Interesse ad impugnare del convenuto anche se il Giudice ha respinto la domanda dell’attore.

L’interesse a impugnare consegue alla soccombenza della parte senza che assuma rilevo il fatto che la stessa abbia o meno dispiegato domanda “configurandosi la soccombenza non già solo allorquando sia rigettata una domanda dispiegata da chi pretende di impugnare la pronuncia, ma anche quando sia accolta una domanda contro l’impugnante”.

Questo è il principio ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza n. 24627 del 20 ottobre 2011.

Il fatto

Tizio aveva convenuto innanzi al Giudice di Pace di Livorno Caio e la di lui Compagnia di Assicurazioni per la R.C.A. Semproniana Spa, per sentirli condannare, in solido tra loro, al risarcimento dei danni subiti dallo stesso attore in conseguenza di un sinistro stradale avvenuto nel 2004 sulla strada di Grande Comunicazione Firenze-Pisa-Livorno.

Sosteneva l’attore che - percorrendo quella notte la detta strada in direzione Livorno alla guida della propria autovettura - giunto all’altezza dell’uscita per Vicarello si trovava improvvisamente davanti, in curva, ferma sulla strada in posizione trasversale tale da ingombrare entrambe le corsie della carreggiata e senza alcuna segnalazione di pericolo, l’autovettura di proprietà di Caio, assicurata per la RCA con la citata Compagnia Semproniana Spa.

Sosteneva ancora l’attore che “… nonostante la moderata velocità alla quale sopraggiungeva, a causa della imprudente mancata segnalazione dell’ostacolo coperto dalla curva, non riusciva ad evitare l’urto con la parte anteriore della propria autovettura contro la fiancata…” dell’autovettura di Caio.

A seguito del sinistro l’attore riportava danni materiali e fisici dei quali aveva richiesto il risarcimento a Caio e alla sua compagnia di Assicurazione, ritenendo Caio unico responsabile del “proprio” incidente.

Si costituivano in giudizio i convenuti contestando in fatto e in diritto le argomentazioni dell’attore evidenziando da subito le gravi incongruenze che emergevano nella ricostruzione della dinamica del sinistro operata da Tizio con quanto ricavabile dalla semplice disamina dei documenti già agli atti del giudizio (le foto del luogo del sinistro, dell’autovettura di Caio dopo l’urto dell’attore, i rilievi della Polstrada).

Quanto alla dinamica, Caio stava rientrando da Firenze verso Follonica percorrendo la strada di grande comunicazione FI-PI-LI, direzione Livorno quando a causa delle pessime condizioni del fondo stradale pieno di buche e pozze d’acqua, perdeva il controllo dell’auto che, dopo un testacoda e avere urtato il guardrail destro, andava a fermarsi nella corsia di sorpasso.

Caio, assieme agli altri trasportati, scendevano illesi dall’autovettura. Contestualmente Caio, nell’impossibilità di spostare l’auto perché meccanicamente immobilizzata, indossava la pettorina catarifrangente e provvedeva a segnalare il mezzo incidentato agli altri automobilisti attivando il segnalatore di emergenza e collocando il triangolo alla distanza prescritta.

Sul posto transitavano numerose altre autovetture che, in considerazione delle ben visibili segnalazioni di pericolo, rallentavano chiedendo, quasi in tutti i casi, se vi fosse bisogno di aiuto. Uno di questi automobilisti si preoccupò di chiamare con il proprio cellulare la Polizia Stradale per richiederne l’intervento e l’invio di un carro attrezzi.

Dopo circa venti minuti dalla richiesta di intervento della Polstrada, e dopo il transito di diverse altre auto che, avvistate le segnalazioni di pericolo, non avevano avuto difficoltà alcuna ad evitare l’autovettura di Caio, sopraggiungeva Tizio il quale, viaggiando a forte velocità sulla corsia di sorpasso, travolgeva l’auto immobilizzata di Caio che, nell’impatto, violentissimo, veniva sbalzata ad oltre trenta metri andando completamente distrutta (come documentato dalle foto in atti).

