Tribunale di Foggia, Sez. I, 12.11.2012

La consulenza grafologica assume, nel corso del giudizio nella quale è richiesta, una limitata consistenza probatoria, ovvero non suscettiva, in quanto tale, di conclusioni assolutamente obiettivamente certe. Ciò impone al giudice di fornire, in ogni caso, un'adeguata giustificazione del proprio convincimento sia esprimendosi in ordine alla condivisibilità delle conclusioni rassegnate dal consulente - anche attraverso il compimento di una diretta valutazione in ordine all'autenticità della sottoscrizione dell'atto -, sia passando al vaglio ed esprimendo il proprio convincimento alla luce di tutti gli altri elementi concreti offerti dalle parti e sottoposti al suo esame. Ciò si spiega con la semplice considerazione che, sebbene ogni umano aspetto della persona sia oggettivamente irripetibile (come anche la scrittura), tuttavia la verifica dell'irripetibilità, fondata sulla valutazione umana recata da una consulenza grafologica, è affidata alla valutazione di elementi allo stato non matematicamente ponderabili, dal che consegue un limitato rilievo probatorio della relazione tecnica in materia.



 

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