Tribunale di Monza, Sez. I, 18.05.2011

Il bilancio di esercizio di una società di capitali che violi i precetti di chiarezza e di precisione dettati dall'art. 2423 c.c. deve ritenersi illecito. Conseguentemente è nulla anche la deliberazione assembleare con cui esso è stato approvato, e ciò non solo quando la violazione determini una divaricazione tra il risultato effettivo d'esercizio o la rappresentazione complessiva del valore patrimoniale della società e quello del quale il bilancio dà invece contezza, ma anche in tutti i casi in cui dal bilancio stesso non sia possibile desumere l'intera gamma delle informazioni che la legge vuole siano fornite per ciascuna delle poste iscritte. Infatti, nella disciplina legale del bilancio d'esercizio della società, il principio di chiarezza non è affatto subordinato a quello di correttezza e di veridicità del bilancio medesimo, ma è dotato di autonoma valenza, essendo obiettivo fondamentale del legislatore quello di garantire non solamente la veridicità e correttezza dei risultati contabili, ma anche la trasparenza più ampia dei dati di bilancio che a quei risultati conducono.



 

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