Per quanto sopra, risultando palese l’esclusiva responsabilità dell’attore per il sinistro occorsogli (si badi bene, successivo e distinto, in ordine temporale, da quello avuto mezz’ora prima da Caio), Caio (già peraltro integralmente risarcito, in via stragiudiziale, dalla Compagnia che assicurava Tizio per la RCA) concludeva affinché il Giudice di Pace riconoscesse e dichiarasse l’esclusiva responsabilità dell’attore nella causazione del sinistro occorsogli e - in conseguenza - ne respingesse la domanda perché infondata e non provata. Analoghe conclusioni venivano rassegnate dalla convenuta Semproniana Spa la quale tuttavia - rilevato che al momento del sinistro era stato contestato a Caio la violazione dell’art. 116 CDS 1-13 in relazione all’art. 119 CDS - si riservava il diritto di ripetere nei confronti dell’assicurato (come già prospettato a Caio nella fase stragiudiziale) “tutte le somme che la medesima ha già corrisposto e le ulteriori che, eventualmente dovesse ancora essere costretta a corrispondere a causa del sinistro” chiedendo in subordine al Giudice, “accertato che la condotta di guida di Tizio ha concorso a determinare l’evento con quella di Caio, riconoscere congrua e satisfattoria la somma liquidata ante causam dalla comparente compagnia”.

Nel corso del giudizio veniva acquisita dal Giudice di Pace la copia integrale dei rilievi del sinistro cui aveva provveduto la Polstrada di Viareggio e venivano sentiti i due agenti intervenuti quella notte sul posto. Si era poi proceduto all’escussione dei testi addotti dalle sole parti convenute non essendo acquisibili le testimonianze dei testi di parte attrice per una evidente loro incapacità a testimoniare.

La causa veniva trattenuta in decisione una prima volta salvo essere rimessa sul ruolo dal Giudice di Pace per esperire una CTU medica volta alla valutazione delle conseguenze che il sinistro aveva avuto sulla persona dell’attore.

Espletato anche tale incombente istruttorio, che negava l’esistenza di significativi postumi permanenti, il Giudice decideva la causa respingendo la domanda di Tizio non perché ritenuto unico responsabile del sinistro lui occorso (come sostenuto e chiesto da Caio e dalla convenuta Sempronia Spa), bensì ritenedo sattisfattiva la somma già lui corrisposta dalla Compagnia Sempronia Spa sull’assunto di una corresponsabilità al 50% degli automobilisti coinvolti nel sinistro.

Caio ha quindi dovuto appellare la sentenza del Giudice di Pace di Livorno per evitare che - in punto di responsabilità - si formasse un giudicato esterno che avrebbe consentito alla Compagnia Semproniana Spa, in diverso e successivo giudizio, di rivalersi su di lui per le somme già versate a Tizio e ritenute dal primo giudice satisfattive del danno subito dall’attore. Ciò in quanto, si ricorda, al momento del sinistro le autorità intervenute per i rilevi del caso contestarono a Caio, come documentato in atti, la violazione dell’art. 116 CDS comma 13 in relazione all’art. 119 CDS e la Compagnia Semproniana Spa aveva preannunciato la sua volontà di rivalersi su Caio per le somme già corrisposte a Tizio.

Si sono costituiti innanzi al Tribunale di Livorno sia la Compagnia Semproniana Spa, sia Tizio eccependo, in via preliminare, l’inammissibilità dell’appello per carenza di interesse di Caio; nel merito la Compagnia Semproniana Spa condivideva sostanzialmente le argomentazioni di Caio mentre, per ovvi contrapposti motivi, Tizio sosteneva e condivideva la motivazione della sentenza impugnata.

Il Tribunale di Livorno, con succinta motivazione, ha ritenuto fondata l’eccezione di inammissibilità dell’appello per carenza di interesse di Caio con ciò confermando la sentenza del Giudice di Pace e condannando Caio a rifondere alle controparti le spese del grado!

Il Giudice dell’Appello ha condiviso in toto la tesi della Compagnia Semproniana Spa secondo la quale Caio in primo grado avrebbe proposto, con le proprie conclusioni, una mera eccezione riconvenzionale tesa a bloccare la pretesa di Tizio nei suoi confronti. Non configurandosi in conseguenza una vera e propria domanda riconvenzionale, Caio avrebbe visto la propria domanda interamente accolta e nessun interesse avrebbe dunque avuto ad impugnare quella pronuncia dato che “… tale interesse deve essere attuale, concreto e collegato alle domande proposte dalle parti all’interno del Giudizio e non relativo ad eventuali ed ipotetici interessi futuri che l’appellante, in questo caso, potrebbe maturare …”. Ciò senza tuttavia fare alcun riferimento alle questioni sollevate dall’appellante circa le conseguenze che un eventuale giudicato in punto di responsabilità avrebbero comportato - in modo tutt’altro che ipotetico - a carico di Caio.

