Monitoraggio fiscale: obbligo di dichiarazione degli investimenti all’estero e omessa compilazione del modulo “RW”

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. Sez. III penale n. 19660 del 9.5.2012) offre lo spunto per analizzare le conseguenze derivanti dall’omessa compilazione del modulo “RW” che, nell’ambito del c.d. “monitoraggio fiscale”, pone l’obbligo di dichiarazione al fisco degli investimenti all’estero e/o dei trasferimenti di denaro da, per e sull’estero.

La normativa di riferimento è costituita dal decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modificazioni.

In generale, i contribuenti devono riportare nella dichiarazione annuale dei redditi gli investimenti e le attività attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, nonché l’ammontare dei trasferimenti da, verso e sull’estero che nel corso del periodo d’imposta hanno interessato i medesimi investimenti all’estero e attività estere di natura finanziaria, semprechè l’ammontare dei predetti investimenti ed attività ovvero quello dei movimenti effettuati nel corso dell’anno sia di importo complessivo superiore a euro 10.000.

Gli intermediari sono, invece, tenuti a rilevare e a segnalare i flussi transfrontalieri di attività finanziarie qualora intervengano nelle relative operazioni di trasferimento.

Ulteriori comunicazioni devono essere effettuate dagli intermediari in sede di compilazione del modello del sostituto d’imposta (quadro SO del mod. 770) per evidenziare la fuoriuscita o la chiusura di rapporti dedicati ad attività rimpatriate a seguito della speciale procedura di emersione delle attività finanziarie e patrimoniali esportate o detenute all’estero senza l’osservanza delle disposizioni normative in materia di monitoraggio fiscale (cosiddetto “scudo fiscale”).

La normativa sullo scudo fiscale, inoltre, ha introdotto importanti disposizioni che incidono in maniera rilevante sull’intera disciplina del monitoraggio. In particolare:

  • l’articolo 12 del decreto legge n. 78 del 2009 ha previsto una presunzione relativa in base alla quale gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, in violazione degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale, si considerano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione;
  • l’articolo 13-bis, comma 7, dello stesso decreto ha fortemente inasprito le sanzioni relative alla violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale.

Con la citata ordinanza n. 19660/2012 la Corte di Cassazione ha di fatto riconosciuto come l’omessa compilazione del “modulo RW” costituisca di per sé un mero elemento indiziario atteso che l’obbligo di compilazione è finalizzato a “rilevare a fini fiscali trasferimenti da e per l'estero di denaro, titoli e valori, come recita espressamente il titolo del d.l. 28 giugno 1990, n. 167 e come si ricava dall'art. 4, comma 1 del medesimo decreto-legge”. Il “modulo RW” è sostanzialmente uno “strumento di comunicazione e conoscenza per la determinazione del reddito ed il conseguente calcolo dell’imposta relativamente agli investimenti detenuti all'estero o alle attività estere di natura finanziaria”.

Chiarificatrice la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 45/E del 13 settembre 2010:

“Gli investimenti da indicare nel modulo RW sono costituiti da beni patrimoniali collocati all’estero e che sono suscettibili di produrre reddito di fonte estera imponibile in Italia. A titolo esemplificativo, sono oggetto di segnalazione i seguenti investimenti: gli immobili situati all’estero o i diritti reali immobiliari o quote di essi (ad esempio, comproprietà o multiproprietà), gli oggetti preziosi e le opere d’arte che si trovano fuori del territorio dello Stato, le imbarcazioni o le navi da diporto o altri beni mobili detenuti e/o iscritti nei pubblici registri esteri, nonché quelli che pur non essendo iscritti nei predetti registri avrebbero i requisiti per essere iscritti in Italia. Al riguardo si ricorda che con la risoluzione n. 134/E del 30 aprile 2002 sono state considerati “detenuti all’estero” gli immobili ubicati in Italia posseduti per il tramite di un soggetto interposto residente all’estero. Ciò premesso, fino al periodo d’imposta 2008, gli investimenti all’estero dovevano essere indicati nel modulo RW soltanto se avevano prodotto nel periodo d’imposta di riferimento redditi imponibili in Italia. Considerato, tuttavia, che la funzione del modulo RW è quella di fornire un quadro delle attività detenute all’estero con finalità di monitoraggio fiscale nonché di supportare l’efficacia dell’azione di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, per rendere più incisivi i presidi posti in ambito internazionale a tutela del corretto assolvimento degli obblighi tributari, si è ritenuto che la previsione normativa contenuta nell’articolo 4 del decreto legge n. 167 del 1990 debba essere intesa, da ora in poi, come riferita non solo a fattispecie di effettiva produzione di redditi imponibili in Italia ma anche ad ipotesi in cui la produzione dei predetti redditi sia soltanto astratta o potenziale (cfr. circolare n. 43/E del 2009). In sostanza, sulla base di tali indicazioni, sono soggetti all’obbligo di monitoraggio le consistenze e i flussi relativi a tutti gli investimenti all’estero al fine di verificare che il contribuente possa conseguire, anche in futuro, redditi di fonte estera fiscalmente rilevanti in Italia ricompresi in una delle categorie reddituali del TUIR. La capacità del bene di produrre un reddito ricorre, infatti, non soltanto nel caso in cui il bene produca attualmente un reddito ma anche nel caso in cui sussista una capacità produttiva di reddito meramente potenziale e quindi eventuale e lontana nel tempo derivante dall’alienazione, dall’utilizzo nonché dallo sfruttamento del bene, anche senza organizzazione d’impresa. Pertanto, a partire dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2009 (UNICO 2010), i contribuenti sono comunque tenuti ad indicare nel modulo RW non soltanto le attività di natura finanziaria ma anche gli investimenti di altra natura quali, ad esempio, gli immobili tenuti a disposizione, le imbarcazioni, gli oggetti preziosi e le opere d’arte, indipendentemente dalla effettiva produzione di redditi imponibili nel periodo d’imposta.

