Tribunale di Cassino, 11.04.2011

La testimonianza della persona offesa, accertatane l'intrinseca coerenza logica, ben può costituire l'unica prova della colpevolezza dell'imputato, anche se manchino elementi di riscontro. Il ricorso eventuale ai quali è funzionale solamente al vaglio di attendibilità del teste, per cui gli stessi non appaiono neppure necessari quando non sussistono situazioni che inducono a dubitare di tale attendibilità. Tuttavia, in considerazione della posizione antagonistica della persona offesa rispetto a quella dell'imputato, quando la deposizione di un testimone sia l'unica produzione probatoria ed il teste abbia anche la veste di persona offesa, il procedimento valutativo del Giudice deve essere più accurato ed approfondito, ai fini dell'accertamento della credibilità soggettiva ed oggettiva del teste medesimo dovendosi a tal fine analizzare la personalità, le qualità della persona, il suo atteggiamento verso il prossimo, la sua filosofia, le sue esperienze, le sue condizioni di vita, sicché l'attendibilità va valutata in base alla precisione, alla coerenza interna ed alla ragionevolezza delle dichiarazioni del teste, individuando, alla stregua della sua personalità e dei motivi che lo hanno indotto ad accusare l'imputato, il grado del suo interesse all'accusa, tenendo presente se egli riferisce fatti direttamente percepiti o de relato e accertando se sussistono o non sussistono elementi di prova - di qualsiasi natura o valenza - che la smentiscano o la confermano.



 

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