Inevitabile il ricorso per Cassazione.

Caio, ben prima di essere citato in giudizio assieme alla propria Compagnia di Assicurazioni, aveva ottenuto dalla Compagnia di controparte - in via stragiudiziale - l’integrale risarcimento del danno subito in conseguenza dell’investimento della sua autovettura da parte di Tizio. Allorché, qualche tempo dopo, era stato citato innanzi al Giudice di Pace di Livorno proprio da Tizio, Caio - già integralmente risarcito - aveva spiegato l’unica domanda possibile ovvero: “Voglia il Giudice adito, ogni contraria e diversa istanza disattesa e reietta, riconoscere e dichiarare l’esclusiva responsabilità dell’attore nella causazione del sinistro occorsogli in data (…omissis…); per l’effetto respingire la domanda attrice perché del tutto infondata e non provata. Con vittoria di spese, diritti e onorari di causa”. Caio si era costituito in giudizio mediante deposito della comparsa e del relativo fasicolo in cancelleria in data antecedente alla prima comparizione ai sensi degli artt. 319-320 cpc.

La convenuta Semproniana Spa sosteneva che le conclusioni di Caio non integravano una domanda riconvenzionale ma solo una eccezione riconvenzionale e - come tali - avendo il Giudice di Pace respinto la domanda attrice, sarebbero state di fatto totalmente accolte.

Il tenore letterale delle conclusioni rassegnate da Caio in primo grado non consentivano tuttavia di condividere l’argomento avversario. Lo spiegamento di domanda riconvenzionale non richiede infatti formule sacramentali dovendo piuttosto valutarsi alla luce delle rassegnate conclusioni ovviamente nel rispetto dei termini indicati dal codice di rito per la valida proposizione. Nel caso di specie “… riconoscere e dichiarare l’esclusiva responsabilità dell’attore nella causazione del sinistro …” è certamente vera e propria domanda riconvenzionale che la sentenza del Giudice di Pace aveva respinto avendo riconosciuto sussitere un concorso di colpa tra le parti.

Ad ogni buon conto, la questione non è rilevante. A prescindere dalla qualificazione giuridica delle conclusioni di Caio (eccezione riconvenzionale piuttosto che domanda riconvenzionale) il passaggio in giudicato della sentenza del Giudice di Pace avrebbe comportato il configurarsi di un giudicato esterno in merito alla ripartizione della responsabilità fra gli automobilisti coinvolti nel sinistro (o meglio, nei sinistri) oggetto di causa.

Un tale giudicato avrebbe poi consentito alla Compagnia Semproniana Spa - come in effetti aveva sempre rivendicato e ribadito in tutti i propri scritti difensivi - “… di ripetere dall’assicurato (…) tutte le somme che la medesima ha già corrisposto e le ulteriori che, eventualmente, dovesse essere costretta a corrispondere a causa del sinistro…”. Il Giudice di prime cure aveva infatti respinto la domanda di Tizio non perché ritenuto unico responsabile del sinistro lui occorso (come sostenuto e chiesto dall’odierno appellante e dalla convenuta Semproniana Spa), bensì ritenendo satisfattive le somme già lui corrisposte dalla Compagnia sull’assunto di una corresponsabilità al 50% degli automobilisti coinvolti nel sinistro.

Come noto il giudicato esterno si configura come l’ipotesi in cui vi siano due distinti diritti soggettivi, l’uno dei quali viene a comporre la fattispecie costitutiva dell’altro, legati da un nesso di pregiudizialità-dipendenza. Presupposto della paventata ripetizione delle somme già versate a Tizio da parte della Compagnia Semproniana Spa è infatti l’accertamento di una corresponsabilità in capo a Caio risultando incontestabile, ma solo in tal caso, il diritto di rivalsa della Compagnia. E in effetti il pregiudizio che poteva derivare a Caio dall’accertamento di una corresponsabilità nel sinistro (ovvero la rivalsa della Compagnia di Assicurazione), era stato l’unico motivo che lo aveva indotto a costituirsi personalmente nel giudizio innanzi al Giudice di Pace affiancandosi al proprio Assicuratore e successivamente ad appellare la sentenza che aveva definito quel giudizio.

