Solidarietà delle parti per il pagamento del compenso del ctu

L’art. 168 del DPR n. 115/2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nel regolare in modo specifico il decreto di pagamento delle spettanze degli ausiliari del Giudice, non menziona la necessità di indicare le parti onerate del pagamento.

La giurisprudenza costante e consolidata della Suprema Corte ha più volte ribadito il principio secondo il quale l'obbligo di pagare la prestazione eseguita dal consulente tecnico d'ufficio, quale ausiliario del giudice, ha natura solidale ex art. 1294 c.c., essendo la sua prestazione effettuata in funzione di un interesse comune di tutte le parti del giudizio ove è resa e prescindendo dal principio della soccombenza, operante solo nei rapporti con le parti e non nei confronti dell'ausiliare (cfr. Cass, n. 6199/96 ed altre ivi citate; 2262/04; 17953/05; 20314/06; 23586/08).

Ne discende che il Ctu può agire autonomamente nei confronti di ognuna delle parti "... non solo quando sia mancato un provvedimento giudiziale di liquidazione ma anche quando il decreto emesso a carico di una parte sia rimasto inadempiuto ..." (cfr. Cass. civ., Sez. II, 15/09/2008, n. 23586).

Più recentemente (Cass. civ., Sez. II, 30/12/2009, n. 28094) la Suprema Corte ha ribadito che il principio di solidarietà fra le parti del processo civile in relazione al compenso dovuto al C.T.U. - fondato nella peculiare natura della prestazione effettuata a favore di tutti i partecipanti al giudizio in funzione del superiore interesse di giustizia (art. 61 c.p.c.) - non interferisce in alcun modo, ponendosi su tutt'altro piano, con quello della soccombenza che presiede la regolazione delle spese fra le parti:

  1. il primo attiene al rapporto fra il C.T.U., ausiliario esterno del giudice, ed i soggetti, che beneficiando della sua attività sono ex art. 1294 c.c. tenuti in solido al pagamento del corrispettivo dovutogli.
  2. il secondo, invece, alla cui sfera di efficacia la dedotta situazione giuridica del C.T.U. è completamente estranea (il C.T.U. non può in alcun modo interferirvi) riguarda i rapporti interni fra i condebitori, donde è del tutto irrilevante, per il creditore precedente, che successivamente abbiano avuto regolazione giudiziale, con conseguente costituzione di un titolo esecutivo nei confronti di un coobbligato, risultato insolvente.

Il testo integrale della sentenza Cass. civ., Sez. II, 15/09/2008, n. 23586:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni - Presidente

Dott. MIGLIUCCI Emilio - rel. Consigliere

Dott. PARZIALE Ippolisto - Consigliere

Dott. DE CHIARA Carlo - Consigliere

Dott. BERTUZZI Mario - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

(omissis), elettivamente domiciliato in (omissis);

- ricorrente -

contro

T.B., elettivamente domiciliato in (omissis), presso lo studio dell'avvocato (omissis), difeso dall'avvocato (omissis), giusta delega in atti;

- controricorrente avverso la sentenza n. 230/04 del Giudice di pace di RIMINI, depositata il 06/03/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/05/08 dal Consigliere Dott. Emilio MIGLIUCCI;

udito l'Avvocato (omissis) con delega depositata in udienza dell'Avvocato (omissis), difensore del ricorrente che ha chiesto accoglimento del ricorso;

udito l'Avvocato (omissis), con delega depositata in udienza dell'Avvocato (omissis), difensore del resistente che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MARINELLI Vincenzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

La (omissis) proponeva opposizione avverso il decreto con cui il Giudice di Pace di Rimini le aveva ingiunto di pagare a favore di T.B. la somma di Euro 764,35 a titolo di compenso per l'attività di consulente tecnico d'ufficio dal medesimo espletata nella causa civile svoltasi fra la stessa opponente ed M.E..

