Tribunale di Trento, 18.10.2012

La responsabilità da cose in custodia, disciplinata nell'art. 2051 c.c., non presuppone l'esistenza di un fatto addebitabile al custode, dovendo affermarsi sulla sola base del nesso causale tra la cosa in custodia ed il danno arrecato senza che rilevi la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza. La nozione di custodia, considerata dal norma, non presuppone né implica uno specifico obbligo di custodire simile a quello del depositario, essendo, funzione della norma, quella di imputare la responsabilità in capo a chi si trovi in condizione di controllare i rischi inerenti alla cosa. La responsabilità del custode è esclusa solo dal caso fortuito, in quanto attinente non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell'evento, riconducibile non alla cosa che ne è fonte immediata ma ad un elemento esterno imprevedibile ed inevitabile e che può anche consistere in un comportamento addebitabile alla vittima stessa, purché esercitante efficacia causale tale da interrompere del tutto il nesso eziologico tra la cosa ed il danno.



 

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