Tribunale di Monza, 19.12.2012

Integra il reato di estorsione la condotta del prevenuto che ripetutamente minacci la p.o., al fine di costringerla a compiere atti idonei diretti in modo non equivoco a procurarsi un ingiusto profitto, con pari danno della stessa, non riuscendo nell'intento per la desistenza della p.o. Il delitto di estorsione deve ritenersi integrato in virtù dell'idoneità delle minacce in concreto esercitate ed in ragione dell'ingiustizia della pretesa, delle particolari condizioni della vittima e della personalità sopraffattrice dell'agente, tali da integrare una pressione psicologica idonea ad incidere nella sfera di libertà del soggetto passivo, al punto da indurlo a subire la volontà altrui per evitare il paventato verificarsi di un più grave pregiudizio. Nel reato di estorsione infatti, l'elemento soggettivo si concretizza nell'intenzione dell'agente di conseguire un profitto, nella consapevolezza di non averne alcun diritto.



 

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