Interesse ad impugnare del convenuto anche se il Giudice ha respinto la domanda dell’attore.

L’interesse a impugnare consegue alla soccombenza della parte senza che assuma rilevo il fatto che la stessa abbia o meno dispiegato domanda “configurandosi la soccombenza non già solo allorquando sia rigettata una domanda dispiegata da chi pretende di impugnare la pronuncia, ma anche quando sia accolta una domanda contro l’impugnante”.

Questo è il principio ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione VI Civile, con l’ordinanza n. 24627 del 20 ottobre 2011.

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Caparra confirmatoria e inadempimento. Recesso o risoluzione?

La caparra confirmatoria, come noto, consiste in una somma di denaro (o in una determinata quantità di cose fungibili) che un contraente versa all’altro in sede di conclusione di un contratto. La sua funzione è quella di predeterminare, forfetizzandolo, il risarcimento dovuto (o spettante) in caso di inadempimento di una delle parti. Ove il contratto venga invece regolarmente eseguito la caparra dovrà essere restituita o, più comunemente, imputata alla prestazione dovuta. Generalmente la caparra confirmatoria viene prevista nell’ambito di quei contratti a prestazioni corrispettive dei quali si abbia un'esecuzione differita e che prevedano un pagamento non in unica soluzione. Si costituisce con la mera consegna della somma di denaro (o delle cose fungibili). A norma dell’art. 1385 c.c. “se al momento della conclusione del contratto una parte dà all'altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta. Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l'altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l'ha ricevuta, l'altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l'esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali”.

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Locazione in nero. Canone ridotto e contratto 4+4.

E’ ormai a regime la disciplina “sanzionatoria” prevista dall’art. 3, commi 8 e 9, del D.Lgs 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale - Pubblicato nella Gazz. Uff. 23 marzo 2011, n. 67).

Terminato infatti il periodo di “sanatoria” previsto dal comma 10 del medesimo articolo (“… la disciplina di cui ai commi 8 e 9 non si applica ove la registrazione sia effettuata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto …”), i proprietari che non hanno provveduto alla regolarizzazione dei rapporti locatizi in essere potrebbero vedersi ridurre il canone percepito in misura drastica oltre, ovviamente, ricondurre il proprio contratto nell’ambito normativo della L. 431/98.

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