Tribunale di Roma, Sez. XI, 25.10.2011

In materia di risarcimento danni, affinché un medesimo fatto possa essere al tempo stesso fonte di responsabilità tanto contrattuale quanto extracontrattuale, occorre che l'azione o l'omissione addebitata al contraente o danneggiante integri, nel contempo, oltre che gli estremi dell'inadempimento contrattuale, quelli dell'illecito aquiliano, come definito dall'articolo 2043 del codice civile. In particolare, oltre ai requisiti soggettivi del dolo o della colpa, occorre che l'azione o l'omissione rivesta quel carattere di antigiuridicità che è fonte dell'ingiustizia del danno che ne consegue. Ora, l'antigiuridicità richiesta dall'articolo 2043 del codice civile non può sic et simpliciter riassumersi nell'inadempimento contrattuale. La violazione di un patto, di una clausola del contratto, invero, è bensì una condotta antigiuridica, ma lo è soltanto nei rapporti tra le parti, nei cui confronti il contratto stesso ha forza di legge e non anche rispetto ai terzi, per i quali essa rimane, di regola, un fatto giuridicamente neutro: si tratta di un'antigiuridicità che potrebbe definirsi relativa. L'antigiuridicità richiesta dall'articolo 2043 del codice civile, invece, è assoluta: essa discende dalla violazione di norme giuridiche o di regole di prudenza e perizia, o, più in generale, dal principio del neminem ledere, che obbligano ogni individuo nei confronti di ogni altro, il cui rispetto può, per definizione, essere invocato e preteso da chiunque e la cui inosservanza chiunque può addebitare all'agente, come fonte di responsabilità risarcitoria, per il solo fatto di averne subito le conseguenze pregiudizievoli.



 

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