Tribunale di Roma, Sez. VI, 24.06.2011

Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo determina la inversione dei ruoli tra le parti, in quanto il debitore ingiunto, ricorrendo contro il decreto, diventa attore (opponente), con tutte le conseguenze di legge. Egli, dunque, può proporre domanda riconvenzionale e chiamare in causa il terzo. Il creditore (opposto), invece, assumendo il ruolo di convenuto vede talune facoltà necessariamente limitate rispetto a quelle di un attore nel processo di cognizione. Nel giudizio di opposizione al provvedimento monitorio, pertanto, solo l'opponente, nella sua posizione sostanziale di convenuto, può proporre domande riconvenzionali e non anche l'opposto, il quale incorrerebbe nel divieto di proporre domande nuove, salvo il caso in cui, per effetto di una riconvenzionale proposta dall'opponente, venga a trovarsi nella posizione processuale di convenuto. La inosservanza del menzionato divieto, correlata all'obbligo del Giudice di non esaminare nel merito la domanda riconvenzionale eventualmente proposta dall'opposto in assenza della condizione da ultimo menzionata, è rilevabile anche d'ufficio in sede di legittimità, poiché costituisce una preclusione all'esercizio della giurisdizione, che può essere verificata nel giudizio di cassazione anche d'ufficio, qualora sulla questione non si sia formato, pur implicitamente, il giudicato interno.



 

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