Corte d'Appello di Palermo, Sez. I, 22.10.2011

Il delitto di interruzione di pubblico servizio, previsto e punito dall'art. 340 c.p., si realizza quando, in qualsiasi modo, l'agente incide sui mezzi e sulle misure organizzative di un pubblico servizio, alterandone per un tempo apprezzabile il regolare svolgimento. Ai fini della configurabilità del reato in considerazione si rivelano, invece, indifferenti la durata dell'interruzione e la entità del turbamento, purché, tuttavia, non abbiano carattere irrilevante, laddove l'irrilevanza è ravvisabile ogni qualvolta il comportamento perturbatore, cui può porsi subitaneo riparo, rientra nella quotidiana quota di maleducazione, sgarbo e petulanza che durante lo svolgimento di un tipo di pubblico servizio può ragionevolmente presumersi che verrà realizzata. Ciò rilevato, integra il delitto di cui innanzi la condotta dell'agente consistita nel chiudere a chiave la porta di accesso ad un locale Pronto Soccorso per un tempo apprezzabile di circa quarantacinque minuti, nella consapevolezza e nella intenzione di ostacolare comunque il regolare svolgimento del servizio.



 

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