Tribunale di Perugia, Sez. lavoro, 19.10.2012

La condotta della parte datoriale che procrastini l'intrapresa del procedimento disciplinare oltre il tempo strettamente necessario ad accertare e valutare i fatti, lede il diritto dei lavoratori di non essere ostaggio dei rilievi che il primo si riservi di far valere nei loro confronti quando lo ritenga opportuno. Il principio di immediatezza della contestazione di addebito e della irrogazione della sanzione disciplinare, derivante dall'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori (legge n. 300 del 1970), posto a presidio sia del diritto di difesa del lavoratore, sia del principio del reciproco affidamento di una parte nella condotta dell'altra che permea di per sé ogni contratto, si traduce, pertanto, in un esercizio delle prerogative punitive datoriali rispettose dei limiti imposti dalla buona fede e correttezza contrattuale e, quindi, dell'affidamento, crescente con il passare del tempo, che il lavoratore matura in ordine alla determinazione datoriale di non considerare come illecita una determinata condotta. In tale contesto deve ritenersi macroscopicamente illegittima la condotta datoriale che impieghi ben 13 mesi dal giorno dell'accaduto per contestare l'addebito colposo al dipendente, in quanto il decorso di un tale termine è tale da far maturare nel lavoratore l'affidamento in ordine alla volontà datoriale di soprassedere e, dunque, da minare anche il diritto di difesa del prestatore.



 

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