L'assegnazione della casa coniugale

L'assegnazione della casa coniugale

Documento PDF - 131 pagine - Anno 2012 - Pubblicato da Avv. Claudio De Stasio

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In caso di separazione o divorzio, l’assegnazione della casa coniugale rappresenta sempre uno degli aspetti maggiormente conflittuali ove si oppongono contrapposti diritti: da un lato l’esigenza del coniuge non proprietario di continuare ad abitare la casa che ha rappresentato il centro della vita familiare; dall’altro, la necessità di tutelare il diritto, costituzionalmente garantito, della proprietà privata. Il legislatore, nel disciplinare la materia (art. 155 quater codice civile e art. 6, comma 6 L. 898/70), si è ispirato al principio che consiste nel privilegiare l’esclusivo interesse dei figli; ciò al fine di salvaguardare l’esigenza dei minori (ma anche dei figli maggiorenni non ancora autosufficienti)  di continuare ad usufruire dello standard di vita realizzato in costanza di convivenza dei genitori e di mantenere inalterati i rapporti con l’ambiente in cui sono vissuti. Diverso, invece, se i figli mancano: in tal caso, infatti, tornano a prevalere le ragioni della proprietà.

La rassegna comprende le massime di 750 sentenze, di legittimità e di merito, dal 1978 ad oggi.

Estratto delle dieci sentenze più recenti inserite:

Tribunale di Milano, Sez. IX, 24.01.2012 La domanda del coniuge, esperita in seno al giudizio di separazione, volta ad ottenere l'assegnazione della casa coniugale in assenza di figli minori o maggiorenni non economicamente indipendenti, non merita accoglimento. Infatti, è solo l'esclusivo interesse morale o materiale della prole a determinare la spettanza dell'abitazione al coniuge cui la prole sia affidata ed il titolo di quest'ultimo ad abitarvi è strumentale alla conservazione della comunità domestica.

Tribunale di Milano, Sez. IX, 20.09.2011 Il provvedimento di assegnazione della casa familiare non è concedibile a uno dei coniugi quando non vi è prole minorenne o maggiorenne non autosufficiente che ne condivida il godimento.

Cassazione Civile, Sez. I, 15.09.2011, n. 18863 In tema di assegnazione della casa familiare, l'art.155-quater cod. civ., applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, tutela l'interesse prioritario della prole a permanere nell'"habitat" domestico, postulando, oltre alla permanenza del legame ambientale, la ricorrenza del rapporto di filiazione legittima o naturale cui accede la responsabilità genitoriale, mentre non si pone anche a presidio dei rapporti affettivi ed economici che non involgano, in veste di genitori, entrambi i componenti del nucleo che coabitano la casa familiare oppure i figli della coppia che, nella persistenza degli obblighi di cui agli artt. 147 e 261 cod. civ., abbiano cessato di convivere nell'abitazione, già comune, allontanandosene. (Rigetta, App. Milano, 23/03/2010)

Cassazione Civile, Sez. I, 15.09.2011, n. 18863 L'istituto dell'assegnazione della casa familiare non è posto a presidio anche dei rapporti affettivi ed economici che, pur derivando da filiazione legittima o naturale, non involgano in veste di genitori entrambi i componenti del nucleo che ha coabitato nella casa familiare o i figli della coppia che abbiano cessato di convivere nell'abitazione già comune, allontanandosene.

Cassazione Civile, Sez. I, 22.07.2011, n. 16126 L'assegnazione della casa familiare non è una componente in natura dell'assegno di mantenimento. In tema di separazione personale dei coniugi, ai fini dell'accertamento del diritto all'assegno di mantenimento e della sua determinazione, occorre considerare la complessiva situazione di ciascuno dei coniugi e, quindi, tener conto, oltre che dei redditi in denaro, di ogni altra utilità economicamente valutabile, ivi compresa la disponibilità della casa coniugale.

Cassazione Civile, Sez. V, 06.07.2011, n. 14920 Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio attribuisce al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale. Non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento previsti dalla disciplina ICI e costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta.

Cassazione Civile, Sez. I, 04.07.2011, n. 14553 L'assegnazione della casa familiare, rispondendo all'esigenza di conservare l'habitat domestico, inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, è unicamente consentita in relazione all'immobile che abbia costituito centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione di ogni altro immobile di cui i coniugi abbiano la disponibilità.

Cassazione Civile, Sez. I, 04.07.2011, n. 14553 Costituiscono requisiti imprescindibili per l'assegnazione della casa coniugale ad uno dei coniugi separati o divorziati la sussistenza nell'immobile di un ambiente familiare, inteso quale habitat domestico, ovvero luogo degli affetti, degli interessi e delle consuetudini della famiglia durante la convivenza dei suoi membri e l'affidamento al richiedente di figli minori, ovvero la convivenza con figli maggiorenni, incolpevolmente privi di adeguati mezzi autonomi di sopravvivenza.

Cassazione Civile, Sez. I, 04.07.2011, n. 14553 L'assegnazione della casa familiare prevista dall'art. 155 quater cod. civ., rispondendo all'esigenza di conservare l'"habitat" domestico, inteso come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, è consentita unicamente con riguardo a quell'immobile che abbia costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione di ogni altro immobile di cui i coniugi avessero la disponibilità e che comunque usassero in via temporanea o saltuaria. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha rigettato la domanda di assegnazione della "casa familiare", relativa ad immobile acquistato allo stato di rustico, oggetto di lavori di completamento ed occasionalmente utilizzato dalla famiglia, durante il matrimonio, nel solo periodo estivo). (Cassa e decide nel merito, App. Reggio Calabria, 25/02/2010)

Corte d'Appello di Roma, 21.06.2011 Qualora in un contratto di comodato finalizzato all'esigenza abitativa della famiglia dei comodatari sia stato pattuito espressamente il carattere precario del rapporto, il comodante può chiedere in ogni momento la restituzione dell'immobile, senza dover addurre un sopravvenuto motivo di urgenza nell'utilizzo del bene. Il provvedimento del giudice di assegnazione della casa al coniuge affidatario dei figli non fa mutare la disciplina applicabile al caso di specie.



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