Tribunale di Milano, Sez. IV, 25.11.2011

La simulazione non consiste nella contemporanea conclusione ed interazione di un contratto simulato e di uno dissimulato (rappresentato quest'ultimo dal cosiddetto accordo simulatorio e documentato dalla cosiddetta controdichiarazione), bensì in un unico meccanismo negoziale, tale per cui le parti vogliono creare un'apparenza contrattuale opponibile ai terzi che produca, nelle proprie sfere giuridiche, o nessun effetto o effetti diversi da quelli apparenti. Ne consegue che il requisito formale necessario ex art. 1414, comma 2, c.c., affinché si producano gli effetti diversi concretamente voluti, deve essere riferito all'unico contatto apparente, e che il divieto di prova testimoniale di cui all'art. 1417 c.c. non va riferito ad un distinto accordo simulatorio, ma alla complessiva operatività del meccanismo simulatorio. Pertanto, costituisce idonea prova della simulazione la dichiarazione scritta, rilasciata successivamente, con la quale l'interposto riconosca la natura "fittizia e simulata" dell'intestazione del bene.



 

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