Tribunale di Brescia, 02.05.2013

Il decreto legge 25 marzo 2013, n. 24, il quale consente il trattamento con medicinali per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali (anche se preparati presso laboratori non conformi ai principi delle norme europee di buona fabbricazione dei medicinali e in difformità delle disposizioni del decreto del ministro della salute 5 dicembre 2006) unicamente a favore dei pazienti sui quali i trattamenti sono stati avviati anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto (27 febbraio 2013), desta perplessità sotto il profilo della costituzionalità in quanto l'ammissione o l'esclusione del paziente dal trattamento secondo il cd protocollo Stamina vengono fondate su criteri del tutto avulsi dalle condizioni di salute dei pazienti, basandosi su un mero dato cronologico o l'esito di iniziative giudiziarie già definite quantomeno in via cautelare. In considerazione di ciò e, quindi, della necessità di evitare che la recente normativa possa generare di fatto una irragionevole discriminazione nei confronti dei nuovi pazienti che chiedono di poter accedere alla cura compassionevole in questione e nel rispetto del principio fondamentale di cui all'articolo 32 Cost. che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e ricomprende anche il diritto all'assistenza sanitaria farmaceutica, deve essere disapplicato il provvedimento 15 maggio 2012 con il quale l'Agenzia Italiana del Farmaco ha vietato di effettuare prelievi, trasporti, manipolazioni, culture, stoccaggi e somministrazioni di cellule umane.



 

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