La caparra confirmatoria tra recesso e risoluzione

La caparra confirmatoria tra recesso e risoluzione

Documento PDF - 46 pagine - Anno 2012 - Pubblicato da Avv. Claudio De Stasio

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Affinché sia legittimo ritenere la caparra o esigerla in misura doppia, occorre validamente esercitare il recesso ai sensi dellart. 1385 comma II c.c. Nella pratica, in caso di inadempimento della controparte, non sempre la parte fedele (quella cioè non inadempiente) si avvale correttamente della facoltà recesso in parola sottovalutando le conseguenze che possono derivare da scelte e azioni talvolta “frettolosamente” adottate. Si pensi ad esempio al caso in cui, decorso un termine non essenziale previsto in un contratto preliminare di compravendita immobiliare, la parte fedele abbia formalizzato una diffida ad adempiere alla parte infedele. Decorso il termine concesso ex art. 1454 c.c., la parte fedele che aveva versato la caparra può pretendere il pagamento del doppio? Oppure, essendosi il contratto ormai risolto di diritto per effetto della diffida ad adempiere, può solo ottenere la restituzione di quanto versato ed agire eventualmente per il risarcimento del danno (del quale dovrà fornire la relativa prova)?

La rassegna comprende le massime di 130 sentenze, di legittimità e di merito, dal 1982 ad oggi.

Estratto delle dieci sentenze più recenti inserite:

Tribunale di Monza, Sez. I, 11.01.2012 La domanda di ritenzione della caparra è legittimamente proponibile, nell'incipit del processo, a prescindere dal "nomen iuris" utilizzato dalla parte nell'introdurre l'azione "caducatoria" degli effetti del contratto: se quest'azione dovesse essere definita "di risoluzione contrattuale" in sede di domanda introduttiva, sarà compito del giudice, nell'esercizio dei suoi poteri officiosi di interpretazione e qualificazione in iure della domanda stessa, convertirla formalmente in azione di recesso.

Cassazione Civile, Sez. VI, 24.11.2011, n. 24841 Nell'ipotesi di versamento di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, la parte non inadempiente che abbia agito per l'esecuzione o la risoluzione del contratto e per la condanna al risarcimento del danno ai sensi dell'art. 1453 cod. civ., può, in sostituzione di queste pretese, chiedere nel corso del giudizio il recesso dal contratto a norma dell'art. 1385, secondo comma, cod. civ., non costituendo tale richiesta una domanda nuova, bensì configurando l'esercizio di una perdurante facoltà e un'istanza ridotta rispetto all'azione di risoluzione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito con cui si era affermato che l'iniziale proposizione della domanda di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare non precludeva alla parte attrice la possibilità di avvalersi, in corso di causa, della facoltà di recesso di cui all'art. 1385, secondo comma, cod. civ.). (Rigetta, App. Venezia, 03/05/2010)

Cassazione Civile, Sez. II, 21.10.2011, n. 21917 La consegna anticipata di una somma di danaro effettuata dall'uno all'altro dei contraenti al momento della conclusione di un negozio ha natura di caparra confirmatoria qualora risulti che le parti abbiano inteso perseguire gli scopi di cui all'art. 1385 c.c., attribuendo all'anticipato versamento non soltanto l'obbiettiva funzione di anticipazione della prestazione dovuta, ma anche quella di rafforzamento e di garanzia del vincolo obbligatorio, così che, distinguendosi le due funzioni soltanto rispetto alla destinazione finale della somma versata, questa, in caso di esatto adempimento, verrà imputata in conto prezzo, mentre, nell'opposta ipotesi di inadempimento, verrà ritenuta dalla parte non inadempiente (ovvero richiesta nella misura del doppio), previo esercizio del diritto di recesso, a titolo di liquidazione anticipata del danno (salvo che detta parte non preferisca avvalersi dell'ordinaria azione contrattuale, domandando l'esecuzione in forma specifica o la risoluzione del contratto, con relativo risarcimento del danno). Ne consegue che, assolvendo la corrisposta somma di denaro a ciascuno dei ricordati scopi nella sua interezza, non è consentito al giudice di merito, in caso di successivo inadempimento di uno dei contraenti, ridurne (arbitrariamente) l'importo, attribuendo soltanto a parte di essa la funzione di caparra, ed alla parte restante quella di prestazione anticipata, con conseguente diritto di ritenzione soltanto parziale per il contraente non inadempiente.

