Legittimo il rifiuto del locatore di ricevere la restituzione dell’immobile se il conduttore ha arrecato gravi danni o effettuato innovazioni di rilievo non consentite

Il rifiuto del locatore di ricevere la restituzione dell'immobile è legittimo ogni qualvolta il conduttore abbia arrecato gravi danni all'immobile, ovvero su di esso effettuato non consentite innovazioni di tale rilievo, con conseguente necessità dell'esborso di notevoli somme per la esecuzione delle opere di ripristino, e fino al momento in cui tali somme non vengano corrisposte dal conduttore medesimo. La legittimità di un tale rifiuto comporta, in applicazione dell'art. 1220 c.c., che fino a tale momento deve ritenersi persistente la mora del conduttore, pertanto tenuto anche al pagamento del canone ex art. 1591 c.c., seppure abbia smesso di usare l'immobile secondo la destinazione convenuta.

Cass. civ. Sez. III, Sent., 24-05-2013, n. 12977

Leggi tutto...

Valore probatorio delle dichiarazioni dell'Avvocato negli scritti difensivi

Pur essendo vero che le ammissioni contenute nella comparsa di risposta - così come in uno degli atti processuali di parte indicati dall'art. 125 cod. proc. civ. - siccome facenti parte del processo, possono assumere anche il carattere proprio della confessione giudiziale spontanea, alla stregua di quanto previsto dagli artt. 228 e 229 cod. proc. civ., è tuttavia necessario che la comparsa, affinchè possa produrre tale efficacia probatoria, sia stata sottoscritta dalla parte personalmente, con modalità tali che rivelino inequivocabilmente la consapevolezza delle specifiche dichiarazioni dei fatti sfavorevoli contenute nell'atto. Conseguentemente, è inidonea a tale scopo la mera sottoscrizione della procura scritta a margine o in calce che, anche quando riportata nel medesimo foglio in cui è inserita la dichiarazione ammissiva, costituisce atto giuridicamente distinto, benchè collegato.

Cass. civ. Sez. III, 06-12-2005, n. 26686

Leggi tutto...

Effetti sulla prescrizione in caso di mancata opposizione di un decreto ingiuntivo da parte di uno dei condebitori solidali

Nel caso di ricorso per decreto ingiuntivo contro più debitori solidali, l'art. 1310 c.c., concernente l'interruzione della prescrizione delle obbligazioni solidali, non è applicabile qualora uno degli ingiunti, contrariamente agli altri coobligati, non abbia proposto opposizione al provvedimento monitorio; in tal caso, l'ingiunzione acquista definitività ed autorità sostanziale di giudicato rispetto all'intimato che non abbia fatto opposizione. Ne consegue che gli atti interruttivi della prescrizione posti in essere dalla banca creditrice nei confronti degli altri condebitori ingiunti, successivamente al passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo nei confronti del non opponente, non estendono i loro effetti a quest'ultimo e conseguentemente il credito della intimante nei confronti della società attrice deve ritenersi estinto per prescrizione (in fattispecie, l'attrice ha dedotto che poiché essa, a differenza degli altri ingiunti, non ha proposto opposizione al provvedimento monitorio, nei suoi confronti varrebbe, quale fonte distinta, individuale e autonoma dell'obbligazione, esclusivamente il giudicato già formatosi con l'ingiunzione, con l'ulteriore conseguenza che ogni rapporto di solidarietà con gli altri condebitori sarebbe venuto meno anche agli effetti dell'art. 1310 c.c.).

Trib. Genova Sez. VI, 29/06/2005

Leggi tutto...

Informazioni aggiuntive