La sospensione in via amministrativa dell’omologazione di un veicolo presuppone la preventiva comunicazione dell’avvio del procedimento e l'indicazione del dies ad quem della sospensione medesima.

Nel caso in esame un importatore di veicoli elettrici, che nel corso del 2010 aveva ottenuto l'omologazione di un veicolo categoria M2 per la sua commercializzazione in Italia, si é visto sospendere la stessa omologazione, un anno dopo, in attesa del completamento di non meglio precisate verifiche tecniche da eseguirsi sul veicolo in questione. Ciò, tuttavia, senza che il provvedimento di sospensione, peraltro non giustificato da alcun motivo d'urgenza, fosse stato preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento e senza che fosse indicata la durata della sospensione medesima.

Facilmente immaginabili le conseguenze sul piano dei rapporti contrattuali tra l'importatore e terzi acquirenti. Inevitabile il ricorso al TAR.

La sospensione in via amministrativa concreta un provvedimento di autotutela decisoria “di specie cautelare”, disciplinato in linea generale dall’art. 21-quater della L. 241/90.

La sospensione del provvedimento di omologazione avrebbe dunque dovuto seguire la predetta disciplina secondo la quale un provvedimento amministrativo può essere sospeso dallo stesso organo che lo ha emanato soltanto per gravi ragioni e per il tempo strettamente necessario.

Nel caso di specie, in particolare, il provvedimento di sospensione dell'omologazione non era stato anticipato dalla dovuta comunicazione di avvio del procedimento, pur non sussistendo ragioni di urgenza. La ricorrente, ove debitamente avvisata, avrebbe potuto formulare osservazioni e addurre elementi diretti ad impedire l'emanazione di un atto che, nel caso specifico, sarebbe comunque stato illegittimo e fondato su presupposti assolutamente erronei.

La necessità di dare comunicazione dell'avvio del procedimento è posta in funzione dell'arricchimento che deriva all'azione amministrativa, sul piano del merito e della legittimità, dalla partecipazione del destinatario del provvedimento, di guisa che essa, salvi i casi di comprovate esigenze di celerità, va sempre disposta quando l'amministrazione intende emanare un atto di secondo grado - di annullamento, di revoca o di decadenza - e tale principio si applica a fortiori quando l'amministrazione esercita un potere non vincolato ma prettamente discrezionale, in quanto l'art. 7 della legge n. 241/1990 consente all'interessato, già nel corso del procedimento, di formulare osservazioni e di rappresentare all'amministrazione stessa nuovi elementi utili al fine di evitare l'emanazione di un atto che, altrimenti, potrebbe essere affetto da vizi di legittimità, sotto il profilo, ad esempio, dell'erroneità nei presupposti e nelle valutazioni (Cfr. da ultimo T.A.R. Calabria Catanzaro, Sez. I, 30/03/2011, n. 456; Consiglio di Stato, sez. V, 16 giugno 2009, n. 3861).

Nel caso in esame non erano state rappresentate in alcun modo ragioni di urgenza nell'adozione dell'atto impugnato tali da consentire il superamento dell'obbligo di comunicazione in questione, né poteva dubitarsi che l'attività posta in essere dall'Amministrazione fosse di carattere squisitamente discrezionale. Era, quindi, onere del Ministero dei Trasporti provvedere alla formale comunicazione ex art 7 legge n. 241/1990 nei confronti della società ricorrente al fine di consentire la partecipazione della stessa al procedimento e, quindi, l'apporto istruttorio, anche sotto il profilo tecnico, che la società medesima avrebbe potuto offrire.

Il provvedimento impugnato si limitava poi a comunicare che la sospensione, già operativa, si sarebbe protratta a tempo indeterminato “in attesa del completamento delle verifiche e prove previste per i veicoli di cetegoria M2”.

Trattandosi di sospensione sine die, l'atto era illegittimo equivalendo ad una sostanziale revoca dell'atto sospeso, con conseguente sviamento della causa tipica e correlato pregiudizio di certezza delle posizioni giuridiche (cfr. ancora T.A.R. Calabria Catanzaro, Sez. I, 30/03/2011, n. 456).