Corte d'Appello di Firenze, Sez. I, 14.09.2011 La definizione della domanda giudiziale in termini di risoluzione contrattuale di un contratto di compravendita non è vincolante per il giudice. Questi, infatti, nell'esercizio dei suoi poteri officiosi di interpretazione e qualificazione in iure della domanda stessa, avrà il compito di verificare se in realtà non integri un recesso ove accompagnata dalla pretesa ritenzione della caparra o di ottenere il doppio della caparra. Tale principio, tuttavia, deve essere calato nello specifico contesto, senza trascurarsi che la controparte ha il diritto di sapere da quale domanda si deve difendere.

Tribunale di Milano, Sez. III, 10.09.2011 La caparra confirmatoria di cui all'art. 1385 c.c. assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento qualora la parte non adempiente abbia esercitato il potere di recesso conferitole dalla legge e in tal caso, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta o ad esigere il doppio di quella versata, qualora, invece, detta parte abbia preferito agire per la risoluzione o l'esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno dovrà essere provato nell'an e nel quantum.

Cassazione Civile, Sez. II, 06.09.2011, n. 18266 Il recesso previsto dall'art. 1385, comma 2, c.c., configurando una forma di risoluzione del contratto, collegata alla pattuizione di una caparra confirmatoria, quale determinazione convenzionale del danno risarcibile presuppone pur sempre l'inadempimento della controparte avente i medesimi caratteri dell'inadempimento che giustifica la risoluzione giudiziale.

Cassazione Civile, Sez. II, 06.09.2011, n. 18266 Il recesso previsto dal secondo comma dell'art. 1385 cod. civ., presupponendo l'inadempimento della controparte avente i medesimi caratteri dell'inadempimento che giustifica la risoluzione giudiziale, configura uno strumento speciale di risoluzione di diritto del contratto, da affiancare a quelle di cui agli artt. 1454, 1456 e 1457 cod. civ., collegato alla pattuizione di una caparra confirmatoria, intesa come determinazione convenzionale del danno risarcibile. Al fenomeno risolutivo, infatti, lo collegano sia i presupposti, rappresentati dall'inadempimento dell'altro contraente, che deve essere gravemente colpevole e di non scarsa importanza, sia le conseguenze, ravvisabili nella caducazione "ex tunc" degli effetti del contratto. (Rigetta, App. Venezia, 12/11/2004)

Cassazione Civile, Sez. II, 26.07.2011, n. 16317 Qualora un contraente comunichi la dichiarazione di recesso con contestuale richiesta di restituzione della somma versata a titolo di anticipo (o caparra) e di rimborso delle spese sostenute ed il contraente asseritamente inadempiente comunichi anch'esso la volontà di recedere - pur attribuendo l'inadempimento all'altra parte - e la disponibilità alla restituzione delle somme richieste, si verifica la risoluzione del contratto, atteso che le due dichiarazioni di recesso - pur non determinando un accordo negoziale risolutorio, come nell'ipotesi del mutuo consenso, in quanto muovono da premesse contrastanti - sono tuttavia dirette all'identico scopo dello scioglimento del contratto e della restituzione delle somme versate, con la conseguenza che resta preclusa la domanda di adempimento successivamente proposta da uno dei contraenti (Rigetta, App. Taranto, 14/09/2005)

Tribunale di Trento, 14.07.2011 Stipulato un contratto con contestuale dazione di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (sia essa giudiziale o di diritto) ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, quella volta ad ottenere la declaratoria dell'intervenuto recesso con ritenzione della caparra o pagamento del doppio.

Tribunale di Roma, Sez. X, 13.07.2011 La caparra confirmatoria assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento nell'ipotesi in cui la parte non inadempiente abbia esercitato il potere di recesso ad essa conferito dalla legge. In tale circostanza la parte medesima, pertanto, è legittimata a ritenere il doppio della caparra ricevuta, ovvero ad esigere il doppio di quella versata. Qualora, invece, la parte abbia preferito domandare la risoluzione o la esecuzione del contratto ancora in essere, il risarcimento del danno resta regolato dalle norme generali in materia, con la conseguenza che un tale pregiudizio, ai fini della risarcibilità, dovrà essere provato sia nell'an che nel quantum. In tal senso, pertanto, i rapporti tra azione di risoluzione del contratto e di risarcimento integrale da una parte, e azione di recesso e ritenzione della caparra dall'altro, si pongono in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale.



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