Tribunale di Trento, 11.10.2011

La condotta del soggetto consistita nel farsi rilasciare mandato di vendita di un veicolo dal proprietario ed in seguito, simulando di aver smarrito i documenti e con il pretesto di ottenerne il duplicato, nell'indurre il medesimo a farsi sottoscrivere l'atto di vendita del veicolo ad un terzo senza corrisponderne il prezzo, qualora agevolata dal fatto non solo di procacciare gli affari per conto della società rivenditrice di autovetture, ma anche di avere libero accesso ai locali dell'impresa, ivi ricevendo clienti, e di poter utilizzare i moduli contrattuali della preponente, così ingenerando nella vittima la errata convinzione di avere rapporti negoziali con la concessionaria, determina la responsabilità di quest'ultima ex art. 2049 c.c. per il fatto illecito del procacciatore. La configurabilità di un tale titolo di responsabilità indiretta, invero, non postula la necessaria sussistenza di un rapporto di dipendenza lavorativa tra padrone, o committente, da un lato, e domestico, o commesso, dall'altro, in quanto sufficiente che il secondo sia inserito nella impresa del primo, anche senza carattere di continuità.



 

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