E’ infatti pacifico che “qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe la cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il petitum del primo” (Cass. Civ. Sez. Unite n. 13916/2006).

Il passaggio in giudicato della sentenza del Giudice di Pace avrebbe consentito alla Compagnia Semproniana Spa di proporre nuovo e autonomo giudizio nei confronti del proprio assicurato Caio per esercitare il diritto di rivalsa ex art. 18 L. 990/’69 essendo a quel punto incontrovertibile (perché coperta da giudicato) la corresponsabilità di Caio nella causazione dell’incidente.

E’ certamente vero che il principio dell’interesse ad agire si estende anche ai giudizi di impugnazione: in linea generale, l'interesse ad impugnare va desunto dall'utilità giuridica che dall'eventuale accoglimento del gravame possa derivare alla parte che lo propone. E’ altrettanto vero che l’interesse ad impugnare viene generalmente a ricollegarsi ad una soccombenza, anche parziale, nel precedente giudizio, mancando la quale l'impugnazione è inammissibile: ciò, tuttavia, “… salvo il caso che da quest'ultima possa dedursi un'implicita statuizione contraria all'interesse della parte medesima, nel senso che a questa possa derivare pregiudizio da motivi che, quale premessa necessaria della decisione, siano suscettibili di formare giudicato …” (cfr. Cass. civ., Sez. lavoro, 10/11/2008, n. 26921; Cass. civ., Sez. lavoro, 14/12/1996 n. 11180; Cass., 6 luglio 1990, n. 7099; Cass., 6 giugno 1990, n. 5396; Cass., 11 novembre 1986, n. 6606; Cass., 26 settembre 1986, n. 5767; Cass., 27 giugno 1986, n. 4267).

Orbene, l’acquiescenza alla sentenza impugnata (cfr. Cass civ. Sez. lavoro, 18/10/1997, n. 10196; Cass. civ. Sez. lavoro, 27/5/1995, n. 5968) avrebbe certamente formato un giudicato in punto di responsabilità tale da consentire non solo alla Compagnia Semproniana Spa di ripetere nei confronti di Caio le somme già corrisposte in conseguenza del sinistro, ma anche ad altri terzi di giovarsene per il principio del giudicato riflesso.

L’interesse ad agire di Caio si rivelava poi anche sotto altro profilo ove semplicemente si ponga mente al fatto che l’accertamento di sua responsabilità o corresponsabilità nella produzione del sinistro lo avrebbe esposto alla declassificazione del suo profilo di rischio con conseguente aumento del costo di polizza assicurativa RCA (obbligatoria).

Evidente, dunque, l’interesse ad impugnare di Caio, interesse riconosciuto dalla Corte di Cassazione che ha deciso il ricorso in Camera di Consiglio per “manifesta fondatezza”.

Il testo integrale dell'ordinanza.

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SESTA SEZIONE CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MARIO FINOCCHIARO - Presidente -

Dott. MAURIZIO MASSERA - Consigliere -

Dott. ANTONIO SEGRETO - Consigliere -

Dott. ROBERTA VIVALDI - Consigliere -

Dott. FRANCO DE STEFANO – Rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

sul ricorso 23626-2010 proposto da:

(Caio), elettivamente domiciliato (omissis), rappresentato e difeso dall'avvocato DE STASIO GIOVANNI giusta procura alle liti a margine del ricorso;

- ricorrente -

contro

(Semproniana Spa), quale società incorporante della Compagnia (omissis) in persona del legale rappresentante, elettivamente domiciliata in (omissis), presso lo studio dell'avvocato (omissis), che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato (omissis) giusta procura nella seconda pagina del ricorso;

- controricorrente -

(Tizio);

- intimato -

avverso la sentenza n. (omissis) del TRIBUNALE di LIVORNO del (omissis);

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO;

è presente il P.G. in persona del Dott. CARLO DESTRO.

Svolgimento del processo

I. È stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., regolarmente comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti:

«1. - <Caio> ricorre per la cassazione della sentenza n. (omissis) del Tribunale di Livorno, pubblicata il 16.6.10, con cui è stato dichiarato inammissibile l'appello da lui dispiegato avverso la sentenza del giudice di pace di Livorno n. (omissis), resa nei confronti suoi e di (omissis) e della (omissis) resiste con controricorso.

2. - Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio - ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., essendo oltretutto soggetto alla disciplina dell'art. 360-bis cod. proc. civ. (inserito dall'art. 47, co. lett. a) della legge 18 giugno 2009, n. 69) - per essere ivi accolto per manifesta fondatezza, alla stregua delle considerazioni che seguono.

3. - La gravata sentenza fonda la declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse sul fatto che il <Caio> aveva visto rigettare la domanda di risarcimento danni nei suoi confronti avanzata dal <Tizio>, non rilevando che tanto dipendesse dall'avvenuto pagamento, da parte dell'assicuratrice RcA, di quanto riconosciuto dovuto. Dal canto suo, <Caio> dispiega due motivi a sostegno del suo ricorso: con un primo, di vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli artt. 2909 cod. civ. e 324 cod. proc. civ., egli lamenta che il suo interesse ad impugnare comunque sussisteva, in ragione della presupposta pronuncia di sua corresponsabilità nella causazione dell'evento dannoso; con un secondo, invocando la decisione nel merito ai sensi dell'art. 384 comma secondo cod. proc. civ. per la non necessità di nuovi accertamenti di fatto.

4. - È ben vero che l'interesse ad impugnare va apprezzato in relazione all'utilità concreta che deriva alla parte dall'eventuale accoglimento dell'impugnazione stessa, non potendo esaurirsi in un mero interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica, priva di riflessi pratici sulla decisione adottata (tra le più recenti, v. Cass. 25 giugno 2010, n. 15353).

5. - Tuttavia, nel caso di specie è evidente che la sentenza di primo grado contiene due pronunce, pur avendone esplicitato soltanto una: una prima, di accertamento della concorrente responsabilità del convenuto <Caio>; ed una seconda, relativa alla domanda di condanna al risarcimento del danno, rigettata soltanto per il fatto, successivo a quello generatore della responsabilità, dell'intervenuto pagamento integrale di quanto riconosciuto dovuto, ad opera dell’assicuratrice RcA.

6. - Pertanto, la soccombenza parziale del convenuto originario lo abilitava pienamente all'appello per far valere le sue ragioni tese ad escludere qualunque sua propria responsabilità e quindi il rigetto dell'avversa domanda anche in ordine all'an debeatur: donde la non correttezza della pronuncia del giudice del gravame, che ha negato un interesse all'impugnazione.

7. - Una volta ciò riconosciuto, non può però procedersi alla decisione del merito, occorrendo la piena rivalutazione del materiale probatorio già acquisito in primo grado, secondo le doglianze dell'odierno ricorrente: le quali non sono state esaminate dal giudice dell'appello per la - malamente - ritenuta inammissibilità di quest'ultimo.

8. - In conclusione, si propone l'accoglimento del ricorso con rinvio al medesimo Tribunale di Livorno, ma in diversa composizione.»

Motivi della decisione

II. Non sono state presentate conclusioni scritte; tuttavia, il ricorrente e la controricorrente hanno presentato memorie ai sensi del terzo comma dell'art. 380-bis cod. proc. civ., pur non essendo i loro difensori comparsi in camera di consiglio per essere ascoltati.

III. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di dovere fare proprio il contenuto della sopra trascritta relazione, visto che le repliche alla stessa, contenute nella memoria depositata dalla controricorrente, benché esprimano la soggettiva opinione della parte in ordine ai vizi motivazionali in cui sarebbe incorso il giudice a qua, non giustificano il superamento delle considerazioni svolte nella

relazione medesima. In particolare, non ha pregio il rilievo della carenza di soccombenza in capo a <Caio> per non avere questi dispiegato domanda: configurandosi la soccombenza non già solo allorquando sia rigettata una domanda dispiegata da chi pretende di impugnare la pronuncia, ma anche quando sia accolta una domanda dispiegata contro l'impugnante.

Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ., in definitiva conferma delle considerazioni della suddetta relazione, il ricorso va accolto e, cassata la sentenza gravata, il processo va rimesso al Tribunale di Livorno, ma in persona di diverso giudicante, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P. Q. M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la qui gravata sentenza e rinvia al Tribunale di Livorno, in persona di diverso giudicante, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta sezione civile, il 20 ottobre 2011.

F.to Il Presidente

Depositato in Cancelleria oggi, 22 novembre 2011.

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