La responsabilità ex art. 2051 c.c. della Pubblica Amministrazione per cattiva manutenzione delle strade

La responsabilità ex art. 2051 c.c. della Pubblica Amministrazione per cattiva manutenzione delle strade

Documento PDF - 91 pagine - Anno 2012 - Pubblicato da Avv. Claudio De Stasio

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Una recente sentenza del Tribunale di Grosseto offre lo spunto per analizzare l'evoluzione giurisprudenziale in materia di responsabilità della Pubblica Amministrazione ex art. 2051 c.c.

Ai sensi dell’art. 2051 del Codice Civile, rubricato “danno cagionato da cosa in custodia”, “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.
L’indirizzo prevalente tende ad escludere l'applicabilità della norma nei casi di beni, facenti parte del demanio stradale, rispetto ai quali - a causa dell'estensione e dell'uso generalizzato e diretto da parte dei terzi - non è oggettivamente possibile svolgere i doveri di vigilanza posti a carico del custode.  Per contro è certamente applicabile l'art. 2051 c.c., in tutti quei casi ove l'estensione dei beni demaniali è tale da consentire l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi.

La rassegna comprende le massime di 397 sentenze, di legittimità e di merito, dal 1982 ad oggi.

Estratto delle dieci sentenze più recenti inserite:

Tribunale di Potenza, 16.01.2012 In ordine ai danni subiti dall'utente della strada in conseguenza dell'omessa od insufficiente manutenzione di strade pubbliche, il referente normativo per l'inquadramento della responsabilità della p.a. non è costituito ordinariamente dall'art. 2051 c.c. - che sancisce una presunzione di responsabilità inapplicabile nei confronti della p.a. con riferimento ai beni demaniali -, quando risulti l'oggettiva impossibilità di un esercizio del potere di controllo di essa sulle strade in custodia, in dipendenza del loro uso generale e diretto da parte dei terzi e della notevole estensione di tali beni. In quest'ultimo caso, il referente normativo è, infatti, rappresentato dall'art. 2043, c.c. che sancisce, nell'osservanza della norma primaria del "neminem laedere", l'obbligo di far sì che la strada aperta al pubblico transito (e la sua pertinenza costituita dal marciapiede) non integri per l'utente una situazione di pericolo occulto, tale da realizzare la c.d. insidia o trabocchetto. Pertanto, in tal caso, la responsabilità è configurabile a condizione che venga provata dal danneggiato l'esistenza di una situazione insidiosa caratterizzata dal doppio e concorrente requisito della non visibilità oggettiva del pericolo e della non prevedibilità subiettiva del pericolo stesso. In ogni modo, le predette condizioni della notevole estensione del bene demaniale e della sua utilizzazione generale e diretta da parte dei terzi costituiscono soltanto figure sintomatiche dell'impossibilita della custodia e, come tali, vanno sottoposte in concreto al vaglio del giudice di merito, ritenendosi in particolare, che l'ubicazione della strada nel perimetro urbano delimitato dallo stesso comune sia un elemento sintomatico della possibilità di esercitare la custodia.

Tribunale di Milano, Sez. X, 23.12.2011 La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, di cui all'art. 2051 c.c., non si applica agli enti pubblici per danni subiti dagli utenti di beni demaniali ogni qual volta sul bene demaniale, per le sue caratteristiche, non sia possibile esercitare la custodia, intesa quale potere di fatto sulla stessa. L'estensione del bene demaniale e l'utilizzazione generale diretta dello stesso da parte di terzi, sono solo figure sintomatiche dell'impossibilità della custodia da parte della p.a. mentre elemento sintomatico della possibilità di custodia del bene del demanio stradale comunale è che la strada, dal cui difetto di manutenzione è stato causato un danno, si trovi nel perimetro urbano delimitato dallo stesso Comune, pur dovendo dette circostanze, proprio perché solo sintomatiche, essere sottoposte al vaglio in concreto da parte del giudice di merito.

Tribunale di L'Aquila, 03.12.2011 Invocata la responsabilità ex art. 2051 c.c. della Pubblica Amministrazione per omessa o insufficiente manutenzione di strade pubbliche e private sia la esistenza della fonte di pericolo che del nesso causale tra detto ostacolo ed il danno subito dall'utente stradale, deve farsi luogo a declaratoria di responsabilità nei termini suddetti ogni qualvolta l'evento dannoso abbia trovato verificazione su un bene in relazione al quale sia oggettivamente possibile l'esercizio di un continuo ed efficace controllo, quale una strada non di notevole estensione e non ad alta intensità di traffico.

Tribunale di Roma, 14.10.2011 L'obbligo del Comune di svolgere costantemente attività di vigilanza e di controllo non viene meno in conseguenza dell'affidamento del servizio di sorveglianza e di pronto intervento nonché di manutenzione di strade e di manufatti stradali. Va osservato, infatti, che, nel caso in cui non vi sia stato il totale trasferimento a terzi del potere di fatto sulla strada (come ad es. nel caso di chiusura di una strada e predisposizione di un cantiere per l'esecuzione di determinati lavori), l'ente proprietario deve continuare ad esercitare su di essa l'opportuna vigilanza ed i necessari controlli, conservando il dovere di custodia e la correlata responsabilità ex art. 2051 c.c..

