Tribunale di Terni, 26.02.2013

In tema di rapporti tra procedimento per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, va osservato che il tribunale può precludere al debitore la facoltà (ampiamente riconosciuta - ed oggi anzi incentivata - dall'ordinamento) di coltivare l'ammissione al concordato preventivo, dando invece la precedenza all'istanza di fallimento proposta dal creditore (o dal p.m.), solo laddove la domanda di ammissione a concordato preventivo, alternativamente: I) non sia rituale e completa, ai sensi degli artt. 160 e 161, R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare); II) configuri una evidente forma di abuso dello strumento concordatario, anche attraverso condotte penalmente sanzionabili (ad es. bancarotta fraudolenta per distrazione, ex art. 216, n. 1, R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), ovvero bancarotta semplice ex art. 217, n. 3 e 4, R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), per aver compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, ovvero aggravato il proprio dissesto astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento); III) pregiudichi, definitivamente e in concreto, una più proficua liquidazione fallimentare, in danno della massa dei creditori (ad es. per il consolidamento di un'ipoteca, o la maturazione medio tempore della prescrizione di eventuali azioni di massa esperibili dal curatore).



 

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