Tribunale di Milano, Sez. lavoro, 16.06.2011

Nell'ambito del pubblico impiego, la regola della impossibilità della conversione in un rapporto a tempo indeterminato del contratto a termine, pur concluso illegittimamente, è attuazione dell'art. 97, comma 3, Cost. e come tale constatazione - oltre all'ulteriore fatto dirimente che il principio della inconvertibilità sia stato costantemente ripetuto nelle formulazioni dell'art. 36 del D.Lgs. n. 165/2001 che si sono susseguite nel tempo - vale a non far ritenere persuasiva l'ipotesi ermeneutica che il D.Lgs. n. 368/2001, anche se temporalmente successivo al D.Lgs. n. 165/2001, abbia abrogato una siffatta previsione che si deve intendere come "speciale" (e, in quanto lex specialis, insuscettibile di essere sostituita dalla legge generale successiva) rispetto al complesso delle statuizioni contenute nel primo decreto delegato. Non essendo, tuttavia, possibile la conversione del contratto in una fattispecie a tempo indeterminato per il dettato dell'art. 36 cit., si deve far applicazione del comma 5 della stessa norma che, quale forma alternativa, stabilisce che "il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative".



 

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