Corte d'Appello di Roma, Sez. III, 13.09.2011

L'assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli deve comprendere anche la responsabilità per danni alla persona causati ad ogni trasportato e ciò a prescindere dal tipo di veicolo, dall'effettiva destinazione di quest'ultimo e dal titolo in base al quale il trasporto e effettuato. Il trasportato, a prescindere dal titolo in base al quale è effettuato il trasporto, ben può beneficiare delle presunzioni di responsabilità del conducente, previste dai primi due commi dell'art. 2054 c.c. e, di conseguenza, di quella del proprietario disposta dal terzo comma, che costituisce estensione ed articolazione delle presunzioni poste nei primi due. Ne deriva che il passeggero deve limitarsi a dimostrare la sussistenza del nesso eziologico che unisce indissolubilmente il trasporto ed il danno alla persona, nel senso che quest'ultimo deve essere la diretta ed inequivoca attività di trasporto e, quindi, che l'illecito possa essere ascritto alla condotta tenuta dal conducente. Inoltre, l'eliminazione dei riferimenti alle modalità del trasporto ed alla destinazione del veicolo ha comportato l'obbligo di risarcimento da parte dell'assicuratore anche nei casi di trasporto anomalo o contra legem. Qualora, quindi, il ciclomotore venga utilizzato con modalità diverse da quelle indicate nel regolamento contrattuale, con un trasporto effettuato non in conformità alle disposizioni vigenti ed alle indicazioni contenute nel certificato di circolazione, le imprese assicuratrici hanno sempre l'obbligo di risarcirne le lesioni riportate dal trasportato, non essendo opponibili a quest'ultimo eccezioni derivanti dal contratto.



 

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