Tribunale di Foggia, Sez. I, 10.11.2011

La ratio legis ispiratrice dell'istituto di nuova introduzione dell'amministrazione di sostegno deve rinvenirsi nella finalità di garantire un sistema graduabile e quindi più flessibile di protezione dell'incapace, in relazione alla peculiarità delle singole fattispecie concrete. In tal senso, invero, il criterio di discrimine tra l'amministrazione di sostegno e l'interdizione è determinato non già dal diverso grado di incapacità di intendere e di volere del soggetto, bensì dalla precisa scelta di limitare la interdizione ai soli casi in cui sia effettivamente necessaria tale misura più grave, qualora, già sulla base di una valutazione prognostica, l'altro istituto si riveli non idoneo a realizzare la piena tutela dell'interessato. Ai fini della valutazione suddetta è, in ogni caso, rilevante il tipo di attività che deve essere compiuta in nome del beneficiario della protezione. Ne deriva che l'amministrazione di sostegno corrisponde ad un'attività minima, estremamente semplice e tale da non rischiare di pregiudicare gli interessi dei soggetto, mentre deve farsi luogo ad una pronuncia di interdizione ove si tratta di gestire un'attività di una certa complessità, da svolgere in una molteplicità di direzioni, ovvero nei casi in cui appare necessario impedire all'incapace il compimento di atti per sé pregiudizievoli, sempre che il medesimo si trovi in condizioni di abituale infermità, ovvero in ogni altra ipotesi in cui il Giudice ritiene tale istituto l'unico strumento idoneo ad assicurare quella adeguata protezione degli interessi della persona che la legge richiede.



 

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