Faceva al riguardo presente che quel giudizio, nel corso del quale il compenso era stato con i decreti immediatamente esecutivi posto a carico della controparte, era stato definito con sentenza che aveva compensate le spese processuali; d'altra parte, non sussisteva la solidarietà tra le parti del processo per il pagamento delle spese processuali;il consulente può agire nei confronti delle parti del processo, ove il giudice non abbia proceduto alla liquidazione del compenso, ai sensi della L. n. 319 del 1980, art. 11.

Il T. chiedeva il rigetto dell'opposizione.

Con sentenza dep. il 6 marzo 2004 il Giudice di Pace rigettava l'opposizione.

In considerazione del fatto che il consulente è un ausiliario del giudice e che l'espletamento dell'incarico è svolto nell'interesse comune delle parti, la sentenza riteneva la natura solidale dell'obbligazione di pagamento, rilevando che la liquidazione del compenso prescinde sia dal principio della soccombenza, che regola la distribuzione delle spese processuali fra le parti nel processo, sia dalla effettiva regolamentazione delle stesse data dal giudice nella causa in cui l'opera del consulente è espletata;pertanto, i decreti di liquidazione posti a carico del M., pur avendo valore di titolo esecutivo nei confronti della parte contro la quale erano stati emessi, non erano preclusivi dell'emissione del decreto ingiuntivo nei confronti della controparte, che in ogni caso avrebbe potuto agire in regresso nei confronti del M. ex art. 1298 cod. civ..

Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la Gentili Oleodinamica s.r.l. sulla base di due motivi.

Resiste con controricorso il T..

Attivatasi procedura ex art. 375 cod. proc. civ. il Collegio ha disposto la trattazione della causa alla pubblica udienza.

Motivi della decisione

Con il primo motivo la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 1294 cod. proc. civ. e del principio della soccombenza, censura la decisione gravata laddove ha ritenuto che l'obbligazione di pagare il compenso al consulente tecnico, avendo natura solidale, grava su tutte le parti del processo e non trova applicazione nei rapporti con il consulente il principio sancito dagli artt. 91 e 92 cod. proc. civ.: tale affermazione era smentita dalla formulazione stessa della L. n. 319 del 1980, art. 11, commi 1 e 3, secondo cui obbligata al pagamento del compenso è esclusivamente la parte a carico della quale viene posto il pagamento;qualora il giudice abbia posto le spese relative alla consulenza tecnica a carico di una delle parti, non è possibile che, per effetto dell'inadempimento di quest'ultima, sia chiamata a rispondere dell'obbligazione l'altra parte; del resto, fra le spese del processo, disciplinate dagli artt. 90 cod. proc. civ. e ss., non sono escluse quelle relative alla consulenza tecnica; nè si potrebbe obiettare che il principio della soccombenza non sarebbe opponibile al consulente, attenendo solo al rapporto fra le parti, atteso che, se è vero che l'efficacia del giudicato non si estende ai terzi, altrettanto vero è che ciò non vale per quei terzi che vantino un diritto dipendente dal titolo.

Con il secondo motivo la ricorrente, lamentando l'errata interpretazione ed applicazione dell'art. 2909 cod. civ., denuncia la violazione del principio del ne bis in idem:avendo il T. già conseguito un titolo esecutivo per il recupero del medesimo credito, irrilevante doveva ritenersi la considerazione formulata dal giudicante secondo cui il decreto ingiuntivo opposto era stato chiesto ed ottenuto nei confronti dell'altra parte, atteso che, volendo ragionare per assurdo, il T. potrebbe azionare nei confronti del M. i titoli emessi dal Tribunale di Rimini.

I motivi, essendo strettamente connessi, possono esaminarsi congiuntamente. Le censure sono infondate.