Cassazione Civile, Sez. III, 20.09.2011, n. 19129 In caso di perdurante apertura al pubblico traffico di un'area interessata da lavori in corso, permane l'obbligo di custodia dell'ente pubblico proprietario del tratto stradale, con la conseguenza che è tale ente ad essere tenuto, in via esclusiva, ad apporre adeguata segnaletica stradale, trattandosi di adempimento non riconducibile agli obblighi dell'impresa appaltatrice, in assenza di prova che il comune abbia, nell'ambito del contratto di appalto, trasferito all'impresa l'obbligo di una corretta ed efficace installazione della segnaletica in questione. (Nella specie, in un sinistro stradale mortale, nel quale una delle auto aveva imboccato un tratto di strada con divieto d'accesso non idoneamente segnalato, intercettando così l'altro mezzo coinvolto nello scontro, la S.C. ha riconosciuto la responsabilità ex art. 2051 cod. civ. del Comune per non aver provveduto alla segnalazione adeguata della non percorribilità del tratto in questione. (Cassa con rinvio, Venezia, 26/01/2009)

Tribunale di Salerno, Sez. II, 29.07.2011 È applicabile la responsabilità per cose in custodia, di cui all'art. 2051 c.c., nei confronti della pubblica amministrazione, nelle ipotesi di danni subiti a causa dell'utilizzo della strada pubblica, atteso che dalla proprietà pubblica dei beni non discende solo l'obbligo della pubblica amministrazione di provvedere alla loro manutenzione, ma anche quello di provvedere alla loro custodia, e ciò a prescindere dalle dimensioni dei beni stessi.

Cassazione Civile, Sez. III, 18.07.2011, n. 15723 Le regole di comune prudenza e le disposizioni regolamentari in tema di manutenzione delle strade pubbliche non impongono al gestore, in base al rapporto di custodia, o comunque al principio del "neminem laedere", l'apposizione di una recinzione dell'intera rete viaria, mediante guard-rail, anche nei tratti oggettivamente non pericolosi, al fine di neutralizzare qualsivoglia anomalia nella condotta di guida degli utenti. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso ogni responsabilità dell'ANAS, in relazione ad un sinistro stradale mortale occorso ad un soggetto il quale, mentre era alla guida della sua auto, era uscito di strada, rovinando nella sottostante scarpata, sul presupposto che l'incidente fosse stato determinato non dalla mancata apposizione del guard-rail sul tratto di strada rettilineo, ma dalla condotta anomala ed imprevedibile del conducente). (Rigetta, App. Torino, 27/03/2008)

Corte d'Appello di Roma, Sez. III, 28.06.2011 La responsabilità per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali deve essere ricondotta alla disciplina di cui all'art. 2051 c.c., con la conseguenza che l'Amministrazione, quale custode dei beni, è responsabile dei danni riportati dall'utente che abbia provato l'evento dannoso ed il nesso di causalità con la cosa, potendo andare esente da una tale responsabilità nella sola ipotesi in cui provi il ricorso del caso fortuito. In circostanze siffatte, pertanto, l'estensione del bene demaniale e la utilizzazione generale e diretta dello stesso da parte di terzi, costituiscono unicamente figure sintomatiche della impossibilità di custodia da parte della Pubblica Amministrazione, laddove elemento sintomatico della possibilità di custodia del bene del demanio stradale è che la strada, il cui difetto di manutenzione è stato causa del danno, si trovi entro un perimetro urbano ben delimitato. In tal senso, pertanto, deve escludersi la configurabilità della responsabilità ex art. 2051 nei termini di cui innanzi qualora l'evento di danno abbia trovato (come nella specie) verificazione su una strada statale.

Cassazione Civile, Sez. III, 24.05.2011, n. 11430 Non costituisce caso fortuito - come tale idoneo ad escludere la responsabilità ex art. 2051 c.c. di un Comune per i danni derivanti da una caduta sul marciapiede - la circostanza che la buca fosse ricoperta dall'acqua e non visibile dall'infortunata, sul rilievo che si trattava di evento estemporaneo, nei confronti del quale il Comune non ha avuto la possibilità di intervenire tempestivamente.

Cassazione Civile, Sez. III, 24.05.2011, n. 11430 In relazione alla responsabilità del Comune ex art. 2051 c.c. per la caduta su di una buca nella pavimentazione del marciapiede, la circostanza che la buca fosse piena di acqua e non visibile dal viandante costituisce un fatto che pur avendo contribuito a causare il danno nascondendo le asperità del suolo, è definibile come normale e largamente prevedibile e che, in quanto tale, non può costituire una causa di interruzione del nesso causale, non essendo di per sé solo sufficiente a produrre il danno.



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