Tribunale di Arezzo, 08.01.2013

Su tutte le somme liquidate al danneggiato a titolo di danno patrimoniale e non patrimoniale deve essere riconosciuto, in presenza di specifica domanda, anche il lucro cessante, ovvero il risarcimento del danno derivante dalla mancata tempestiva disponibilità della somma che, ove tempestivamente posseduta, avrebbe determinato un lucro finanziario. In conformità al combinato disposto degli artt. 2056, 1223, 1226 e 1227 c.c., tuttavia, il danno da ritardo in materia di responsabilità da fatto illecito non è presunto ex lege, ma deve essere allegato e provato, facendo ricorso anche e soltanto a presunzioni semplici ed al criterio equitativo di cui all'art. 2056, comma secondo, c.c. In difetto di prova in ordine ai possibili impieghi delle somme dovute ed in presenza della sola generica richiesta di applicazione degli interessi, il lucro cessante deve essere calcolato, ai sensi della richiamata norma, applicando ad una base di calcolo costituita dall'attuale credito, devalutato all'epoca del sinistro e rivalutato anno per anno secondo gli indici Istat, un saggio equivalente agli interessi legali.



 

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