La sentenza, nel rigettare l'opposizione al decreto ingiuntivo emesso a favore del consulente tecnico d'ufficio, ha ritenuto la natura solidale dell'obbligazione relativa al pagamento del compenso:

pertanto, l'opponente è stata riconosciuta debitrice, nonostante che il Tribunale avesse posto il compenso a carico della controparte ed avesse compensato le spese di quel processo. Orbene, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità che il Collegio condivide, la prestazione del consulente tecnico d'ufficio è effettuata in funzione di un interesse comune delle parti del giudizio nel quale è resa: la consulenza tecnica d'ufficio, fornendo un ausilio al giudice, costituisce - piuttosto che un mezzo di prova - un atto necessario del processo, che è compiuto nell'interesse generale della giustizia.

Ne consegue che l'obbligazione nei confronti del consulente per il soddisfacimento del suo credito al compenso deve gravare su tutte le parti del giudizio in solido tra loro, prescindendo dalla disciplina in ordine alla ripartizione delle spese processuali fra le parti, che è regolata dal principio della soccombenza: quest'ultimo attiene, infatti, al rapporto fra le parti e non opera nei confronti dell'ausiliare (Cass. 6199/1996, 1022/1994; 573/1973).

Pertanto, per ottenere il pagamento del compenso, il consulente può chiedere il decreto ingiuntivo o agire in giudizio proponendo autonoma domanda e ciò non soltanto nell'ipotesi in cui il giudice della causa in cui è stata effettuata la prestazione non abbia provveduto alla relativa liquidazione, come invece ritenuto da Cass. 22962/2004; 2481/2000; 1022/1994: quando sia stato emesso un titolo provvisoriamente esecutivo, non adempiuto dalla parte obbligata, il consulente può chiedere in giudizio il compenso nei confronti dell'altra parte, avendo interesse ad ottenere la tutela effettiva delle proprie ragioni rimaste insoddisfatte. Al riguardo deve considerarsi che il principio secondo il quale il creditore che abbia ottenuto una pronuncia di condanna nei confronti del debitore ha esaurito il suo diritto di azione e non può, per difetto di interesse, richiedere ex novo una pronuncia di condanna contro il medesimo debitore per lo stesso titolo e lo stesso oggetto trova deroga tutte le volte in cui la domanda di condanna rivolta al giudice, pur nella preesistenza di altro ed analogo titolo giudiziale, non risulti diretta alla duplicazione del titolo già conseguito, ma faccia, per converso, valere una situazione giuridica (che non abbia già trovato esaustiva tutela) suscettibile di conseguimento di un risultato ulteriore rispetto alla lesione denunciata (Cass. 13518/2004; 135/2001).

D'altra parte, la non identità soggettiva dei provvedimenti in questione esclude che sia configurabile la violazione dell'art. 2909 cod. civ.; oltretutto, va considerato, in tema di obbligazioni solidali, che la sentenza (o il titolo giudiziale) pronunciata fra un creditore e uno dei debitori in solido non ha effetto nei confronti degli altri, i quali possono opporla se non sia fondata su ragioni personali (art. 1306 cod. civ.); b) il pagamento da parte di un coobbligato in solido, comportando l'estinzione dell'obbligazione, è opponibile da parte degli altri debitori (Cass. 12174/2004).

Correttamente la Gentili Oleodinamica s.r.l. è stata riconosciuta obbligata in solido al pagamento del compenso dovuto al consulente tecnico d'ufficio.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Le spese della presente fase vanno poste a carico della ricorrente, risultata soccombente.

P. Q. M.

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento in favore del resistente delle spese relative alla presente fase che liquida in Euro 900,00 di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 800,00 per onorari di avvocato oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 maggio 2008.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2008

 

Il testo integrale della sentenza Cass. civ., Sez. II, 30/12/2009, n. 28094:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele - Presidente

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio - Consigliere

Dott. ATRIPALDI Umberto - rel. Consigliere

Dott. MIGLIUCCI Emilio - Consigliere

Dott. GIUSTI Alberto - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 24459-2004 proposto da:

P.C. (omissis), elettivamente domiciliato in (omissis), presso lo studio dell'avvocato (omissis), rappresentato e difeso dall'avvocato (omissis);

