché carente di motivazione (e per questo viziata) la sentenza che ha definito il giudizio, il documento depositato il 29 luglio 2008 rimanendo un atto esterno ed indifferente, pervenuto ad esistenza allorché la causa di prime cure era già terminata. La prima conseguenza di questa constatazione è che le censure, che gli appellanti hanno rivolto quale motivi di gravame al contenuto del documento depositato il 29 luglio, debbono intendersi quali deduzioni relative al merito della controversia, che rimane impregiudicata dalla pronuncia del 31 gennaio, che è nulla (…)”.

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