L’ordinanza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
TERZA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAVERIO FELICE MANNINO - Presidente

Dott. ALFREDO TERESI - Consigliere

Dott. AMEDEO FRANCO - Consigliere

Dott. GIOVANNI AMOROSO - Consigliere

Dott. LUCA RAMACCI - Rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

1) (omissis)

Avverso l’ordinanza n. 107/2011 TRIB. LIBERTA’ di VERONA, del 4/11/2011

Sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCA RAMACCI;

sentite le conclusioni (omissis)

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Verona, decidendo in data 4.11.2011 sulla richiesta di riesame presentata nell’interesse di (omissis), indagato per i reati di cui agli artt. 4 e 5 DLgs. 74/2000, ha confermato il decreto di sequestro preventivo emesso l’11.10.2011 dal Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale e concernente le quote di un fondo di gestione immobiliare chiuso a lui riconducibile. Avverso tale provvedimento il predetto propone ricorso per cassazione.

2. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione degli artt. 4 e 5 DLgs. 74/2000, ipotizzati a seguito dell’accertamento circa la mancata compilazione del «modulo RW» della dichiarazione dei redditi dall’anno 2005 al 2009, rilevando che la mancata compilazione di detto modulo non integra i reati contestati in quanto non finalizzata alla liquidazione dell’imposta, bensì al solo monitoraggio di investimenti e di attività all’estero di natura finanziaria relativi a soggetti residenti nello Stato. Tali considerazioni troverebbero supporto nella circostanza che, trattandosi di un «modulo» e non di un «quadro», il «modulo RW» non è parte della dichiarazione dei redditi e che può verificarsi l’ipotesi in cui un soggetto sia tenuto alla presentazione del modulo e non anche della dichiarazione. Aggiunge, in conclusione, che la mancata compilazione del modulo non può mai essere utilizzata al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto. Osserva, altresì, che non sarebbe sussistente nei suoi confronti alcun obbligo di compilazione del modulo RW poiché, in base al disposto dell’art. 4 DL 167/90 e delle istruzioni per la dichiarazione dei redditi mediante modello «Unico» per le persone fisiche, la compilazione sarebbe stata richiesta solo se avesse rivestito la qualità di socio delle società lussemburghesi a lui riconducibili, né tale obbligo dichiarativo poteva conseguire dalla ritenuta qualità di amministratore di fatto delle predette società o per la posizione di titolare effettivo ai fini della normativa antiriciclaggio. Rileva, poi, che l’obbligo di dichiarazione non era ravvisabile neppure per la plusvalenza realizzata dalla (omissis) S.A. e concernente un conferimento immobiliare da detta società alla (omissis) s.r.g. e l’IVA relativa al conferimento medesimo.

3. Con un secondo motivo di ricorso deduce la violazione degli artt. 321 e 322-ter cod. proc. pen., evidenziando che le quote del fondo di gestione immobiliare chiuso sequestrate appartengono a soggetto diverso (omissis) ed estraneo ai reati contestati e non erano comunque nella sua disponibilità. Il valore delle stesse, inoltre, risulterebbe di gran lunga superiore rispetto ai 25.283.090,00 di euro di imposte che si assumono evase. Conclude osservando che mancherebbe in ogni caso la dimostrazione del pericolo che fa libera disponibilità di quanto sequestrato possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolare la commissione di altri reati. Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il ricorso è inammissibile perché basato su motivi manifestamente infondati. Occorre premettere che il Tribunale sintetizza le contestazioni formulate nei confronti del ricorrente evidenziando la sua condizione di evasore totale ed indicando come ultima dichiarazione dei redditi quella presentata nel 1996 (non considerando quelle del 2009 e 2010 per importi, rispettivamente, di euro 4 e 5 che i giudici ritengono effettuate verosimilmente per scopi futuri) pur risultando, dalla informativa redatta dalla polizia giudiziaria, che egli è o è stato amministratore in 12 società italiane e detiene o ha detenuto partecipazioni in altre 24 società italiane. Rilevano inoltre i giudici del riesame che il ricorrente non ha mai denunciato i redditi derivanti da investimenti esteri posseduti e mai dichiarati al fisco e che il fumus dei reati contestati emerge, in relazione all’art. 5 DLgs. 74/2000, relativamente alle annualità dal 2005 al 2008 ed in relazione all’art. 4 del medesimo DLgs. relativamente all’anno 2009, in quanto l’attività di indagine ha posto in evidenza la riconducibilità all’indagato, come redditi di persona fisica o, comunque, di amministratore di fatto di alcune società con sede in Lussemburgo, di quelli evidenziati nei capi di imputazione.