- ricorrente -

contro

(omissis), in persona del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato in (omissis), presso lo studio dell'avvocato (omissis), che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato (omissis);

- controricorrente -

e contro

(omissis) in persona del legale rappresentante pro tempore;

- intimata -

avverso la sentenza n. 67/2004 della SEDE DISTACCATA DI TRIBUNALE di IMOLA, depositata il 28/05/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29/10/2009 dal Consigliere Dott. ATRIPALDI UMBERTO;

udito l'Avvocato (omissis), difensore del ricorrente che ha chiesto l'accoglimento del ricorso;

udito l'Avvocato (omissis), difensore del resistente che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per il rigetto del ricorso, condanna di parte soccombente alle spese.

Svolgimento del processo

P.C. ha impugnato, nei confronti della (omissis) e della (omissis), con ricorso notificato il 5.11.04, la sentenza del Tribunale di Bologna, depositata il 28.5.04, confermativa di quella di primo grado, che aveva revocato l'opposto D.I. di L. 3.745.392 da lui ottenuto nei confronti delle intimate, parti nel procedimento per accertamento tecnico preventivo, nel quale l'adito Trib., a titolo di compenso per l'espletata attività di C.T.U., gli aveva liquidato detta somma ponendola a carico del ricorrente (omissis), risultata insolvente e dichiarata fallita.

Lamenta la violazione dell'art. 61 c.p.c., atteso il "ridimensionamento" effettuato dal Tribunale del principio di diritto secondo cui tutte le parti del processo civile sono solidamente obbligate al pagamento delle spese del C.T.U., limitandone l'applicazione alla sola ipotesi in cui col procedimento di liquidazione il giudice non le abbia poste a carico di una determinata parte. Le intimate resistono.

Motivi della decisione

Il ricorso è fondato.

Infatti il principio di solidarietà, costantemente affermato da questa Corte, fra le parti del processo civile in relazione al compenso dovuto al C.T.U., che ha il suo fondamento nella peculiare natura della prestazione, effettuata a favore di tutti i partecipanti al giudizio in funzione del superiore interesse di giustizia (art. 61 c.p.c.), contrariamente all'assunto del Tribunale, non interferisce in alcun modo, ponendosi su tutt'altro piano, con quello della soccombenza che presiede la regolazione delle spese fra le parti.

Il primo attiene al rapporto fra il C.T.U., ausiliario esterno del giudice, ed i soggetti, che beneficiando della sua attività sono ex art. 1294 c.c. tenuti in solido al pagamento del corrispettivo dovutogli.

Il secondo, invece, alla cui sfera di efficacia la dedotta situazione giuridica del C.T.U. è completamente estranea (il C.T.U. non può in alcun modo interferirvi) riguarda i rapporti interni fra i condebitori, donde è del tutto irrilevante, per il creditore precedente, che successivamente abbiano avuto regolazione giudiziale, con conseguente costituzione di un titolo esecutivo nei confronti di un coobbligato, risultato insolvente.

Atteso che solo l'avvenuto pagamento, adempimento ex art. 1292 c.c. libera gli altri condebitori ed è quindi preclusivo di ogni azione nei loro confronti da parte del comune creditore. All'accoglimento del ricorso segue la cassazione dell'impugnata sentenza e, nel merito, il rigetto dell'opposizione del D.I., con condanna alle spese dell'intero giudizio.

P. Q. M.

Accoglie il ricorso, cassa l'impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta l'opposizione al D.I. Condanna la (omissis) e la (omissis) alle spese in Euro 700,00 di cui 500 per onorari per la presente fase, in Euro 900 per il giudizio di 1 grado, di cui Euro 400,00 per onorari e Euro 300,00 per diritti, ed in Euro 950,00 per il giudizio di appello, di cui Euro 500,00 per onorari e Euro 250,00 per diritti.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2009

Argomenti correlati:



Informazioni aggiuntive