Tribunale di Milano, Sez. lavoro, 25.09.2012

Il danno da demansionamento, nella sua accezione patrimoniale, non ponendosi quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo del datore di lavoro, comporta l'onere probatorio del lavoratore di dimostrare, ai sensi dell'art. 2697 c.c., anche in via presuntiva, non solo la potenzialità lesiva della condotta datoriale, bensì anche la sussistenza del danno richiesto e il nesso di causalità tra questo e la condotta dedotta; tale accertamento va svolto, ex art. 2103 c.c., attraverso la comparazione tra le mansioni in concreto affidate al lavoratore, quelle astrattamente previste dalla normativa di riferimento per la categoria e il profilo professionale di riferimento e quelle svolte dallo stesso nel periodo di riferimento per la categoria e per il profilo professionale di riferimento e quelle svolte dallo stesso nel periodo precedente. La liquidazione di tale danno è determinabile, nell'ambito di un giudizio necessariamente equitativo, attraverso il ricorso al parametro della retribuzione quale elemento di massimo rilievo per la valutazione del contenuto professionale ed economico delle mansioni svolte dal singolo lavoratore.



 

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