Il termine della sospensione deve essere esplicitamente indicato nell'atto che dispone la sospensione medesima e può essere prorogato o differito per una sola volta. Il provvedimento di sospensione impugnato, al contrario, da un lato non indicava le "gravi ragioni" che avrebbero consentito una legittima sospensione dell'efficacia dell'atto e, dall'altro, non indicava nemmeno il termine finale di sospensione della validità dell’omologazione: il provvedimento impugnato, infatti, disponeva solamente che la sospensione si sarebbe protratta fino al "completamento delle verifiche e prove previste per i veicoli di cetegoria M2”. Tale previsione collegava la durata della sospensione ad un evento - il completamento di non meglio precisate “verifiche tecniche” (che invece l’Amministrazione aveva il dovere di specificare) - di cui non era dato sapere il momento in cui si sarebbe verificato.

Il TAR ha deciso il ricorso in Camera di Consiglio ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.

La sentenza per esteso:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale (omissis) del 2012, proposto da:

(omissis) s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Claudio De Stasio, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. (omissis);

contro

Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in persona del Ministro in carica, rappresentata e difesa dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, è domiciliato ex lege

per l'annullamento

del provvedimento (omissis), comunicato il (omissis), adottato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Direzione generale territoriale Sud e Sicilia – Centro prova autoveicoli di Bari, avente a oggetto la sospensione della validità dell'omologazione limitata per piccola serie (omissis)

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’intimata amministrazione;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio dell’8 marzo 2012 il cons. Mario Alberto di Nezza e sentito il difensore della ricorrente, anche ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Rilevato:

- che con ricorso notificato il 21 gennaio 2012, depositato il successivo 8 febbraio, la società istante ha chiesto l’annullamento del provvedimento meglio specificato in epigrafe, con cui il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha sospeso la validità dell’omologazione “limitata per piccola serie” (omissis), ottenuta quale mandataria in Italia di una ditta cinese produttrice di un veicolo elettrico;

- che a sostegno del gravame ha dedotto: a) la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento, non sussistendo ragioni di urgenza (nemmeno menzionate nell’atto) tali da consentire l’omissione dell’adempimento; b) la violazione dell’art. 21-quater l. n. 241/90: l’amministrazione avrebbe disposto l’impugnata sospensione senza indicare il termine finale, ciò comportando una sostanziale revoca del conseguito atto ampliativo; c) l’assenza di motivazione del provvedimento con riguardo alla sussistenza di gravi ragioni per la sospensione e con specifico riferimento al blocco nell’archivio nazionale veicoli “in attesa del completamento delle verifiche e prove previste per i veicoli categoria M2”; tale rilievo sarebbe altresì incongruo, attesa l’avvenuta conclusione del procedimento di omologazione “limitata per piccola serie”, chiesta e ottenuta nel corso del 2010 (avendo l’istante rettificato in senso limitativo l’originaria richiesta di omologazione europea);

- che l’amministrazione si è costituita in giudizio con comparsa di stile;

Considerato:

- in rito, che l’avvenuta costituzione dell’intimata sana il vizio della notificazione dell’atto introduttivo (inoltrato alla sede reale);

- nel merito, che si ravvisano i vizi procedimentali denunciati dall’istante (v. sopra, sub a e b), in quanto, oltre a non risultare effettuata la comunicazione dell’avvio del procedimento di sospensione ex art. 7 l. n. 241/90 (in esito alla quale comunicazione la ricorrente avrebbe potuto far valere le proprie ragioni), l’atto impugnato non indica il dies ad quem della sospensione, come prescritto dall’art. 21-quater l. n. 241/90 (non essendo all’uopo sufficiente il rinvio a un non meglio definito “completamento delle verifiche e prove previste”), potendosi reputare assorbita la doglianza concernente l’errato inquadramento della fattispecie da parte dell’amministrazione;

Considerato, pertanto, che il ricorso è fondato e va accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato, e che le spese di lite, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, Sezione III-ter, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato nei sensi di cui in motivazione. Condanna parte resistente a rifondere in favore della società istante le spese di lite, che liquida in complessivi euro 1.000,00 (mille).

La presente sentenza sarà eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 marzo 2012 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Daniele, Presidente

Giampiero Lo Presti, Consigliere

Mario Alberto di Nezza, Consigliere, Estensore

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