5. A fronte di tale compendio indiziario il ricorrente oppone, con il primo motivo di ricorso, le richiamate considerazioni in ordine al menzionato «modulo RW» la cui compilazione non assumerebbe rilievo ai fini della configurabilità dei reati. La manifesta infondatezza di tale assunto appare di macroscopica evidenza. Va infatti osservato che i giudici del riesame fondano le loro conclusioni sull’esito di una complessa attività di indagine, ritenuta suscettibile di ulteriori sviluppi, che al momento del sequestro aveva consentito di ritenere sussistente la situazione dianzi descritta. Il riferimento alla mancata compilazione del «modello RW» viene chiaramente effettuato dal Tribunale per evidenziare uno dei tanti elementi indiziari acquisiti e valutati ai fini della decisione. Peraltro, lo scopo del previsto obbligo di compilazione del «modello RW» è inequivocabilmente quello di rilevare a fini fiscali trasferimenti da e per l’estero di denaro, titoli e valori, come recita espressamente il titolo del DL 28 giugno 1990, n. 167 e come si ricava dall’art. 4, comma 1 del medesimo decreto-legge, laddove si precisa che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate ai sensi dell’articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi, residenti in Italia che al termine del periodo d’imposta detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione dei redditi. Non si vede, dunque, quali altre finalità possano avere le disposizioni normative richiamate. Il «modello RW» consiste, dunque, in un mero strumento di comunicazione e conoscenza per la determinazione del reddito ed il conseguente calcolo dell’imposta relativamente agli investimenti detenuti all’estero o le attività estere di natura finanziaria e la evasione contestata al ricorrente non deriva, ovviamente, dalla mancata compilazione di detto modello ma dell’inadempimento degli obblighi fiscali sanzionati dagli artt. 4 e 5 DLgs. 74/2000.

6. Ciò posto deve rilevarsi come le ulteriori argomentazioni sviluppate nel motivo di ricorso siano inammissibili in quanto concernenti censure in fatto non deducibili in sede di legittimità. Del resto il Tribunale ha correttamente valutato, entro i limiti della propria cognizione, la sussistenza del fumus dei reati ipotizzati, limitandosi al controllo di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale, essendogli preclusa ogni valutazione riguardo alla sussistenza degli indizi di colpevolezza ed alla gravità degli stessi (SS.UU. Cass. n. 7, 4 maggio 2000 ed altre succ. conf.) ed esaminando le confutazioni e gli elementi offerti dagli indagati eventualmente influenti sulla configurabilità e sulla sussistenza del “fumus” medesimo (Sez. III Cass. n. 18532, 17 maggio 2010; Cass. n. 27715, 16 luglio 2010). Così facendo ha svolto impeccabilmente il proprio ruolo di garanzia.

7. Anche con riferimento al secondo motivo di ricorso non può giungersi a diverse conclusioni. Il Tribunale ha infatti ritenuto la legittimità della misura reale applicata sulla base della riconducibilità delle quote sequestrate alla persona del ricorrente il quale, anche in questo caso, oppone argomentazioni in fatto non ammissibili in questa sede con richiami ad atti (verbale di sequestro della Guardia di Finanza) la cui consultazione è preclusa a questa Corte. I giudici hanno anche ritenuto giustificata l’applicazione della misura sull’intero ammontare delle quote in considerazione del contesto di evasione totale in cui il sequestro era stato effettuato e delle considerevoli variazioni del valore degli investimenti immobiliari rappresentati dalle quote medesime, argomenti rispetto ai quali in ricorso non viene mossa alcuna obiezione.

8. Quanto, infine, alla ulteriore deduzione concernente la mancata dimostrazione del periculum in mora, va ricordato che questa Corte ha già avuto modo di precisare che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente è disposto senza che abbia rilievo la pericolosità del bene, del pari irrilevante per la misura ablativa finale (Sez. III Cass. n. 26389, 6 luglio 2011). Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla declaratoria di inammissibilità – non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente (Corte Cost. 7-13 giugno 2000, n. 186) – consegue l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 1.000,00.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso il 9.5.2012

F.to Il Consigliere Estensore (Dott. Luca RAMACCI)
F.to Il Presidente (Dott. Saverio MANNINO)



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Qui il podcast della puntata del 13 novembre 2012 di "Salvadanaio", Radio24, dal titolo: "Stop al contante: come cambiano le abitudini".

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