Tribunale di Milano, Sez. III, 15.04.2011

Il decreto ingiuntivo di cui venga autorizzata l'esecuzione provvisoria secondo quanto previsto dalle disposizioni dell'art. 642 c.p.c. non ha bisogno - come non ne hanno bisogno le sentenze di condanna - di alcun provvedimento di integrazione, essendo dalla pronuncia con esso formulata resa manifesta l'emissione di un ordine di pagamento immediato. Del decreto può, quindi, essere senz'altro rilasciata una copia in forma esecutiva, costituendo il decreto stesso - così come pronunciato - un titolo esecutivo. Diversamente, il decreto ingiuntivo per il quale non venga concessa la provvisoria esecuzione non si manifesta idoneo - appunto per la sua formulazione con cui risulta specificato poter essere, sulla base di esso, esperita l'esecuzione forzata qualora non venga proposta opposizione - a dar luogo all'esercizio dell'azione esecutiva, se non risulti poi integrato da un ulteriore provvedimento del giudice che lo ha emesso, con il quale, verificata la mancata opposizione del decreto stesso, venga dichiarato esecutivo o l'esecutorietà in origine non concessa risulti accordata con un provvedimento pronunciato nell'ambito del giudizio relativo all'opposizione. Solo in tale diverso caso il titolo esecutivo risulta venire ad essere costituito dal decreto ingiuntivo così come in origine formulato e come poi integrato con il provvedimento del giudice che lo ha emesso o con il provvedimento emesso nell'ambito del giudizio di opposizione: è per tale motivo, infatti, che nel precetto, deve farsi menzione del provvedimento che ha disposto l'esecutorietà e della apposizione della formula.



 

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