Corte d'Appello di Roma, Sez. III, 25.10.2011

Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge. Pertanto, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'articolo 2059 del codice civile, tale voce di danno è innanzitutto ristorabile quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato (e in tal caso spetta alla vittima il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall'ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale). Il ristoro del danno non patrimoniale è inoltre ammissibile quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente lo consente al di fuori di un'ipotesi di reato: ad esempio nel caso di illecito trattamento di dati personali. In tal caso, però, la vittima dell'illecito avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione dei soli interessi della persona che il legislatore ha inteso tutelare attraverso la norma attributiva del diritto al risarcimento. Infine, il danno non patrimoniale è risarcibile quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, oggetto di tutela costituzionale. In tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di tali interessi, che, al contrario delle prime due ipotesi, non sono individuati ex ante dalla legge, ma dovranno essere valutati caso per caso dal giudice. Ne discende che, qualora il fatto illecito integri gli estremi di un reato, o abbia compromesso in maniera grave i diritti della persona garantiti dalla Costituzione, spetterà sempre alla vittima sia il risarcimento del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, sia del danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva causata dal reato.



 

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